Fuori Binario

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• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •• G I O R N A L E DI STR ADA DI FIRENZE AUTOGEST ITO E AUTOFINANZIATO •ACA HECB * LAIL FIORE FIORÌ. Il fiore sbocciò. Dal mio giardino si impara molto in questa solitudine della mia vita. Conviene restare con i piedi per terra…ora questa primavera sembra quasi ogni giorno è un giorno diverso da quegli altri e il fiore fiorì…soffia un vento nordico, probabilmente viene dai Balcani…Beh, vento freddo ma, fra un po’ comincia l’estate. Tutto intorno a me è lì estate e io non la amo. Penso di trasmigrare a Berlino, mi hanno detto che è eccezionale insomma o New York, di cambiare residenza perché l’ Italia concede solo agli artisti la denominazione di pazzi, ma la vita è così io sono vissuta un anno in Inghilterra studiando all’ università inglese e mi divertivo. Ma è un sogno, ma è mia la vita.*Sisina CONTINUA IL CONCORSO LETTERARIO E FOTOGRAFICO “ FIRENZE - LA CITTÀ ACCOGLIE (?)” Gli elaborati, in forma di racconto, articolo, poesia o aforisma nei vari formati di testo e le fotografie in formato JPG, potranno essere inviate entro il: 15 SETTEMBRE 2019 all’indirizzo mail: fuoribinarioblog@gmail.com1. 2. 3. 4. 5. OGNI DIFFUSORE DEVE AVERE BEN VISIBILE il CARTELLINO dell’AUTORIZZAZIONE IL GIORNALE HA IL COSTO PER IL DIFFUSORE DI UN EURO (1,00 € ) Ogni diffusore contribuisce alle spese di STAMPA e REDAZIONE IL GIORNALE viene venduto a OFFERTA LIBERA che (oltre il costo) è il GUADAGNO del diffusore NON SONO AUTORIZZATE ULTERIORI RICHIESTE DI DENARO Pag 1bozzaFB211GIUGNO 3giugno.indd 105/06/2019 08:11:20• SALUTE •• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •NO ALL’USO DEL TASER NEI REPARTI PSICHIATRICI! NO AL TASER! NO AI TSO CON LE SCOSSE ELETTRICHE!!! A Firenze nel reparto di psichiatria dell'ospedale Santa Maria Annunziata è stato utilizzato il Taser per sedare un uomo per poi ricoverarlo in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). L'utilizzo della pistola elettrica è stato effettuato dai carabinieri, infatti, una pattuglia è intervenuta nell'ospedale poiché era stato segnalato un soggetto in forte stato di agitazione. Ci chiediamo come è sia stato possibile ricorrere all'utilizzo del Taser in un reparto psichiatrico. È il secondo utilizzo a Firenze, a due persone già conosciute dai servizi psichiatrici. Infatti, la pistola elettrica è stata usata la prima volta in Italia il 12 settembre 2018 sempre a Firenze e sempre dai carabinieri per fermare un giovane musicista turco di 24 anni disarmato in stato di agitazione. Il ragazzo, in seguito al fermo, è stato ricoverato in TSO presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale S. Maria Nuova. Quando non arriveranno il medico o l’infermiere a contenere arriveranno i Taser? Il fatto che l’uso della pistola elettrica in Italia venga fatto su più di una persona in stato di agitazione è perfettamente in linea con le intenzioni dell'azienda produttrice dell'arma, Taser International, ora AXON, che già nel 2004 riteneva la pistola elettrica “lo strumento più adatto a gestire persone emotivamente disturbate”. Il Taser è considerato un dispositivo utile a garantire la sicurezza degli agenti. L’arma spara due dardi collegati alla pistola da cavi sottili. Quando il dardo colpisce il bersaglio, una scarica di corrente elettrica a impulsi provoca una paralisi neuromuscolare che concede agli agenti alcuni secondi per immobilizzare il soggetto. La pistola può anche essere premuta contro il corpo, causando dolore intenso. Le pistole in dotazione ai carabinieri non hanno bisogno di essere ricaricate e quindi possono sparare due colpi, ossia quatto dardi.Dal 5 settembre 2018 in Italia il Taser è in fase di sperimentazione in dodici città italiane. La dotazione del Taser viene giustificata dalla non mortalità dell'arma, nonostante venga considerata dall'ONU uno strumento di tortura. Il Governo Italiano per mantenere la sicurezza dei cittadini, piuttosto che ridurre i casi di