CINQUE CERCHI D'ARGENTO N° 9,10,11_gennaio-settembre 2019

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APEC ASSOCIAZIONE PENSIONATI CONI Associazione Benemerita del CONIANNO 3° - numeri 9, 10 ed 11 Gennaio - Settembre 2019 – Registrazione Tribunale di Roma n° 132/2000CINQUE CERCHI D’ARGENTOSPORT REPLAY …cronache e storie di tanto tempo fa…C’ERA UNA VOLTA IL VELODROMO OLIMPICO Il racconto dell’impianto più bello di Roma ‘60RIVISTA TRIMESTRALE DI CULTURA E STORIA DELLO SPORTIl PuntoRivista trimestrale di cultura e storia dello Sport della Associazione Pensionati CONI - APEC Sfogliabile online su: www.pensionaticoni.it Direttore responsabile: Augusto Rosati Anno 3°, - numeri 9, 10 ed 11 Gennaio-Settembre 2019 Registrazione Tribunale di Roma N° 132/2000 Mail redazione: redazioneapec@gmail.com Tel. Redazione: 339.25 72 551 La sede legale di Cinque Cerchi d’Argento è c/o APEC, Foro Italico, 00135 Roma Tel: 06.32 72 32 28 Fax: 06.32 72 38 00 E-mail: pensionaticoni@alice.it Stampato presso: BDprint, portale di The Factory srl Via Tiburtina, 912 - 00156, Roma Tel 06.43 20 81 Fax 06.40 80 16 79 P.Iva 10352291008Gli azzurri del ciclismo furono grandi protagonisti di Roma ‘60. Su strada ma soprattutto su pista ove si registrò l’en plein con 4 medaglie d’oro sulle 4 in palio. In questo numero dedichiamo un ampio reportage sul Velodromo Olimpico, meraviglioso palcoscenico di quelle gare. In copertina proponiamo il rush vincente del tandem composto da Beppe Beghetto e Sergio Bianchetto. Era la sera del 27 agosto 1960.2INCOGNITE E PERPLESSITÀ di Massimo BlasettiAtutt’oggi non è ancora ben chiaro il futuro dello Sport italiano, e questo nonostante ci sia una nuova legge sul tema e non manchino le dichiarazioni rassicuranti tipo “nulla cambierà rispetto a prima”, ripetute più volte al “Mondo CONI” dall’On. Giorgetti Giorgetti (Lega) che nel precedente Governo aveva la delega allo sport, insieme all’On. Valente Valente (M5S). In realtà il cambiamento c’è stato, e non da poco: al CONI arriveranno meno soldi (circa un decimo rispetto a prima) ma, soprattutto, l’Ente dovrà occuparsi solamente della Preparazione Olimpica delle Federazioni. Tutto il resto sarà competenza di Sport e Salute, nuova società di emanazione governativa, che sostituisce CONI Servizi S.p.A. Più che cambiamento è meglio definirla“vera rivoluzione” per lo Sport italiano (…anche se in molti altri Paesi europei l’impostazione è praticamente analoga a quella prevista dalla Riforma) e la qualcosa, e non poteva che essere così, ha subito suscitato dubbi e perplessità. Poi, giorno dopo giorno, trovandosi davanti ad una legge già approvata, un po’ tutti ne hanno preso atto, anche se a malincuore, ed oggi ogni diatriba verbale è ormai inutile. Se il “dado è tratto”, ritengo sia lecita per tutti la curiosità sul come si svilupperà l’azione di “Sport e Salute” e sul come, in termini pratici, si gestiranno le tantissime problematiche dello Sport Italiano. In questo contesto, pur se siamo entità microscopica rispetto ad altri soggetti del mondo CONI, anche noi dell’APEC ci poniamo delle domande importanti: chi sarà, nel concreto, il nostro referente? Chi determinerà l’importo del “contributo CONI”? Con quali criteri? Quesiti non da poco! E se pensiamo che la nostra quota sociale in 45 anni (considerando il passaggio dalla Lira all’Euro) non è mai minimamente aumentata, sono evidenti le difficoltà che stiamo riscontrando nel portare avanti le attività istituzionali che ci competono (culturali, dipatronato, di assistenza e del tempo libero), attività che, tra l’altro, nel corso degli anni si sono moltiplicate, ampliando di contro la loro sfera d’azione che oggi va oltre i “confini romani”. Tutto ciò, a fronte di una costante lievitazione dei costi, che già da alcuni anni “marcia” insieme ad una progressiva riduzione del contributo dell’Ente, che tra l’altro viene elargito con meccanismi sempre più complessi (vedi i famosi “progetti speciali”). Una situazione di chiara difficoltà: ma andremo avanti lo stesso, perché