Apv 2 2018

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Club di territorionotiziario dei Volontari di Roma anno III – numero 2 - marzo/aprile 2018Appia Day13 maggio 2018 Marzo/Aprile 2018,…
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Club di territorionotiziario dei Volontari di Roma anno III – numero 2 - marzo/aprile 2018Appia Day13 maggio 2018 Marzo/Aprile 2018, notiziario 2 u1reginaviarumGira e rigira sull’Appia Antica. Viaggio tra storia e testimonianze,sapori e tradizion i 2. STAND LAZIO 1. MAUSOLEO DIUna persona esperta illustra l‟Appia Antica da Roma a MinturnoCECILIA METELLA7. VILLA E CIRCO DI MASSENZIO TOMBA DI ROMOLO1Rappresentanti delle singole cittadine o zone illustrano i prodotti tipici2 3. CAPO DI BOVE6/73ARCHIVIO CEDERNA4/56. STAND LUCANIA STAND PUGLIE Una persona esperta illustra l‟Appia Antica da Benevento a Brindisi Rappresentanti delle singole cittadine o zone illustrano i prodotti tipici4. CASTRUM CAETANI-CHIESA DI S. NICOLA5. STAND CAMPANIAUna persona esperta illustra l‟Appia Antica da Sessa Aurunca a Benevento Rappresentanti delle singole cittadine o zone illustrano i prodotti tipici TOURING CLUB ITALIANO APPIA DAY 13 maggio 20182 unotiziario 2, Marzo/Aprile 2018APPIADAY2018 Nella pagina a fianco pubblichiamo uno schema delle visite che saranno gestite, naturalmente a titolo gratuito,dai nostri volontari per questa edizione 2018 dell’Appia Day. Vi aspettiamo, sperando che interveniate numerosi insieme ad amici e parenti, per rinnovare il clamoroso successo dell’edizione 2017. Di seguito, notizie utili sull’organizzazione e poi la storia del Parco e della Regina Viarum.I nostri Volontari partiranno ogni mezz’ora, a partire dalle 10,00 e fino alle 16,00, dalla postazione del TCI situata sotto il Mausoleo di Cecilia Metella e guideranno gruppi di visi-tatori, composti da 15 a 25 persone, attraverso alcuni dei monumenti presenti sull’Appia Antica, secondo il seguente itinerario:personale/esperti/studiosi daranno informazioni storico/culturali e faranno gustare dei prodotti tipici:MAUSOLEO DI CECILIA METELLA VILLA CAPO DI BOVE ARCHIVIO CEDERNA CASTRUM CAETANI CHIESA DI SAN NICOLA VILLA E CIRCO DI MASSENZIO TOMBA DI ROMOLOLAZIO (illustrazione dell’Appia Antica da Roma a Minturno) CAMPANIA (illustrazione dell’Appia Antica da Sessa Aurunca a Benevento) LUCANIA-PUGLIE (illustrazione dell’Appia Antica da Benevento a Brindisi)Sono previsti anche tour in lingua inglese, francese e spagnola. Tra i monumenti sopraelencati saranno posizionati gli stand culturali/gastronomici delle regioni italiane attraversate dall’Appia Antica, doveAl momento non abbiamo avuto disposizioni da parte del MIBAC per la presenza di Volontari del TCI che si occupino dell’accoglienza dei visitatori nei singoli siti archeologici. la Redazione uunotiziario 2, Marzo/Aprile 2018 u3reginaviarumuuIl Parco dell’Appia Antica Il Parco è stato istituito nel 1988 per: - tutelare i monumenti ed i complessi archeologici, artistici e storici in esso esistenti e diffonderne la conoscenza; - preservare e ricostruire l’ambiente naturale e valorizzare le risorse idrogeologiche, botaniche e faunistiche a scopi culturali, didattici e scientifici; - creare e gestire attrezzature sociali volte a fini culturali e ricreativi compatibili con i caratteri del parco. La superficie del territorio compreso nel perimetro del Parco è di circa 3.500 ettari. In questo territorio sono compresi la via Appia Antica e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri, la valle della Caffarella (200 ettari), l’area archeologica della via Latina, l’area archeologica degli Acquedotti (240 ettari), la Tenuta di Tormarancia (220 ettari) e quella della Farnesiana (180 ettari). Il perimetro del Parco è delimitato a nord dalla cinta delle Mura Aureliane di Roma, a ovest dalla via Ardeatina e dalla ferrovia RomaNapoli, a est dalla via Tuscolana e dalla via Appia Nuova fino a Frattocchie, mentre a sud tocca l’abitato di S. Maria delle Mole e il Fosso delle Cornacchiole ai margini dell’area archeologica di Tellene. I comuni