applicazione della violenza, preferisce dare alle forze dell'ordine la possibilità di sparare di più facendo meno vittime. Il Ministro dell'Interno Salvini, nel DDL Sicurezza ha inserito l'estensione dell'arma anche ai vigili urbani e alla Polizia ferroviaria oltre che alle altre forze di Polizia. Nella ricerca “Shock tactics” della Reuters, su 1005 casi di morte legati all’uso del Taser, ben 257 vengono ricondotti all'uso dell'arma su soggetti con “disturbi psichiatrici e malattie mentali”; mentre in 153 casi il Taser è indicato come causa o come fattore che ha contribuito alla morte. Ci preoccupa e allarma molto il fatto che si cominci ad usare il Taser su persone in difficoltà, in stato di agitazione o di crisi, per poi ricoverarle nei reparti psichiatrici. Ad oggi il TSO è un metodo coercitivo che obbliga il soggetto ad un trattamento farmacologico pesante e sradica la persona dal proprio ambiente sociale, rinchiudendola in un reparto psichiatrico, ignorando la complessità delle relazioni umane e sociali e molto spesso ledendone i diritti. Noi ci opponiamo a tutto ciò! Il superamento delle crisi individuali passa attraverso un percorso comunitario e non attraverso l’utilizzo di metodi repressivi e/o coercitivi che risultano dannosi alla dignità dell'individuo. Ci chiediamo perché non venga attribuito alla rete sociale il giusto valore. Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud antipsichiatriapisa@inventati.org artaudpisa.noblogs.org 335 7002669 via San Lorenzo 38 56100 PisaPag 2bozzaFB211GIUGNO 3giugno.indd 205/06/2019 08:11:20• SALUTE •• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •CIAO SABATINO…CI MANCHERAI! Sabatino Catapano ci ha lasciato… abbiamo conosciuto la sua esperienza di reclusione e un pezzo della sua vita leggendo il suo libro “il sopravvissuto”; dove racconta l’orrore del carcere e del manicomio. Abbiamo conosciuto la sua umanità vestito da Pulcinella, in spettacoli contro il pre-giudizio psichiatrico… Sabatino ti porteremo sempre con noi  e nelle nostre lotte…. il collettivo Antipsichiatrico Antonin ArtaudCi aggiungiamo al saluto per Sabatino che abbiamo avuto come ospite e interprete nell'anniversario dei 20 anni di Fuori Binario, dove ha recitato il suo celebre monologo accompagnato dal suo ancor più celebre “pappagallo” con il quale invitava tutti i presenti a bere. Ciao e grazie anche da noi, la Redazione di Fuori Binario Benvenuti voi... Erano giorni che un pensiero mi assillava, con una energia dirompente, un ricordo indelebile riaffiorava nella mente; un ricordo fatto di violenza e abusi atroci, di una sofferenza immane, emotivamente ero sconvolto, d´impulso sentii il bisogno di esternare il mio stato d´animo, presi carta e penna incominciando a mettere nero su bianco per descrivere il calvario che dovetti subire nei due periodi di internamento nel manicomio giudiziario di Aversa. Nonostante siano passati tanti anni, come allora, sento le carni straziate dalla brutalità sadica e disumana dei secondini. Immerso in quei ricordi, provo ancora odio contro gli aguzzini massacratori, specializzati nelle torture per l´annientamento psico-fisico di chi cade nelle loro grinfie. La rabbia per quel trattamento e in commisurabile, dovetti subirlo in assoluto silenzio per non scatenare la reazione delle orde carcerarie, ingoiai bocconi amari per non aggravare la mia posizione di impotenza totale. Avevo appena finito di descrivere questo triste ricordo quando sentii lo squillo del telefono che mi distoglieva dai miei pensieri riportandomi nella cruda e spietata realtà del presente fatta ancora di divieti, di controllo, di persecuzioni, di annientamento, di assassinio. La voce della compagna nell´informarmi fu laconica, il compagno Francesco Mastrogiovanni era morto, assassinato dalla pratica psichiatrica con il famigerato (T.S.O.) trattamento sanitario obbligatorio, un ennesimo omicidio perpetrato con inaudita ferocia contro una persona inerme, indifesa. Francesco con la sua bontà, la sua dolcezza, era un maestro elementare