il nostro impegno non verrà mai meno. Come ben sapete, anche grazie al buon numero di Soci Aggregati recentemente iscritti, continua il nostro obiettivo di potenziare l’Associazione sotto tutti i punti di vista. Ma, lo ripeto e lo ripeterò all’infinito, è davvero essenziale, per non rendere vani i nostri forzi, che ci sia una maggiore partecipazione di tutti i Soci APEC in questa azione. Vi invito quindi a sentirvi attivamente coinvolti nelle attività sociali: siateci vicini, anche solamente inviando una lettera, una mail, una foto. Fateci conoscere il vostro pensiero e, se ne avete, dateci suggerimenti operativi, che oltre ad essere sostegni preziosi, potrebbero essere forieri di novità e di crescita. Rinnovo, inoltre, a tutti la richiesta a darci una mano per avvicinare all’APEC le tante persone che, ex colleghi, neo-pensionati o prossimi alla quiescenza, purtroppo, non sono neanche a conoscenza dell’esistenza della nostra Associazione, del suo ruolo importante e del suo significato istitutivo. Aiutateci a far crescere il numero dei Soci aggregati, cioè di vostri familiari o amici. Tutto ciò perché la forza del nostro gruppo sta anche nei numeri, sia perché “più siamo e meglio stiamo”, sia perché in tal modo aumenta potenzialmente la capacità concreta nel dare senso ai nostri fini statutari, tutt’altro che nominali o di scarso rilievo. Contiamo davvero su di voi!EditorialeIN NOME DELLO SPIRITO OLIMPICO di Augusto RosatiCinque Cerchi d’Argento, idea-progetto nata per rafforzare il ruolo dell’APEC, sta registrando consensi impensati: è quanto risulta dopo la pubblicazione dei primi quattro numeri doppi della nostra testata “di Cultura e Storia dello Sport”, usciti fino ad oggi in stampa. La positiva adesione al giornale ci gratifica, soprattutto perché tale esperimento editoriale (…tra l’altro abbastanza “impegnativo” anche in termini di bilancio sociale) consente all’Associazione di rispondere nel modo più appropriato ad uno degli obblighi statutari fissato dall’art. 2 della Carta istitutiva. Obbligo che sancisce testualmente l’impegno ad “…attivare ogni azione finalizzata al recupero ed alla conservazione della memoria dello Sport italiano”. Insistere su questo aspetto è oggi ancor più opportuno, visto quanto sta evolvendosi (sarà davvero giusto questo vocabolo?) nel mondo dello sport, la cui nostra unica preoccupazione è che tutto ciò non incida sostanzialmente sulla “essenza del movimento sportivo italiano”, che ha sì, nella partecipazione dell’Italia alle Olimpiadi, la sua punta d’iceberg, ma che è fondata su presupposti ben più sublimi ed elevati, che sono radicati nel cuore pulsante del nostro Paese, nella sua storia, nella sua tradizione e nella sua cultura. “…lo Spirito Olimpico è la sintesi di uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e il rispetto universale dei principi etici fondamentali” diceva il barone Pierre De Coubertain:ci chiediamo se la dicotomia CONI - Sport & Salute potrà garantire ancora l’esistenza di tale “comandamento”. E soprattutto se riuscirà a farlo con le stesse capacità e competenze che, nel bene e nel male, l’Ente, dalla sua fondazione nel giugno 1914 ad oggi, ha sempre garantito, raccogliendo, in particolare nell’ultimo settantennio, una esplosione esponenziale di successi e di risultati (non solo agonistici, ma sportivi nella sua accezione più ampia) che hanno fatto del Movimento sportivo italiano, uno dei primi al mondo. In questa nuova situazione, ancora tutta da scoprire (…sia ben chiaro, al di là delle perplessità, noi tifiamo perché tutto comunque possa andare per il meglio), l’APEC, pur se soggetto numericamente irrilevante e ben abituato con i suoi soci volontari ad operare lontano dai riflettori e da ogni ribalta mediatica, vuole continuare nel suo ruolo e nella sua missione “finalizzata al recupero ed alla conservazione della memoria dello Sport italiano” che, non dovrà mai essere sottovalutata (o ancor peggio “dimenticata”, soprattutto nella sua essenza culturale) perché “ignorare la memoria” equivale