interessati dall’area del Parco sono Roma, Ciampino e Marino. Ai tentativi di cementificazione selvaggia si oppose una sparuta minoranza di persone, rappresentata da un gruppo di architetti, urbanisti, giornalisti e intellettuali, idealmente guidati dall’infaticabile opera di denuncia di Antonio Cederna e dell’associazione Italia Nostradella strada. Nel 1965 Il Ministro dei Lavori Pubblici destina a Parco pubblico 2500 ettari dell’Agro dell’Appia Antica, ma il Consiglio di Stato definisce illegittima tale destinazione. Negli anni ’70 e ’80 le battaglie di salvaguardia e di tutela interessano fette sempre più ampie della popolazione e sempre più associazioni. La richiesta dell’istituzione di un Parco diventa sempre più pressante. Nel 1979 il Sindaco Argan fa propria la proposta di creare un grande Parco Archeologico nel centro di Roma, che si dovrà collegare con quello dell’Appia Antica. Cominciano o si fanno più incisivi i provvedimenti di tutela e di esproprio. Anche questa fase della “battaglia”è durissima ma, pur tra mille difficoltà e ostacoli politici e giuridici, la nascita del parco si avvicina. Nel 1988 la Regione Lazio approva l’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica. Nel 1993 lo stesso Cederna viene nominato Presidente dell’Azienda Consortile per il Parco dell’Appia Antica, e si batte duramente perché il progetto del Parco possa decollare.Appia Antica La via Appia fu la prima e la più importante tra le grandi strade costruite da Roma. Chiamata a buon diritto la Regina Viarum, come ricorda anche Stazio nella sua opera “Silvae” (“Appia longarum teritur regina viarum”), essa nacque alla fine del IV se-è una battaglia destinata a durare per decenni. Ancora nel 1960 un piano paesistico si limita a destinare a verde pubblico solo una striscia di terra di pochi metri ai lati2c, Marzo/Aprile I4 ulnotiziario PIal r P o Alpl p i cnat ièc as tèa tsot aitsot i itsutiit a rdc e o l ld'2018 e ' Ai a p pAi n a tAPPIA ANTICAIn questa piantina sono riportati i percorsi descritti nel testo. In rosso la via Appia nei tre tratti costruiti in varie epoche: 1 - da Roma a Capua (312 a.C.); 3 - da Capua a Benevento (268 a.C.); 4 - da Benevento a Brindisi (II sec. a.C.). In nero la via Latina costruita dagli Etruschi prima della via Appia. Da Roma raggiungeva Capua, colonia etrusca. In blu la via Appia Traiana, alternativa per il percorso da Benevento a Brindisi, voluta da Traiano nei primi anni del II secolo d.C.VIA APPIA ANTICA fu la prima e la più importante tra le grandi strade costruite da ma. Chiamata a buon diritto la ricorda anche Stazio nella suafacile, ope-che attraversava tutta la Puglia colo a.C. per mettere inRegina diretta Viarum, e ra- dicome concezione sorprendentemente “Silvae” (“Appia longarum teritur essache nacque alla da fine del iIV secolo passando per Ordona, Canosa, Ruva, pida comunicazione Roma eregina Capua.viarum”), “moderna” lasciava parte C. per mettere in di diretta e rapida comunicazione Roma e Capua. L’anno nascita della strada fu il centri abitati intermedi (provvisti Bari e Egnazia. Nei primi anni del II312: quello in cui fu censore a Roma Appio Claudio, il magistrato che la Cfece L U B I costruire T A L I A N O A P lasciandole P I A D A Y 1 3 m ail g gproprio io 2018 nome. L’ideazione seguì un pianoperò di appositi raccordi) e mirava dritto alla meta. La via fu perciò realizzata, superando grosse difficoltà naturali, come le paludi Pontine, con importanti opere di ingegneria.secolo d.C. questo secondo percorso fu trasformato in una vera e propria variante dall’imperatore Traiano che le aggiunse il suo nome. Con la nuova via Appia Traiana era possibile andare da Roma a Brindisi in 13/14 giorni lungo un percorso totale di 365 miglia, pari a poco meno 540 di chilometri. La Via Appia era lastricata con grandi lastroni (o “basoli”) di pietra basaltica di forma variamente poligonale. La carreggiata aveva una larghezza standard di 14 piedi romani (metri 4,15 circa) sufficienti a consentire il passaggio contemporaneo di due carri nel doppio senso di marcia. Due