ammirato dai suoi alunni, ma nella mente perversa di chi e preposto all´ordine costituito, bramoso di espletare il ruolo del carnefice decide il sequestro con aberrante cattiveria. Qui non voglio parlare del T.S.O., come previsto dalla legge 180, la famosa legge Basaglia che stabilisce il metodo d´intervento nell´applicare il trattamento: di fatto il tso è un abuso violentocontro la persona, molto peggio del sequestro criminale finalizzato al ricatto. Per esperienza diretta posso affermare che tutto quello che gravita nell´ orbita della pseudoscienza psichiatrica è ABUSO, una pratica d´abolire, adesso e subito per porre fine alla carneficina dei dissidenti, dei ribelli, di chi esprime una sofferenza o un disagio socio- psicologico; la psichiatria è uno strumento di potere che annulla qualsiasi diritto alla persona negandogli anche le relazioni affettive, nel caso di Francesco, per quattro giorni ai familiari sono state proibite le visite, il boia non voleva essere disturbato; prima di essere immobilizzato dalla canea accorsa numerosa, rivolgendosi alla signora che gestisce il campeggio dove era in vacanza disse le testuali parole: "se mi portano all´ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo" infatti così e stato. La sua morte come tutte le altre sono crimini contro l´umanità. La psichiatria si regge sul giudizio ed il pregiudizio pertanto non e solo un problema politico-sociale la sua linfa vitale e culturale e questo e un aspetto determinante che bisogna debellare. Francesco non è un caso unico, prima di lui decine di individui hanno pagato con la vita il loro dissenso, la loro sofferenza, spetta a noi impedire che altre persone vengono ammazzate in nome della tranquillità e della sicurezza. Spetta a noi fare un grosso lavoro di controinformazione e di lotte contro questa pratica aberrante, e nostro compito di uomini liberi di impedire che qualsiasi forma di rivolta venga sottoposta alla pratica psichiatrica, coercitiva, farmacologica. Se noi sentiamo il vero valore della vita, dobbiamo toglierci il bavaglio per gridare forte la nostra rabbia il nostro dolore. A questa notizia sbiancai, la mia storia impallidì rispetto a quella morte, mi resi conto della urgente necessità di continuare il percorso di lotte e di informazione per debellare il sistema di potere che ci attanaglia e ci imprigiona. UN ABBRACCIO IDEALE al compagno FRANCESCO. Sabatino CatapanoPag 3bozzaFB211GIUGNO 3giugno.indd 305/06/2019 08:11:20• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •• BREVI •LA PROFEZIA DI BANKSY Non ci meritiamo Venezia, né Roma, né un briciolo della nostra grande bellezza. Non ci meritiamo Venezia, se alla soluzione preferiamo lo stallo e la paralisi decisionale, anteponendo la polemica politica alla salvaguardia di ciò che di più prezioso abbiamo, spendendo fiumi di retorica, nel frattempo, sulla bellezza dell’Italia, come se fosse merito nostro, di noi italiani del 2019, che quella bellezza la stiamo deturpando al punto tale di diventare bersagli di un artista contemporaneo come Banksy, che proprio nei giorni della Biennale d’arte ha messo in scena una delle sue provocazioni, realizzando una composizione di quadri sulla follia delle grandi navi da crociera nel Canal Grande ... https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/03/venezia-nave-crociera-banksy/42384/PREMIO LORENZO BARGELLINI ORGANIZZATO DA SPAZIO INKIOSTRO La Famiglia Bargellini, la Fondazione Giovanni Michelucci, l’Archivio Il Sessantotto, la Rivista Cambio, l’Istituto Ernesto de Martino, i Cobas, sono lieti di comunicare che il giorno 4 giugno 2019, in occasione della ricorrenza della morte di Lorenzo Bargellini, nei locali dello Spazio InKiostro in Via degli Alfani 49 a Firenze, sarà conferito il Premio Lorenzo Bargellini per la migliore tesi di laurea magistrale e di dottorato riguardante temi legati all’abitare, al diritto alla città, ai movimenti che hanno sposato una concezione alternativa dell’essere e dell’abitare. Il premio, per unanime valutazione della commissione