Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi

212 pages
2 views
of 212
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi (1891 - 1978)Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi (1891-1978)Alessandra ImbelloneXXXI Biennale Internazionale…
Transcript
Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi (1891 - 1978)Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi (1891-1978)Alessandra ImbelloneXXXI Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze Palazzo Corsini, Firenze 21 - 29 settembre 2019 Galleria Berardi, Roma 10 ottobre - 23 novembre 2019Corso del Rinascimento, 9 - 00186 Roma Tel./fax +39 06 97606127 info@maestrionline.it - www.maestrionline.itin collaborazione conwww.ottocentoromano.itAssociazione Antiquari d’ItaliaRingraziamentiReferenze fotograficheDaniela Balzaretti Valter Benedetti Paola Carlini Priscilla Cerroni, Archivio Ferrazzi, Roma Sergio Cortesini Stefania Diamanti Ruggero Feraca Massimo Francucci Diego Gomiero Giulia Gomiero Bruno Mantura Camilla Mosconi Renato PalazzoArte fotografica Alessandra Imbellone Massimo FrancucciUn ringraziamento postumo a Metella Ferrazzi, l’indimenticabile Ninetta, per il lungo e costante lavoro d’organizzazione dell’Archivio Ferrazzi e per la generosa disponibilità con la quale ha sempre accolto gli studiosi.Progetto grafico e impaginazione: www.work.roma.it © 2019, Berardi Galleria d’ArteL’editore è a disposizione per gli eventuali aventi diritto che non è riuscito a rintracciareSOMMARIOPag.7 - Presentazione - Gianluca BerardiPag.9 - Introduzione - Manuel CarreraPag. 11 - Il Novecento di Ferrazzi - Alessandra ImbellonePag. 117 - Regesto delle esposizioni (1907-1978)Pag. 159 - BiografiaPag. 165 - Elenco delle opere in mostraPag. 173 - BibliografiaAutoritratto, 1957 Collezione privataPresentazione Gianluca Berardi“Io appartengo a me stesso” è l’assioma che conduce Ferruccio Ferrazzi a compiere un percorso di ricerca individuale e ideale con una tensione quasi ascetica e una costante sperimentazione che non ha eguali nella storia dell’arte del Novecento italiano. La sua curiosità intellettuale assimilerà con pari interesse gli stilemi post-impressionisti come la pittura murale pompeiana, l’espressionismo tedesco e gli spunti forniti da Piero della Francesca o da El Greco – per citare degli esempi – puntualmente interrogati tramite le costanti riflessioni affidate ai suoi Diari e ai suoi Quaderni della tecnica. Il risultato di questo incessante lavoro sarà superare le inquietudini e le sprezzature delle avanguardie in un ricomposto linguaggio classicheggiante, memore della nostra tradizione e consapevole dell’arte a lui contemporanea, ma puntualmente verificato sulla realtà circostante attraverso il filtro di una personale percezione ultrasensibile che ne restituisce tutte le molteplici sfaccettature, simbolizzate da quel prisma che diviene emblema della ricerca concettuale dell’autore. Il confronto con la natura, dunque, e con i maestri antichi e moderni è la chiave del suo metodo di lavoro che lo porterà a compiere, tra importanti riconoscimenti ufficiali e cocenti delusioni, una carriera espositiva nazionale e internazionale del tutto eccezionale: tra l’altro si ricordano i due precoci acquisti da parte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1911 e nel 1913, anno nel quale vinse anche il Pensionato artistico nazionale; la sorprendente Sala prismatica presentata a Roma nel 1916 e l’affermazione sostanziale della sua personale alla Seconda Biennale romana del 1923; nel 1926 la conquista dell’ambito Premio Carnegie di Pittsburgh con Horitia e Fabiola, ed infine le grandi commissioni pubbliche e private, dagli affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano e per l’Ateneo di Padova ai lavori per la Villa Ottolenghi ad Acqui. L’approfondito studio di Alessandra Imbellone, che ha curato il presente volume, ci restituisce in maniera vivida e chiara la ricchezza e la complessità di questo percorso umano e artistico così significativo per il nostro Novecento. L’annesso