a distruggere la base della propria identità e della propria continuità nel tempo. L’APEC, anche tramite questa Rivista, ribadisce convinta il proprio ruolo istitutivo in nome della memoria dello sport. Ovviamente, con il sostegno collettivo ed essenziale di tutti i suoi Soci, che per le loro ricche e variegate esperienze professionali, sono certamente tra i più qualificati a svolgere tale importante mission.Questo numero è “triplo” (gennaio-marzo, aprile-giugno, luglio-settembre) per garantire ai Soci il regolare ricevimento della Rivista al proprio domicilio, considerate le criticità della distribuzione della posta, ancora più evidenti nel periodo estivo,SommarioIL PUNTO EDITORIALE RINNOVATE PASSIONI RINNOVATE PASSIONI RINNOVATE PASSIONI DOCUMENTARIO DOCUMENTARIO DOCUMENTARIO DOCUMENTARIO DOCUMENTARIO TESTIMONIANZE DIRETTE TESTIMONIANZE DIRETTE SPORT REPLAY SPORT REPLAY SPORT REPLAY SPORT REPLAY SPORT REPLAY SPORT REPLAY SPORT REPLAY UN CARO RICORDO UN CARO RICORDO INCOGNITE E PERPLESSITÀ p. 02 IN NOME DELLO SPIRITO OLIMPICO p. 03 PIACERE DI CONOSCERVI p. 04 UN VIAGGIO CHE PARTE DA LONTANO p. 05 VALORE MEDIATICO ALLETTANTE p. 10 C’ERA UNA VOLTA IL VELODROMO OLIMPICO p. 12 LA GRANDE DELUSIONE p. 13 MALTEMPO GUASTAFESTE p. 18 IL PRIMO AMORE p. 18 IL MOTOVELODROMO APPIO p. 19 CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE p. 20 NON SOLO ATLETICA p. 22 DAI GIORNALI DI TANTO TEMPO FA p. 24 IL GRANDE TORINO p. 24 LA SCIAGURA DI SUPERGA RICOSTRUITA DA TERRA p. 26 MAZZOLA PASSA A GABETTO p. 28 LIVIO BERRUTI LA FRECCIA AZZURRA p. 30 PER L’ATLETA “IMPOPOLARE” UNA GIORNATA DI POPOLARITÀ p. 30 LA VALIGIA SUL LETTO p. 32 LUI SI CHE ERA UN UOMO p. 34 LA STORIA DELL’EX CAMIONISTA p. 35All’interno l’inserto speciale APEC RACCONTA Progetto pluriennale per il recupero e la divulgazione della storia dello sport italiano del XX secolo In questo numero i testi pubblicati portano la firma di Augusto Rosati, Massimo Blasetti, Giovanni Di Nucci, Dino Buzzati, Indro Montanelli, Alberto Cavallari, Orio Vergani, Fulvio Astori. Si evidenzia che le citazioni o le riproposizioni (parziali o totali) di articoli, foto e brani pubblicati a suo tempo su altre testate giornalistiche, riviste o libri, sono effettuate senza alcun scopo di lucro, ma riproposte per esclusivi finalità storiche, antologiche, didattiche e documentali. In ogni caso sono citati tutti i parametri di riferimento.3Rinnovate passioni I Mondiali in terra di Francia hanno evidenziato il marcato appeal del calcio femminilePIACERE DI CONOSCERVILa squadra azzurra in campo in questo caso rappresentata: (in alto da sinistra verso dx) Laura Giuliani, Cristiana Girelli, Alice Parisi, Valentina Giacinti, Manuela Giugliano, Alia Guagni, Sara Gama, (in basso da sx) Ilaria Mauro, Daniela Sabatino, Martina Rosucci, Elisa BartoliNon si è assolutamente attenuato l’entusiasmo che ci ha offerto l’ottava edizione ufficiale del Campionato del Mondo di Calcio femminile in terra francese: una manifestazione che probabilmente molti di noi abbiamo inizialmente approcciato più per curiosità “di costume”, piuttosto che per interesse sportivo-agonistico. Certamente a creare il giusto pathos era stato l’efficace “battage passionale” che stava montando attorno all’evento già dagli inizi di maggio, non ultimi quello operato da SKY e dalla RAI, e per di più favorito anche da una serie di congiunture emotive, sia di carattere sociale che di tifo sportivo, legate a tale partecipazione. Senza dubbio, ad esempio, un ruolo fondamentale lo ha giocato il fatto che, finalmente dopo troppi anni di assenza, la Nazionale Italiana Donne 4tornasse a partecipare nella massima competizione mondiale, una situazione spontaneamente contrapposta tra l’altro (…aspetto non da poco per la passione calcistica del nostro Paese) alla cocente delusione, ancora saldamente incisa nel cuore sportivo degli italiani, per la poco onorevole esclusione dei calciatori azzurri ai mondiali di Russia dello scorso anno. È certamente meritevole di seria attenzione il fatto