giudicatrice, è stato conferito a Gavino Santucciu che ha ricostruito con puntualità, rigore e passione, il ruolo delle lotte sociali urbane e di quelle per la casa, in particolare, dagli anni ‘60 agli anni ‘80 a Cagliari. L’autore introdurrà l’argomento alle 17,30, aprendo un dibattito che si terrà nel corso delle due ore successive, accompagnato da proiezioni di foto e video su Lorenzo e le lotte per la casa. Seguirà una cena sociale organizzata dai Cobas e dall’ Associazione Un Tetto sulla testa, a cui sono invitati compagni ed amici di Lorenzo. Pag 4bozzaFB211GIUGNO 3giugno.indd 405/06/2019 08:11:21• VOCI •• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •Caso Magherini, STORIA DI UNA DIFFIDA INACCETTABILERiceviamo da uno Studio legale di Roma, per conto di due carabinieri coinvolti nel caso di Riccardo Magherini, una diffida a rimuovere due articoli pubblicati sulla nostra Rivista a firma di Luca Benci. Nel primo di questi articoli: Processo Magherini: quale giustizia senza il reato di tortura, pubblicato il 9 febbraio 2015, commentavamo il rinvio a giudizio e l’imminente celebrazione del processo di primo grado lamentando le difficoltà di istruire un processo per omicidio colposo: e i fatti ci hanno dato ragione. Andrea Magherini mostra un’immagine del fratello Riccardo, ucciso durante il controllo dei Carabinieri Auspicavamo l’introduzione, anche in Italia, del reato di tortura – approvato due anni e mezzo dopo con l’articolo 613 bis del codice penale – che, sin da allora, avrebbe consentito di sanzionare alcuni comportamenti delittuosi (i calci in faccia a persona immobilizzata e privata della libertà personale) indipendentemente dalla consapevolezza degli agenti delle conseguenze dannose che essi possono provocare ed hanno provocato (cioè l’elemento psicologico del reato ed il nesso causale). Il Tribunale, prima e la Corte di Appello di Firenze, dopo, hanno comunque condannato per omicidio colposo i carabinieri, riconoscendo che il loro comportamento – la trascuranza delle conseguenze della protrazione dell’immobilizzazione di Riccardo Magherini – è stato una delle concause della sua morte. La Corte di Cassazione, invece, ha assolto i carabinieri, ritenendo che fosse mancato l’elemento psicologico del reato. Ma, al contrario di quanto viene affermato nella diffida dello Studio legale di Roma, la Cassazione non ha “escluso la responsabilità degli Agenti”, visto che ha precisato che la sentenza di condanna della Corte di Appello di Firenze non presentava “vizi di legittimità in relazione al percorso motivazionale relativo alla sussistenza del nesso di causalità tra il protrarsi della posizione supina in cui il Magherini è stato tenuto e l’evento successivamente realizzato (la morte ndr), quanto meno in termini di accresciuta difficoltà di un successivo intervento terapeutico salvifico” Quello che la Cassazione ha invece accertato è che sarebbe mancato “l’elemento psicologico del reato”, cioè la colpa (tecnicamente: la negligenza, l’imperizia e l’imprudenza ovvero l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline) sul presupposto che i carabinieri non avrebbero potuto essere in grado di valutare che la protrazione della immobilizzazione da loro operata (a-tecnicamente: continuare a tenere in posizione prona una persona ammanettata) potesse portare alla morte nonostante quella personaavesse smesso di urlare e agitarsi già da qualche minuto. Più semplicemente: i giudici di primo e secondo grado hanno ritenuto che i carabinieri avessero la competenza per accorgersi di quanto stava accadendo (cioè che Riccardo Magherini stesse morendo); i giudici di legittimità invece no. Hanno ritenuto, cioè, che solo all’esito di uno specifico corso di formazione (che è stato introdotto nei mesi successivi) avrebbero potuto avere contezza delle possibili conseguenze del loro operato. Noi abbiamo dato conto di questo percorso motivazionale criticandolo, come nostro diritto, in quanto riteniamo che la professionalità delle forze dell’ordine – a cui lo Stato