regesto illustrato delle opere esposte in vita da Ferrazzi diviene, inoltre, prezioso strumento per ulteriori approfondimenti.7Diavoleria, 1948. Collezione privata8Introduzione Manuel CarreraNella scena romana della prima metà del Novecento la figura di Ferruccio Ferrazzi spicca per potenza creativa, espressione e un’originalità senza pari. Qualità, queste, che da sole basterebbero a consacrarlo alla storia dell’arte come uno dei più grandi pittori italiani dei tempi moderni, qual è stato senza dubbio alcuno. Eppure, il pregiudizio di certa critica sonnecchiante e l’incomprensibile ritardo con cui le istituzioni museali del Bel Paese si muovono nel “riscoprire” i nostri artisti hanno finora ostacolato il giusto riconoscimento internazionale di un pittore di tale levatura. Il merito di questo lavoro di Alessandra Imbellone – riccamente documentato grazie a fonti, documenti e apparati d’ora in poi fondamentali per gli studi futuri – risiede quindi nell’aver finalmente ridestato l’attenzione su Ferruccio Ferrazzi; e di averlo fatto mettendone in luce sia la complessa visione dell’arte, sia le inesauribili energie profuse nella realizzazione di dipinti da cavalletto e di grandi decorazioni. Emerge, dalle pagine a seguire, il profilo di un artista di elevatissima cultura, dalla personalità schiva e introversa, ma capace di relazionarsi con l’arte contemporanea in maniera più diligente e proficua di molti suoi colleghi dediti alle mondanità. Ferrazzi è infatti un artista profondamente radicato nel suo tempo quando attinge dal repertorio storico-artistico, assimilando con uno sguardo esoterico certi aspetti della pittura antica, da Pompei al Quattrocento, proprio come negli stessi anni stavano facendo le punte di diamante della “Scuola romana”, ovvero Capogrossi, Cagli e Cavalli. Ma dimostra allo stesso momento di essere un artista senza tempo quando, fondendo lo studio della tradizione agli stilemi delle avanguardie con una cifra sorprendentemente personale, finisce per sfuggire ad ogni tentativo di catalogazione storiografica. Ferrazzi non è un artista della “Scuola romana”, come correttamente precisa Imbellone: è invece a pieno titolo un artista del Novecento, secolo di cui interpreta con lucida consapevolezza entusiasmi e inquietudini, dilemmi e rivelazioni.9Cartone per l’arazzo della Corporazione delle Comunicazioni Terrestri, 1932. Collezione privataAlessandra Imbellonenando sull’argomento, consiste in “quella sua incorruttibile vocazione a penetrare la pittura, a sconvolgere le regole con le quali – a diversi appuntamenti del suo percorso stilistico – aveva raggiunto una perfezione cristallina della forma e del colore, per attingere, scosso da un’inquieta perplessità, a nuovi punti di arrivo, per provare come la pittura potesse ancora muoversi dall’interno di se stessa e crescere per andare verso nuove forme e nuovi raggiungimenti, sulla via tracciata dall’ossessione per il linguaggio e dalla propria fantasia visionaria”5. La mostra che presentiamo ripercorre per exempla la sua variegata e multidirezionale produzione pittorica, sempre tesa, anche quando Ferrazzi fu riconosciuto dai contemporanei fra i capiscuola del ritorno all’ordine e alla pittura del Quattrocento, alla conquista della modernità. Una storia che, prendendo spunto dalla periodizzazione proposta da Quesada, è possibile dividere in sei capitoli: 1) dal precoce esordio nel 1907 al viaggio a Parigi col padre nel 1913, dove copiò gli antichi maestri e studiò l’Ottocento francese; 2) dalla dirompente “sala prismatica” all’esposizione degli Amatori e Cultori del 1916 al 1923, anno in cui alla Quadriennale di Torino e alla Seconda Biennale Romana si presentò come un “neoclassico”; 3) la singolare compostezza dei suoi dipinti e i grandi successi ottenuti in Italia e all’estero negli anni Venti; 4) dalla Quadriennale di Roma del 1931 alla grande personale presso la Galleria di Roma del 1943: studio dell’encausto e realizzazione di mosaici, arazzi e pitture murali; 5) l’epoca inquieta delle Apocalissi nel