marciapiedi in terra battuta delimitati da un cordolo di pietra (crepidine) e larghi ognuno almeno un metro e mezzo fiancheggiavano la carreggiata. Ogni sette o nove miglia nei tratti più frequentati (chilometri 10/13) e ogni 10 o 12 miglia in quelli meno importanti (chilometri 14/17) si allineavano lungo la strada le stazioni di posta per il cambio dei cavalli (stationes) unitamente a luoghi di ristoro e di alloggio per i viaggiatori (mansiones). In prossimità dei centri abitati la strada era fiancheggiata da grandi ville e soprattutto da tombe e monumenti funerari di vario genere. La scheda delle visite e le note sul Parco e sull’Appia sono a cura di Patrizia Coppola e Massimo Marzanoanno di nascita della strada fu il 312: quello in cui fu censore a Roma Appio Claudio, TOURINGto 8ep i sn t iet lu i1t9 o8n l e1r9: 8 8 p e r :Il primo tratto, fino a Terracina, era un lunghissimo rettifilo di circa 90 chilometri di cui gli ultimi 28 fiancheggiati da un canale di bonifica che consentiva di alternare il tragitto in barca a quello su carro o a cavallo. Dopo Terracina, la strada deviava verso Fondi, quindi attraversava le impervie gole di Itri e scendeva a Formia e Minturno. Superata poi Sinuessa (l’odierna Mondragone), con un altro tratto rettilineo puntava a Casilinum (l’odierna Capua), sul Volturno, donde raggiungeva l’antica Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere). Il percorso totale era di 132 miglia, pari a 195 chilometri, e si effettuava normalmente con 5/6 giorni di viaggio. In conseguenza dell’ulteriore espansione di Roma nel Mezzogiorno, la via Appia fu più volte prolungata. Dapprima, subito dopo il 268 a.C., fino a Benevento, poi al di là dell’Appennino, fino a Venosa e quindi a Taranto. Finalmente nel II secolo a.C. fu condotta fino a Brindisi, porta dell’oriente. Il percorso dopo Benevento fu però a poco a poco sostituito da un itinerario alternativo, più breve e più notiziario 2, Marzo/Aprile 2018 u5palazziromaniSapore d’antico, atmosfere soffuse, contrasti stringenti, mescolanza di realtà e sogno, di sacro e profano, di miseria e nobiltà di Massimo Marzano“Le colonne, sui loro basamenti di pietra, sporgevano sul marciapiede, obbligando i passanti a farsi da parte; diritte come due guardiani, fermi sulla piazza da chissà quanto tempo. In alto, reggeva-no, come architrave, un balcone di parata, con l’asta di ferro della bandiera, e un grande stemma in traver-palazzoaltieri tino, tutto pieno di lune e di comete. Sotto il balcone stava rannicchiata, nella chiave dell’arco, una donna, o meglio una sfinge o un angelo. Aveva soltanto la testa e il petto: ai lati della testa spuntavano due ali, che pareva-no enormi orecchie, da cui pendevano festoni di frutta e di foglie. L’angelo aveva gli occhi socchiusi, e pareva guardasse fra le ciglia, da quel suo nascondiglio, con l’aria insieme sensuale e melensa di una dama del Seicento”. 6 unotiziario 2, Marzo/Aprile 2018Certo che lo riconosco, è Palazzo Altieri! Quel palazzo a fianco della Chiesa del Gesù, dove hanno vissuto Anna Magnani, Carlo Levi, che, come nelle righe precedenti, lo descrive spesso nel suo romanzo “L’orologio”, il danzatore Guido Lauri, la stilista di moda Simonetta Visconti, dove Nannarella nel film “Roma”, ad un Federico Fellini, che con atteggiamento e modi da marpione le fa delle sottili avances, risponde decisa “A Federì, ma va aIn apertura, Palazzo Altieri ai giorni nostri. Qui sopra, in una incisione del 1600 di G.B. Faldadormì, va…”. Sì, mi ricordo, è proprio quel palazzo grande, immenso, con locali meravigliosi, pieni di affreschi e dipinti, con un’infinita sfilata di scaffali pieni di rotoli di tessuti, accatastati uno sull’altro, da “Bises”, dove si andava a comprare i tessuti, le passamanerie, per cucire o dare nuova vita a vestiti, pigiami, camicette. Sì, è un mondo che non c’è più, dove il tempo è scivolato via, ma dove un sapore d’antico, un’immagine di secoli, che si susseguono uno dietro l’altro, rimangono nell’aria. Lì su quel portone su Piazza del Gesù si percepisce il distacco, la