che, nel corso di quei 31 giorni, la curiosità dei tanti si è trasformata in vera passione. Sia perché si è assistiti ad una competizione e ad un gioco di alto livello, proposto da squadre atleticamente e tecnicamente ben preparate ed organizzate, sia, soprattutto, per le magnifiche prestazioni delle giocatrici italiane. Le azzurre tra l’altro, a prescindere dal mero aspetto tecnico-spor-tivo, comunque ragguardevole e quasi alla pari con le migliori equipe presenti, hanno dimostrato una grinta agonistica ed un attaccamento alla maglia azzurra che ha inorgoglito tutti, ma proprio tutti, in ogni parte della Penisola. A cominciare dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non ha mancato di esprimere convinte parole di grande elogio alle protagoniste della spedizione italiana. Speriamo che tutto questo “rumore mediatico” si trasformi in qualcosa di concreto, e che il futuro del calcio femminile, sia in Italia che all’estero, possa avere una sua evoluzione esponenziale positiva. Ma con un auspicio ulteriore: che nel tempo anch’esso “non si ammali” di quelle stesse gravi criticità (ed eccessi assurdi ed incontrollabili) in cui purtroppo il mondo del calcio maschile sembra ormai essere irrimediabilmente sommerso.I primi “calci sportivi” ad un pallone da parte delle donne risalgono ai primi del ‘900UN VIAGGIO CHE PARTE DA LONTANOIl calcio è certamente lo sport più praticato al mondo, ma solo una minima parte dei praticanti appartiene al genere femminile. Oggi le cose stanno gradatamente modificandosi e dopo una serie di tortuose ed impegnative vicissitudini, le donne sono riuscite ad imporsi con personalità e capacità anche nel mondo del pallone. Non dimenticando che dal 1996 il calcio femminile è parte integrante del programma dei Giochi Olimpici, però il cammino per una sua totale affermazione (nella fattispecie l’introduzione del professionismo) non si è ancora completato. Ma certamente, come si evince dalla stringata sintesi che vi proponiamo, “il più” è stato fatto. Ricerca bibliografica e documentale di Augusto RosatiLe ragazze USA festeggiano la conquista del titolo di Campionesse del MondoRispetto alla ricca storia ed alle tante storie circolanti sul calcio maschile, le narrazioni sul football marcato “gentil sesso” scarseggiano in modo evidente. Però, grazie al recente exploit tecnico-sportivo e mediatico registrato durante il recente torneo iridato in terra di Francia, diversi operatori della comunicazione hanno iniziato ad approfondire le conoscenze sullo sport del pallone giocato dalle donne, dalle quali emergono racconti davvero avvincenti sulle sue origini e sul suo tortuoso percorso evolutivo. Iniziamo partendo dalla “preistoria”. Secondo il libro pubblicato da Artemio Scardicchio nel 2011, “Storia e Storie di Calcio Femminile”, si narra che la prima partita in assoluto tra donne venne disputata in Scozianel 1795. Molto più probabilmente, l’esordio vero e proprio del calcio “versione rosa” va fatto risalire al periodo della prima guerra mondiale (parliamo quindi dei primi del Novecento), in Inghilterra. Qui - come peraltro in tempi analoghi si registrò in quasi tutti i Paesi coinvolti nel maledetto conflitto – poiché la maggioranza degli uomini era stata spedita sui fronti di guerra, maturò per forza di cose l’inserimento sostitutivo delle donne nel mondo del lavoro, anche per attività fino ad allora esclusivamente maschili e tra queste il lavoro in fabbrica. Fu proprio all’interno di un opificio, il Dick Kerr, produttore di munizioni belliche, che molte operaie, durante la pausa pranzo, per purodivertimento (…non certo per favorire la digestione del modesto desinare…) cominciarono a tirar calci ad un pallone nel cortile a fianco al refettorio. Sembra che di lì a poco questo “divertissement post prandiale”, da passatempo estemporaneo, divenne per molte di quelle operaie un rituale al quale si applicavano con sempre maggior passione e capacità, tant’è che ad un certo punto decisero di organizzarsi (sul modello maschile) in vero e proprio