demanda l’uso legittimo della forza fisica – doverosamente impedisca loro di utilizzare la forza in danno ai cittadini fino a essere causa – e, in questo caso, concausa – della morte. Ecco allora il nostro titolo: Magherini è morto nel mese sbagliato del 3 dicembre 2018. Perché, a seguire il ragionamento della Cassazione, dopo aver frequentato il corso di formazione di “postuma” introduzione, ai carabinieri sarebbe stata contestata la sussistenza dell’elemento psicologico del reato. L’unico elemento che abbiamo stigmatizzato – e lo ribadiamo – è la nostra preoccupazione su certa “cultura” che talvolta è presente nelle forze dell’ordine. Sui social, uno dei carabinieri coinvolti, si presentava come “pistolero”, pubblicando foto inneggianti a Mussolini e rilanciando post del movimento neofascista di Forza Nuova (immagini a tutt’oggi reperibili in Rete). Riteniamo che chi giura – come i carabinieri – di “essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore” il proprio servizio debba impegnarsi coerentemente. Il nostro richiamo ai valori della Costituzione repubblicana e all’antifascismo non può che essere rinnovato. Lo Studio legale di Roma, per conto di due dei carabinieri coinvolti, ci chiede di rettificare e/o rimuovere i due articoli che hanno, a loro dire, contenuto diffamatorio senza però indicare quali siano i contenuti stessi. Ci diffidano inoltre dal “proseguire” nell’attività diffamatoria, anche in questo caso senza specificare altro. Qui trovate la loro diffida, fatevi una vostra opinione leggendola. Abbiamo dato conto dei fatti e non abbiamo nei nostri articoli diffamato alcuno. Per questo riteniamo inaccettabile un intervento un intervento censorio nei confronti della nostra Rivista che non possiamo che respingerePag 5bozzaFB211GIUGNO 3giugno.indd 5perUnaltracittà La Città invisibile05/06/2019 08:11:21• FUORI BINARIO 211 • GIUGNO 2019 •• CARCERE •MORTE IN CARCERE, UNA STORIA DA RISCRIVERE osservatoriorepressione.infoGiovedì scorso un giovane di ventiquattro anni di Empoli è morto nel carcere di Sollicciano dopo aver sniffato il gas della bomboletta del fornellino da campeggio che serve per cucinare o farsi il caffè. Era stato condannato in primo grado per furto di una bicicletta, un reato fastidioso ma non certo grave che la Giustizia ha colpito in maniera inflessibile applicando il totem del carcere come pena unica e certa. Si tratta di una tragedia annunciata, perché tutti sanno che il gas viene usato da molti detenuti che fanno uso di sostanze stupefacenti per «sballarsi». Le bombolette potrebbero essere anche uno strumento di guerra in caso di rivolta, ma questo uso è fuori moda perché le carceri sono normalizzate; nessuno intende mettere a rischio i giorni della liberazione anticipata, dunque i detenuti tendono a subire tutto in silenzio, perfino la violazione dei propri diritti. La popolazione delle prigioni è perlopiù composta da poveri, immigrati, tossicodipendenti che parlano con il proprio corpo, con i suicidi e l’autolesionismo. Le notti in carcere sono caratterizzate dalle tre T: televisione, terapia, tagli. E il sangue scorre. C’è da augurarsi che la risposta dell’amministrazione penitenziaria non sia di vietare i fornellini, anche per evitare proteste e mantenere il senso di una quotidianità normale. È troppo pretendere invece che questa morte insensata obblighi a una riflessione sulla natura della pena carceraria, che Sandro Margara, guardando alla composizione della popolazione detenuta, definiva come «detenzione sociale»? Se oltre il 35 per cento è in carcere per violazione dell’articolo 73 del Dpr 309/90 che punisce la detenzione e il piccolo spaccio di droghe illegali e il 25 per cento per reati predatori (furti, scippi, rapine) legati alla condizione di marginalità di chi è classificato come tossicodipendente, non sarebbe doveroso ragionare sul fallimento della politica proibizionista e punitiva e sulla vanità della istanza terapeutica unicamente mirata all’astinen
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