frattura tra il mondo esterno, dove scorre frenetica e turbolenta la vita, ed il mondo interno, al di là della cancellata metallica, dove si attraversano atmosfere soffuse e si percepiscono forti contrasti tra ambienti mirabilmente restaurati e conservati, dove hanno sede l’Asso-ciazione Bancaria Italiana, la FINNAT e il Banco BPM, ed altri angoli o scorci che conservano le tracce e le incrostazioni del tempo. Con una riflessione più attenta si riesce a cogliere il significato più profondo di questo antico palazzo nobiliare, che mostra il passare dei secoli attraverso le sue innumerevoli vicende ed i personaggi che vi abitarono. è un palazzo barocco, dove luci ed ombre si alternano fino ai giorni nostri. Come scrive Carlo Levi nel suo romanzo: “Questo palazzo è come una città. C’è dentro di tutto: una banca, una scuola, dei negozi, un cinematografo, dei magazzini. C’era anche un’ambasciata, e la sede della Massoneria, e tante altre cose; e, una volta, c’era qui anche il Tribunale di Roma”. Questa preziosa dimora, per quanto concerne Il progetto dell’edificio, fu commissionanotiziario 2, Marzo/Aprile 2018 u7ta a Giovanni Antonio De’ Rossi dal cardinale Giovanni Battista Altieri nel 1650 su proprietà fondiarie della famiglia, che, secondo un costume piuttosto in voga nel passato, rivendicava la discendenza da un Lucius Alterius, leggendario capostipite romano della famiglia, di cui gli Altieri conservavano un’antica urna cineraria, ma secondo un umanista rinascimentale Marco Antonio Altieri, membro della famiglia, le origini risalirebbero alla Gens Hostilia. Il secondo nucleo del Palazzo fu aggiunto con l’ampliamento che si fece tra il 1670 e il 1673, per interessamento del pontefice Clemente X Altieri [foto1 pag. 8] e sotto il controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, che fu da lui adottato e poi nominato cardinal nipote. Infatti, nel momento di massimo splendore della famiglia, ci fu il rischio di estinzione dellauupalazziromaniuustessa. Emilio Altieri, futuro Papa Clemente X, ultimo maschio della famiglia, in occasione del matrimonio tra il marchese Gaspare Paluzzi Albertoni, appartenente ai Paluzzi Albertoni, più volte imparentati con gli Altieri, e la nipote Laura Caterina, fece in modo che il cognome della sua famiglia, compreso dei beni e dello stemma, passasse nei Paluzzi Albertoni, che divennero così “Paluzzi Altieri degli Albertoni”. Dunque la casata, il cui cognome valeva come sinonimo di “altèri” ed aveva come motto di famiglia “Tant’alto quanto si puote”, con lo stemma contraddistinto da sei stelle d’argento in campo azzurro, è arrivata fin quasi ai giorni nostri ed è considerata estinta in discendenza maschile nel 1955. I Volontari del Club di Territorio di Roma, grazie all’interessamento della Volontaria del TCI, Fiorella Gennari, per gentile concessione del Dott. Carlo Capoccioni (Responsabile Ufficio Rapporti Istituzionali eUfficio Relazioni Culturali dell’ABI) e per la pronta ed accurata organizzazione, curata dal Dott. Massimo Parrillo dell’ABI, hanno accompagnato, con l’eccezionale guida del dott. Roberto Bilotti, i visitatori ad attraversare i secoli e le vicende dei suoi protagonisti, ammirando opere di pregevole e raffinata cultura artistico-architettonica. Negli ultimi mesi del 1945 Carlo Levi entra nel Palazzo, che così descrive: “L’androne era oscuro, pieno di angoli neri: un vecchio fanale pendeva nel mezzo di un arco: dai vetri polverosi scendeva una fioca luce rossastra, piena di noia e di antichità… Sul pavimento il lume ottagonale disegnava vagamente una stella… [foto 2] Seguii il portico, rigato di linee oblique che prolungavano a sghembo i pilastri, salii i primi gradini, vidi apparire il biancore della statua del Gallo morente, nell’atrio, gigantesca e confusa sulla parete”. Anche noi siamo entrati dal cortile porticato e siamo saliti per lo scalone adorno di statue antiche, tra le quali il “Barbaro prigioniero”, 128 unotiziario 2, Marzo/Aprile 2018rinvenuto presso il Teatro di Pompeo, un enorme dito di marmo [foto 3] (...