club che chiamarono (…riproponiamo la traduzione italiana) le “Signore del Kerr”. Quelle ragazze avevano fondato la prima squadra femminile inglese di calcio, e probabilmente del mondo. Insomma, questa sembra sia stata la scintilla primordiale che diede inizio al “calcio femminile”, un fenomeno che non tardò a stimolare la curiosità della gente, tant’è che furono organizzati molti incontri, tutti rigorosamente con finalità di beneficenza, tra le “Signore del Kerr” contro diverse rappresentative maschili. E qui più che la cronaca di quegli eventi, entra di scena la leggenda, che racconta come non poche volte i “maschietti” trovarono difficoltà a rispondere ai dribbling ed ai tackle delle audaci “femminucce”. Cosa inconfutabile però è rilevare come il successo e l’entusiasmo scatenato da tali performance portò alla5Rinnovate passioniUna foto storica delle pioniere del calcio femminile: le Signore del Kerrnascita di altre squadre femminili, dapprima nel Regno Unito e poi anche al di fuori dei confini inglesi, tant’è che nel Natale del 1917 avvenne il primo “incontro internazionale” tra le Signore del Kerr contro una omologa squadra francese. Fu un successo di pubblico, e “si dice” (sarà da crederci?) che sugli spalti si contarono almeno ventimila persone, che più dell’aspetto sportivo erano incuriosite dall’insolito evento. Ovviamente all’espandersi della disciplina e soprattutto al proliferare delle partite promiscue “donne vs uomini”, non furono registrate solo unanimi simpatie e consensi. Infatti, superata la prima fase della curiosità (…magari anche un po’ morbosa), iniziò a prendere il sopravvento la “bacchettoneria ed il perbenismo”, imperanti in modo particolare, soprattutto in quel tempo, nella società anglo-sassone, in specie tra la borghesia e la nobiltà. In modo crescente cominciarono a proliferarsi voci contrarie, che ritenevano “indecente” veder delle ragazze divertirsi a prender a calci un pallone. Questo anche in ambito sportivo. Il primo grande no, che ebbe conseguenze concrete, venne pronunciato nella vicina Scozia, allorquando il Consiglio dell’Associazione Gioco Calcio Scozzese proibì ai propri club maschili affiliati, di disputare incontri con squadre femminili, anche quelli ad esclusivo scopo carita-6tevole. Ma la caparbietà delle “Signore del Kerr” fu davvero tanta, che non ci fu ostacolo a frenare la loro passione, tant’è che il “top” del loro impegno maturò i suoi frutti attorno al 1921, allorquando il loro successo si espanse per tutta l’Inghilterra, trasbordando addirittura oltre Manica. Il loro “darsi da fare” (sembra che giocassero una media di 70 partite l’anno!) non mancò di stimolare l’emulazione di tante altre ragazze, tant’è che furono fondati oltre un centinaio di club di “giocatrici in gonnella” (…termine d’obbligo, visto che durante le partite le calciatrici indossavano gonne lunghe e pesanti corsetti). Ma il vero stop oppositorio porta la data del 5 dicembre 1921, con un provvedimento che arrestò l’espansione del calcio femminile, innanzitutto in Inghilterra, e poi in stretta relazione, anche nel resto d’Europa. Questo il testo: “A causa dei reclami fatti a proposito del calcio femminile, il Consiglio del Calcio Britannico si sente costretto ad esprimere il suo parere, ritenendo il nostro sport inadatto alle donne e per questo motivo non deve esserne incoraggiata la pratica. Il Consiglio richiede, quindi, alle squadre (ndr: maschili) appartenenti all’Associazione di non far disputare tali incontri sui loro campi di gioco”. Si sterilizzò ogni forma di proselitismo, ma è pur vero che le Signore del Kerr, in modo ridotto e decrescente, eManifesto dell’incontro internazionale Francia vs Inghilterrasoprattutto senza più tanti riflettori puntati, continuarono nel loro piccolo a coltivare la loro passione, coinvolgendo tra l’altro, in un naturale processo di rinnovamento, anche figlie e nipoti. Questo fin quasi alla fine degli anni Trenta, ove purtroppo il pesante clima politic
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