dopoguerra in una nuova esplosione della pittura; 6) il ritorno alla scultura nell’oasi riappacificata del giardino di S. Liberata, all’Argentario6. A tenere insieme i vari tempi dello stile di Ferrazzi è una tensione interna mai venuta meno: “questo suo restare costantemente sorpreso, a nervi scoperti, davanti all’apparizione tenendola viva dentro di sé fino alla sua traduzione sulla tavola o sulla tela o sulla parete”7. “Per me ini-Il Novecento di Ferrazzi“La storia di questo artista caparbio e scontroso è così estesa, articolata e complessa da coincidere con le vicende dell’arte italiana del Novecento”1. Così iniziava un suo saggio Mario Quesada (1941-1996), storico e critico d’arte venuto a mancare troppo presto, che alla luce di studi approfonditi mise nero su bianco alcune intuizioni su Ferruccio Ferrazzi tutt’oggi insuperate. Attivo sulla scena per oltre settant’anni, dal 1907 al 1978, Ferrazzi fu un artista non facile, non semplice, solo per ragioni geografiche incluso arbitrariamente a posteriori nell’enclave della Scuola romana, dalla quale invero fu sempre distante se non apertamente ostile2. Dotato di un temperamento introverso e speculativo, idealista, di una natura sognante, visionaria e malinconica, pervasa da afflati mistici, visse e operò per necessità in modo appartato, singolare, isolato, portando avanti una ricerca sempre caratterizzata da forte autonomia. Inesausto sperimentatore, fu attratto ma non aderì mai alle avanguardie o a determinati movimenti artistici, non appartenne a schieramenti e ideologie, reagendo sempre agli stimoli e ai cambiamenti che questi produssero in maniera originale e personale, con delle invenzioni tutte sue. “È grande la mia visione – confessava nei suo Diari fra 1915 e 1916 -, assimila in sé tutti i tentativi sporadici dagli impressionisti ai post impressionisti, sino ai futuristi, è una tenaglia. Trifoglio diceva al caffè Cassiano: il genio è una forma di furto continuo”3. Lo stesso Quesada ne riconobbe come caratteristica “quella sua tensione a fare delle mete raggiunte punti di partenza per nuove conquiste”4. “Il carattere suo più spiccato”, scrisse pochi anni più tardi, tor-11Fig. 1 - Ritratto di Casimiro Jodi, 1910, olio su tela. Collezione privata12IL NOVECENTO DI FERRAZZIziare un lavoro è un rito – dichiarava -: una tensione dello spirito, e non vi è tavola, tela, o parete, che non mi leghi a sé come alle cose più care ed essenziali della vita, con il miraggio di creare «il quadro della mia poesia»8. L’inedito Ritratto di Casimiro Jodi (fig. 1), pittore che con Ferrazzi espose nelle Sale della gioventù inter-regionale alla Biennale di Venezia del 1910, ci illumina sugli esordi in chiave simbolista dell’artista romano, contraddistinti dall’adozione di una tecnica divisionista alla Segantini, maestro che sente affine per sensibilità9. “È naturale che un’anima simile si aprisse all’arte orientandosi verso la mistica di Segantini e di Pellizza”, avrebbe scritto un decennio più tardi Roberto Papini presentando la personale di Ferrazzi alla Seconda Biennale Romana. “Ferruccio Ferrazzi ha un’anima vibrante e profonda che si rivela in quel suo sguardo assorto entro le orbite cerchiate d’ombra, sguardo di poeta e di asceta, quasi doloroso, come quello dell’effigie del Nazareno, cui assomiglia anche nel volto affilato e nella barba rossigna (fig. 2). Se parla, è con misurata calma che esprime la luce della sua fede”10. Condotti con una simile tecnica divisionista di derivazione segantiniana sono i coevi La calce (fig. 3) e Focolare, il primo ricordato con nostalgia da Ferrazzi, che non ne era più in possesso, come miglior esito dell’epoca della sua formazione e descritto come “ampia tela composta con figura e ambiente, primo accento abbastanza concreto della conquista dei valori pittorici che a diciassette anni mettevo in atto sulle chiare indicazioni del pittore Bergamini, discepolo della scuola Palizzi-Cammarano”11. Focolare (fig. 4), che all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 venne acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, è lo specchio dei valori ideali del giovane Ferrazzi: una rappresentazione emblematica della vita familiare fondata sulla pace (simboleggiata dal ramo d’ulivo posato sulla tavola),Fig. 2 - Autoritratto con berretto di lana, 1925, olio su tela. Foto Archivio Ferrazzisulla vita semplice (simboleggiata dal pasto frugale che vi si consuma) e sulla naturalità della famiglia nella quale la donna è custode e sacra vestale del focolare domestico e l’uomo la forza generatrice12. I valori etici e sentimentali condensati nel microcosmo della famiglia non sarebbero mai venuti meno per l’artista, che vi credette fino alla fine dei suoi giorni mettendoli al centro della propria esistenza e del proprio universo poetico e pittorico. Alcuni dipinti, seppure rielaborati più tardi come La Pietà (figg. 5-6) o ricostruiti di memoria come la “castigata e lineare”13 Attesa (fig. 7) e il Ritratto di Matilde Festa (fig. 8), rievocano la controversa “sala prismatica” che Ferrazzi allestì personalmente13ALESSANDRA IMBELLONEFig. 3 - La calce, 1908, olio su tela. Collezione privataFig. 4 - Focolare, 1910, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna14Fig. 5 - PietĂ , 1915, olio su tavola. Foto Archivio FerrazziFig. 6 - PietĂ , 1922, olio su tavola. Collezione privata16Fig. 7 - Attesa, 1974, olio su tavola. Collezione privata alla LXXXV Esposizione della Società Amatori e Cultori nel 1916, con la quale intese affermare l’indipendenza del proprio pensiero dalla cultura ufficiale. Concepita come l’interno di un prisma, la sala personale di Ferrazzi nel Palazzo delle Esposizioni (fig. 9) presentava pitture dalle sagome irregolari e sghembe, da lui chiamate “frammenti unitari”, le quali, inseguendo complesse ricerche prospettiche, costituivano una novità assoluta sul panorama artistico e furono considerate “scandalose e pazzesche”14. Si trattava di una sfida aperta al sistema, poiché acosto di realizzare la propria sala l’artista rinunciò suo malgrado al Pensionato artistico nazionale che aveva vinto nel 1913 e allo studio messogli a disposizione in via di Ripetta. Il regolamento del Pensionato artistico vietava infatti di esporre pubblicamente le proprie opere. “Dio mio perché esser schiavi di un quadro o di qualsiasi altra forma geometrica?”, si chiedeva nel luglio 191515. Ad apprezzare la carica eversiva della sua modernità furono l’amico poeta e critico d’arte Gino Luchini, che ordinò la mostra e scrisse uno studio17ALESSANDRA IMBELLONEcritico16, lo scrittore Federigo Tozzi e, sopra ogni altro, Walter Minnich, medico di Zurigo, amico personale di Max Pechstein e collezionista di dipinti espressionisti. Minnich acquistò sei opere di Ferrazzi e lo invitò a recarsi suo ospite a Montreux, dove risiedeva, sulle sponde del lago Lemano, salvandolo dal nuovo scenario di povertà che gli si prospettava con la perdita del Pensionato. “Venuto a Roma con la contessa Camerini (fig. 10), volle conoscermi – ricordava Ferrazzi in una lettera a Carlo Ludovico Ragghianti - […] mi acquistò sette opere nello stupore dell’ambiente romano che scrisse tutti i vituperi possibili, e che volevano farmi riportare indietro le opere ritenute di un «pazzo» […] Solo ed ormai bollato, sospesa la pensione […] potei in questo clima ostile accettare l’ospitalità dello svizzero […] ero solo, braccato, insultato, e senza soldi”17. Il soggiorno svizzero durato undici mesi, dal 13 maggio 1916 all’11 aprile 1917, fu certamente, come sottolineava Sandra Pinto, “uno dei più ricchi di fermenti, curiosità, irrequieta volontà di aggiornamento”, caratteristiche queste che accompagnarono l’artista romano lungo l’intero corso della sua carriera18. L’assimilazione della pittura espressionista in Ferrazzi veniva a innestarsi su un substrato nordico sempre di marca tedesca assimilato in precedenza nel corso dell’alunnato a Villa Malta presso Max Roeder, uno degli ultimi Deutschrömer, pittore di paesaggio ed incisore monacense di ascendenza boeckliniana attivo a Roma sin dal 1888, al quale era stato affidato nel 1908 in seguito alla vittoria del pensionato Catel19. L’apporto espressionista è evidente in tre dei migliori dipinti in mostra: Staccionata alle fosse della calce, eseguito a Roma nel 1915, ancor prima del soggiorno svizzero; Berthe distesa (fig. 11), un nudo dipinto a Montreux nel 1916; e il bellissimo La tempesta sul lago di Leman (fig. 12) eseguito nel giugno dello stesso anno20. Staccionata alle fosse della calce (fig. 13) ritraeFig. 