“Era proprio un dito, o un simulacro fallico? Lo guardai meglio: era un dito mignolo, splendidamente modellato, con le dolci sporgenze delle vene sotto la pelle, l’unghia corta e rotonda in cima all’ultima falange. Doveva essere il frammento di una statua colossale, assai più alta degli alti tetti della casa. Forse il gigante sta sotto terra, e su di lui posano le fondamenta del palazzo: forse è così grande che lo regge tutto sulle sue spalle”…) ed il grammatico greco [foto 4] (...rigido sul suo sedile di pietra, con il rotolo della sua sapienza sulle ginocchia”…”ci guardò passare , con ironica degnazione, dalla sua sedia di pietra”…). Poi siamo arrivati al piano nobile, al grande salone, dove nel soffitto il pittore Carlo Maratta, aiutato nell’iconografia da Giovanni Bellori, ha rappresentato, per celebrare il Papa Clemente X Altieri, il “Trionfo della Clemenza” (1673), [foto 5] dove la Clemenza posa trionfante in un 3turbinio di nuvole, angeli e figure simboliche, come la Felicità Pubblica e le virtù cardinali. Siamo, poi, saliti al secondo piano, che il Banco BPM ha adibito a Sede di Rappresentanza. Si tratta di sedici ambienti, riccamente decorati e arredati con una collezione di prim’ordine dedicata alla pittura di paesaggio, sacra e di genere, fra Sei e Settecento, oltre che con lampadari, sculture, arazzi e mobili di grande pregio.sia in Roma per il spatio che piglia, vi sono due gran Cortili…… Nell’Appartamento à terreno vi sono Statue, e pitture, una Madonna del Vandich, una Madonna del Caracci & altri Pittori rari, le statue, due Veneri, la rara Testa di Piscenio Nigri. Nell’Appartamento di sopra vi è un Specchio, [foto 6] che pesa quattordici libre, d’oro con la luce di Cristallo, è ornato di belle gioie di Zaffiri, Topatij, Smeraldi, e Diamanti, tutto si stima 20 mila doppie, è il più ricco SpecIl Palazzo viene descritto nella sua chio, che sia in Roma... Passarete per magnificenza e bellezza già in una la Sala, entrarete nell’Appartamento specie di guida turistica del 1693: del Signor Cardinale Altieri, dove “Del Palazzo Altieri al Giesù. Questo riceve le visite, è tutto ornato di TaPalazzo era prima l’habitatione del- pezzarie di Damasco con ricca guarla fel[ice]. mem[oria]. di Clemente X nitura d’oro, una stanza guarnita hoggi è ingrandito dalla splendidez- d’un ricco Apparato di broccato d’oro za della bon. mem. del Card Altieri… cremesino con un letto compagno la scala è magnifica, è la più bella che di 40 mila scudi. Il Camerone dove sono buone pitture, le quattro Stagioni di Guido Reni, le due [Foto 1] Gian Lorenzo Bernini, Clemente X, 1675 Battaglie del Borgognone, due [Foto 2] Il vestibolo dello scalone d’onore quadri del Domenichino, Ve[Foto 3 e 4] Le due antiche sculture citate da Levi [Foto 5] Carlo Maratta, Il trionfo della Clemenza, 1673 nere e Marte di Paolo Veronese, la Cena di Nostro Signore di [Foto 6] Lo specchio citato nella guida del 1693 56notiziario 2, Marzo/Aprile 2018 u9Cercheremo di visitare di nuovo Palazzo Altieri, che da fuori non mostra cosa ci sia dentro e che conserva come in uno scrigno talmente tanti oggetti e tante opere d’arte, che una sola visita non può esaurire la sua conoscenza nella sua completezza. Quando vai a visitare ed entri dentro questi palazzi a Roma hai l’impressione di provare quella sensazione, che Carlo Levi descrive nel famoso incipit de “L’orologio”, scritto proprio qui a Palazzo Altieri, “La notte, a Roma, par di sentire ruggire leoni. Un mormorio indistinto è il respiro della città, fra le sue cupole nere e i colli lontani, nell’ombra qua e là scintillante; e a tratti un rumore roco di sirene, come se il mare fosse vicino, e dal porto partissero naviuuLe fotografie di queste pagine sono di Massimo Marzano ed Anna Selbmann4Mutiano, la Strage degl’Innocenti del Possini la Madonna del Correggio, il San Gaetano di Carlo Maratti, la bella Sala che hoggi dipinge à fresco il Sig. Carlo Maratti quando sarà finita sarà una delle belle cose che havrà fatto in Roma”…palazziromaniquell
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