8 - Ritratto di Matilde Festa, 1972, olio su masonite. Collezione privata18IL NOVECENTO DI FERRAZZIFig. 9 – Sala personale di Ferrazzi alla LXXXV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, Roma, 1916Fig. 10 – Ferruccio Ferrazzi con Walter Minnich e la contessa Isabella Camerini nella Sala personale di Ferrazzi alla LXXXV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, Roma, 191619Fig. 11 – Berthe distesa, 1916, olio su tela. Collezione privataFig. 12 – La tempesta sul lago di Leman, 1916, olio su tela. Collezione privataIL NOVECENTO DI FERRAZZIFig. 13 – Staccionata alle fosse della calce, 1915, olio su tela. Collezione privata21ALESSANDRA IMBELLONEFig. 14 – Campi arati di Koppigen, 1916, olio su tela. Collezione privataFig. 15 – Adele in tre luci, 1918-1922, olio su masonite. Collezione privata22IL NOVECENTO DI FERRAZZIFig. 16 – Adele in tre luci, 1918, olio su masonite. Foto Archivio FerrazziFig. 17 – Suonatori del ballo, 1919, olio su tela. Collezione privata23ALESSANDRA IMBELLONEun angolo di uno dei luoghi Capogrossi, Ziveri sempre del cuore di Ferrazzi, ceneccitato fin da giovane trale per il suo mondo poequando vedeva la pittura, tico: il grande orto in via Mazzacurati con l’amico cridelle Sette Sale, tra l’Esquitico Arslan, Stradone allora lino e il Colle Oppio, preso giovinetto. Ma in realtà sono in affitto dal padre Stanislao stato sempre un solitario”22. sin dal 1899. Ferruccio vi “In un angolo remoto di stabilì lo studio dopo la perRoma – aveva scritto su “Dedita del Pensionato Artidalo” Arslan -, una strada si stico, rimanendovi fino al snoda all’ombra degli euca1927: “In questo vastissimo lipti del giardino Brancaccio, terreno chiuso da alti muchiusa tra gli alti muri, soliraglioni monastici – raccontaria. Là, tra casipole nane, tava lui stesso -, si erano adstalli, baracche, in fondo a Fig. 18 – Il Ballo, 1920, densate delle baracche; vi un sentiero soffocato dai olio su tela. Foto Archivio Ferrazzi stavano famiglie del popolo, sambuchi, che ti par di es«calciaroli» con i carri e i sere piombato in aperta cavalli, venditori di acqua campagna, è lo studio di acetosa, fabbri, segatori di Ferruccio Ferrazzi. Libri e lilegname, ortolani […] Pareva una piccola repubbri: diresti il rifugio di un letterato, schivo e selvagblica, sembrava di vivere in una grande comunità o gio. È invece di un pittore che ai libri è portato dalla in una sola famiglia, io stavo nel suo centro poetico, sua natura pensosa […] Ferrazzi è uno dei rarissimi rispettato ed amato, qui uscivo con le mie tele a diche meditano […] ogni quadro di Ferrazzi rapprepingere, qui venivano invitati da me gli artigiani a senta l’elaborazione di un episodio spirituale della vedere le mie opere, che partivano poi per le esposua vita”23. sizioni del mondo […] qui nella mia baracca coIn Svizzera il lago glaciale subalpino e i paesaggi struita con fatica e sudori portai la mia Orizia, e nacmontani offrono a Ferrazzi l’occasione ideale per que la mia prima figliola Fabiola […] In questo una rilettura, allora rara in Italia, di Van Gogh (eviantico orto, tra le siepi di sambuchi esuberanti, gli dente ad esempio in Campi arati di Koppigen (fig. alberi di fichi contorti e architettati, le spianate di 14) o nel Mattino sul Leman, tav. 134) passata al filfiori, tra quel groviglio di trespoli e di cannate carichi tro dell’incontro con Pechstein e con gli altri espodi pomodori roventi, accanto al fontanile barocco, nenti della Brucke. Questo mise in luce un altro st
Related Search
Similar documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks