- Il Sud Italia dal 1800 al

252 pages
0 views
of 252
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
- Il Sud Italia dal 1800 al Regno delle due Sicilie Raccolta Fonti Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 1/259 Prefazione Curiosando fra le bancarelle di
Transcript
- Il Sud Italia dal 1800 al Regno delle due Sicilie Raccolta Fonti Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 1/259 Prefazione Curiosando fra le bancarelle di una fiera sono rimasto colpito da un libro che ho letto e che trattava l argomento Brigantaggio, di seguito utilizzando la rete Internet, la curiosità mi ha spinto ad approfondire dal punto di vista del sud, i fatti italiani del periodo pre e post unitario Ho letto e poi raccolto in queste pagine vari documenti di vari autori, dai quali fatti lì raccontati e ai più sconosciuti, emergono situazioni ed eventi contrastanti con la storeografia ufficiale conosciuta sui banchi di scuola elementare. Ricordo ancora le poesie come il Re Travicello, la spigolatrice di Sapri ecc. che l allora il mio protempore maestro unico ci spingeva a mandare a memoria era il periodo del grembiule nero, della bacchetta, ecc.. Non sono uno storico ne uno scrittore, perciò senza nessuna pretesa storeografica ma semplicemente per la vostra curiosità e per recuperare la memoria dei fatti di allora che evidentemente ci riguardano, v invito a leggere questo volumetto che raccoglie documenti di altri autori sicuramente più autorevoli. Certamente vi sorprenderà, forse vi darà la determinazione per trarne le vostre conclusioni, spero sia utile a capire meglio le sfide di questo secolo XXI. Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 2/259 I. Regno delle DUE SICILIE (sud Italia) Nel 1130, notte di Natale, con una fastosa cerimonia Re Ruggero II sancì a Palermo la nascita del Regno di Sicilia. Tutto il Sud fu unificato come nazione indipendente con capitale Palermo. Quel 25 dicembre è una data simbolica: Ruggero II si presentava come il redentore di tutte le popolazioni del Sud della penisola dagli Arabi, dai Bizantini e dai Longobardi e nello stesso tempo annunciava al mondo la nascita di un regno cristiano. Questa unità durò più di 700 anni fino al 1860 quando a causa dell'invasione piemontese, le popolazioni duosiciliane perdettero la propria identità nazionale con la forzata unione con gli altri popoli della penisola. Il governo normanno durò fino al Poi vi fu quello degli Svevi, il cui più illustre rappresentante fu Federico II. Con l'avvento degli Angioini nel 1266 la capitale del Regno di Sicilia fu portata a Napoli. A seguito dei vespri siciliani del 1282 la Sicilia fu occupata dagli Aragonesi e divenne Regno di Trinacria. Nel 1443 gli Angioini dovettero cedere agli Aragonesi anche la parte continentale del Regno: le Due Sicilie furono riunite con Alfonso il Magnanimo (Regnum utriusque Siciliae). Nel 1503 il Regno fu incorporato dalla Spagna, come vicereame autonomo; così come avvenne nel breve periodo austriaco, che va dal 1707 al 1734, anno in cui tutta la Nazione diventò nuovamente indipendente con i Borbone. In questa breve sintesi tralasceremo i pur importanti avvenimenti del periodo concernente i primi Borbone: Carlo, Ferdinando I e Francesco I. Ricordiamo in ogni modo che nel 1815 Ferdinando I unificò il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia in un unico stato che fu chiamato Regno delle Due Sicilie. Fondamentali per la vera ricostruzione storica dell'unità d'italia sono il periodo di regno di Ferdinando II, e quello del giovane Francesco II. Sui Borbone sono stati raccontati moltissimi aneddoti, per lo più tendenti solo a denigrarli allo scopo di ingannare l'opinione pubblica e di giustificare l'aggressione al Regno delle Due Sicilie. Indubbiamente la nazione duosiciliana, contrariamente a quello che ancora oggi si continua a leggere nei libri di storia, ebbe con i Borbone il suo periodo più splendido e più espressivo. Eppure la storia è stata mistificata a tal punto che ancora oggi borbonico è sinonimo d inefficienza e di retrivo. Molti scrittori, inoltre, hanno raffigurato la situazione dei Territori Duosiciliani dopo che vi era stata la devastazione piemontese, attribuendo all'amministrazione borbonica le pessime condizioni sociali ed economiche in cui erano state ridotte le Due Sicilie a causa dell'aggressione savoiarda. Il fatto più spregevole è che tali menzogne, pervicacemente avallate da uno Stato che si definisce italiano , cioè di tutti i popoli della penisola, sono insegnate come storia ufficiale ai nostri figli, i quali si formano in un culto che, non solo non è il nostro, ma che è stato creato proprio contro di noi Duosiciliani. Ma la storia, come si vedrà in seguito, è soprattutto narrazione di avvenimenti, che nella loro materiale concretezza non possono essere più di tanto mistificati o nascosti. Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 3/259 Le Realizzazioni Lo Stato delle Due Sicilie fu il primo al mondo a far navigare per mare una nave a vapore. La nave, con caldaia inglese, era il Ferdinando I varato il 24 giugno In Inghilterra il primo battello a vapore per la navigazione sui mari fu varato nel 1822: il rimorchiatore Monkey. Da ricordare la prima realizzazione al mondo dei ponti di ferro ad impalcato sospeso, il Ferdinandeo , che fu completato nell'aprile del 1832 sul Garigliano, e quello sul Calore, il Cristino , inaugurato il 5 aprile del Il 4 ottobre 1839 fu inaugurata la prima ferrovia italiana con il tratto Napoli - Portici, di circa 9 Km. Dopo questo tratto furono iniziati i lavori per collegare la capitale con Bari, Brindisi e Reggio Calabria. Nel 1840 tu inaugurato il grandioso complesso industriale del Reale Opificio di Pietrarsa con oltre mille addetti, all'epoca il primo e l'unico in Italia. L'Opificio ebbe vasta risonanza in Europa. Esso fu visitato dallo zar Nicola I, che lo prese d'esempio per la costruzione del complesso ferroviario di Kronstadt. Per fare un paragone, il complesso della Breda nacque 44 anni più tardi, quello della Fiat 57 anni dopo. Sorsero in tutto il Regno anche diverse e numerose scuole di Arti e mestieri per la formazione del personale. In quell'anno Napoli, dopo Londra e Parigi, fu la terza capitale in Europa ad avere le strade illuminate con 350 lampade a gas. Da ricordare le colossali opere di bonifica, delle paludi Sipontine (Manfredonia), di quelle di Brindisi, del bacino inferiore del Volturno, dei Regi Lagni e del Simeto, opere che resero fertili tutte quelle terre, distribuite poi gratuitamente ai sudditi. Sorse nel 1841 ad Ercolano l'osservatorio Vesuviano, la prima struttura scientifica nel mondo realizzata per lo studio dei fenomeni vulcanici. Nello stesso anno, fu installato a Nisida il primo faro lenticolare a luce costante. Tali fari furono installati negli anni successivi su tutte le coste del regno. A Castellammare fu varata il 24 ottobre 1843 la prima nave da guerra a vapore, la pirofregata a ruote Ercole, progettata e costruita interamente nel Regno. Da ricordare che le navi da guerra duosiciliane furono le prime ad entrare nei porti statunitensi e nell'america del Sud, dove facevano capo le crociere di addestramento per gli allievi dell'armata di Mare. A Napoli, il 20 settembre 1845, fu organizzato il VII Congresso Scientifico Italiano, a cui parteciparono ben scienziati. Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 4/259 Proprio durante il convegno, il giorno 28 fu inaugurato l'osservatorio Meteorologico alle falde del Vesuvio. Nel maggio del 1847 fu varata, per la prima volta in Italia, una nave a propulsione ad elica, la Giglio delle Onde. Il 14 novembre, si ebbe il varo della pirofregata a ruote Ettore Fieramosca che era la prima nave progettata e fornita con macchina a vapore costruita interamente in Italia dal Real Opificio di Pietrarsa. A Capodimonte il 25 giugno 1852 Napoli fu la prima città d'italia ad organizzare un esperimento di illuminazione elettrica. L'esperimento fu abbastanza rilevante per l'epoca, tenuto conto che la lampada di Edison fece la sua comparsa solo nel 1877 e che la prima lampada a filamento fu realizzata due anni dopo. Lo stesso anno fu inaugurato il nuovo bacino di raddobbo in muratura (bacino di carenaggio) nell'arsenale di Napoli, il primo del genere ad essere realizzato nella penisola italiana. Nel marzo del 1855 Napoli fu collegata attraverso una linea telegrafica con Roma, Parigi e Londra. Alla Mostra di Parigi del 1856 la tecnologia e la capacità dell'economia duosiciliane furono riconosciute unanimemente come le migliori in assoluto, subito dopo Francia ed Inghilterra. Molto successo avevano avuto anche i preziosi manufatti dell'oreficeria, dell'argenteria e del corallo prodotti da più di duecento aziende con l'impiego di circa addetti. Furono apprezzatissimi anche gli strumenti musicali, soprattutto quelli a corda prodotti nelle Puglie. Si riconfermò, infine, lo straordinario successo che aveva la produzione di guanti e del cuoio per selleria delle manifatture napoletane. Il 18 gennaio 1860 fu varata a Castellammare di Stabia la nuova fregata ad elica Borbone di tonnellate. Era la prima nave militare ad elica ed in ferro della flotta duosiciliana ed era anche la più potente. È significativo, a questo punto, fare una semplice riflessione e cioè che se nelle Due Sicilie erano state realizzate tante importanti opere, che avevano posto il Regno ai vertici degli Stati più progrediti del mondo, queste smentiscono con i fatti le affermazioni di arretratezza delle Due Sicilie. Se così non fosse, perchè queste opere non erano state realizzate prima dal Piemonte o dagli altri Stati preunitari? La complessità di queste opere, infatti, presuppone la presenza di scuole d alto livello, di valenti tecnici, di grandi industrie e di una sana economia e finanza, perciò se ne deve dedurre che, negli altri Stati preunitari, tutti questi fattori evidentemente non esistevano, o almeno non in tale misura. Tanto per fare un esempio, come prova di questa situazione d arretratezza del Nord, a Milano il Politecnico fu fondato solo nel 1863 ed il primo ingegnere si laureò nel Le industrie del Regno di Napoli Il mito di un Regno delle Due Sicilie essenzialmente agricolo, con un industria appena nascente, in grave ritardo rispetto al resto d Europa a causa della miseria diffusa e della paralizzante burocrazia borbonica, resiste caparbiamente nonostante sia stato più volte clamorosamente smentito dalla ricerca storica d archivio, Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 5/259 di cui il libro del prof. Gennaro De Crescenzo, Le industrie del Regno di Napoli, è un esempio prezioso. In realtà, l economia del Regno era più che florida e in particolare l industria era ad un livello tutt altro che iniziale, raggiungendo in alcuni settori punte d eccellenza, per qualità e quantità di prodotti. Il Regno napoletano era il terzo Paese più industrializzato, con un comparto artigianatoindustria-servizi-terziario che occupava circa un milione e duecentomila addetti. Un solo nome basti ad indicare il livello tecnologico raggiunto nel settore metalmeccanico: Pietrarsa. Le sue officine davano lavoro a 1050 operai quando l Ansaldo di Genova ne contava soltanto 480 e la Fiat non esisteva neppure; l alta qualità della produzione e i metodi di lavorazione all avanguardia, ne fecero un modello da studiare e imitare persino per gli Inglesi. Parimenti si possono ricordare anche i cantieri navali di Castellammare di Stabia (1800 addetti) o l Arsenale di Napoli (1600 operai) o ancora un centinaio di officine meccaniche distribuite sull intero territorio delle Due Sicilie. Per non parlare delle industrie tessili [che fornivano la Casa Reale inglese e l Esercito Francese] cartarie, del vetro, chimiche, estrattive; Il settore della lavorazione delle pelli e del cuoio esportava ogni anno 700mila dozzine di paia di guanti; il settore alimentare vantava circa 300 pastifici che esportavano in tutto il mondo; gli oleifici pugliesi avevano il marchio doc sin dal Tutta l industria napoletana fu lasciata letteralmente languire dopo l unificazione, affamata dall abbattimento troppo repentino dei dazi e dalla mancanza di commesse statali, che furono assegnate ad aziende del Nord in proporzione vergognosa. Infatti, a fronte di un prelievo fiscale nelle province meridionali pari al 40% del totale, le industrie del Sud ottennero soltanto il 6% delle commesse militari e di quelle concernenti i lavori pubblici. L'industrtia Metallurgica nel Regno delle Due Sicilie (Di Antonio Ciano il brigante del sud) Da Nel 1818 nacque la Società Napolitana di Assicurazione per i rischi marittimi il cui capitale arrivò a ducati, diviso tra 1100 azionisti.. Nel 1823 cominciò la concorrenza: nacque la Compagnia del Commercio di Napoli con capitale di ducati; nel 1825 fu fondata a Meta di Sorrento la Compagnia di Associazione e Cambi Marittimi del Piano di Sorrento con capitale sociale di ducati, poi portato a Nel 1826 nacque la Compagnia Partenopea con ducati di capitale. Sempre a Meta nacque la Prima Compagnia Metese di Assicurazioni Marittime con capitale iniziale di ducati successivamente elevato a diviso fra 63 azionisti. Nel 1829, a Napoli, fu fondata la Compagnia per i Rischi Marittimi con capitale di ducati e la Società Tontina per i Rischi Marittimi con capitale di ducati. Nel 1831 sempre a Meta di Sorrento nacque la Seconda Compagnia Metese di Assicurazione e Rischi marittimi con capitale di Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 6/259 Dal 1818 al 1831 furono i ducati investiti in compagnie di assicurazioni e cambi marittimi. Oggi non esistono più società di assicurazioni meridionali. Tutte del nord, divise tra Genova, Trieste, Milano, Torino e Bologna. Parlare di tutte le società nate tra il 1815 e il 1860 sarebbe cosa ardua, ma possiamo affermare con certezza che il Regno delle Due Sicilie stava strabiliando il mondo mentre in Piemonte e in Lombardia si moriva di pellagra e di inedia. Nel 1826 fu fondata la Cassa di Conservazione delle Rendite dei Beni Fondi del Regno delle Due Sicilie e la Compagnia di Assicurazione contro gli Incendi. Nel 1827 nacquero la Cassa Rurale, la Cassa di Risparmio di Napoli e la Banca Fruttuaria che aveva un capitale di ducati diviso in azioni e fu la prima banca specializzata negli investimenti industriali, la Compagnia Tipografica con capitale di ducati. Grande sviluppo ebbe la Società di Assicurazioni Diverse istituita nel 1825 con capitale di ducati diviso in 500 azioni; detta compagnia stipulava polizze su tutto: sulla vita, sulla sopravvivenza, sui vitalizi, sugli incendi, ed inoltre anticipava denaro agli impiegati statali. Nel 1833, nel giro di pochi mesi sorsero le seguenti compagnie: la Società Enologica, con capitali di ducati iniziali poi raddoppiati; la Società Industriale Partenopea con ducati di capitali; la Economica Commerciale, la Compagnia Sebezia con capitale di di ducati, promotrice delle industrie nazionali; la Compagnia di assicurazioni generali del Sebeto, con capitale di ducati; la Compagnia Commerciale di assicurazioni, con capitale di ucati; la Società di circolazione e garanzia, con capitale di ducati; nacque una Compagnia d'industria e belle arti, con capitale di ducati che riuscì ad appaltare la costruzione del teatro San Carlo come pure dello stesso tipo nacquero una Compagnia di manutenzione ed un'altra di Edilizia con capitale di 300 mila ducati. Nel 1834 nacque la Banca del Tavoliere con un capitale di di ducati. Ludovico Bianchini, dall'opera del quale abbiamo attinto questi dati così si espresse a proposito dello scoppiettare di tanta energia: ...e fu spettacolo veramente singolare in quei giorni che bastava render noto per le stampe gli statuti di siffatte compagnie, perché grandissimo numero di persone corresse ad associarvisi acquistando le azioni... .( Ludovico Bianchini, Ibidem, pag 613) Capitali esteri affluivano nel Reame e l'industria tutta ne godeva benefici incommensurabili. Tali capitali, favoriti dalla politica moderatamente protezionistica voluta da Ferdinando II, non fecero che rendere più ricco e prospero il Regno e rafforzare la sua indipendenza; era così liberista, per i tempi, il sistema ferdinandeo che persino Lord Peel, al Parlamento inglese, elogiò il Governo napolitano. L'industria metallurgica descrive la più grande fabbrica italiana del tempo: ...lo stabilimento di Pietrarsa si ampliò rapidamente potenziando le officine meccaniche. Nel 1860 il fulcro dell'industria italiana non era la FIAT di Torino che non esisteva, né la Pirelli di Milano e nemmeno il triangolo industriale padano nato dopo le vicende risorgimentali col sangue e con i soldi meridionali. Nel 1860 il Nord era alla bancarotta totale mentre nel Regno delle Due Sicilie tutti o quasi lavoravano e producevano ricchezza. Quando Garibaldi giunse a Napoli trovò una montagna di danaro: banche stracolme d'oro, d'argento e soldi contanti, conventi ricchissimi. Milioni di ducati alla mercè del pirata dei due mondi. Ebbene, nel 1860, il fulcro, il volano Vietata la vendia o la cessione a fini di lucro. Stampato in proprio O.M. Pag. 7/259 dell'economia italiana risiedeva nel tanto vituperato Sud dei Borbone, nel Regno delle Due Sicilie. Tre colossi, tutti statali, erano la punta di diamante del nascente assetto industriale napolitano: il Reale Opificio di Pietrarsa, il Real Stabilimento di Mongiana in Calabria e i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia. L' Opificio di Pietrarsa fu voluto nel 1840 da Ferdinando II, tra San Giovanni a Teduccio e Portici, per sottrarsi allo strapotere industriale britannico. Angelo Mangone così ci he, cui si aggiunse nel una grande ferriera intitolata all'ischitella. La produzione all'inizio si articolò su caldaie e motrici a vapore, come il complesso da 300 HP nominali e 900 effettivi per le pirofregate e, macchine a vapore da 12Hp per le Officine della Marina e dell'artiglieria e per le pompe del bacino di raddobbo; locomotive complete su sistema successivamente migliorato per le Ferrovie, cosicchè fino al 1853 erano state prodotte 6 locomotive; negli anni successivi il continuo potenziamento e continuo ammodernamento degli impianti portarono alla produzione di due ed anche tre locomotive all'anno con totale, nel 1860, di venti locomotive consegnate; ma avrebbe potuto produrne anche dieci l'anno complete di tenders Pietrarsa era, in quegli anni, l unico stabilimento italiano che producesse rotaie, di qualità eccellente anche se care ed approntava inoltre, sempre per le Ferrovie, carri merci, cuscinetti ed ottimi manufatti di acciaio ottenuti per pudellaggio di materiale comune; produceva inoltre macchinario utensile e vario; torni, spianatrici, macchine a rigare le canne dei fucili , fucine portatili, magli a vapore con mazza fino a 32 cantaja, cesoie, foratrici, gru di vari tipi, affusti di cannone da piazza, apparecchiature telegrafiche e macchine per ricoprire di seta i fili del telegrafo si producevano inoltre: granate, bombe, ruote di locomotive, parti di ponti in ferro, bocche da fuoco da campagna, e da montagna, pompe, fusioni in bronzo, nonché, dopo il 1854, ferri, acciai laminati e trafilati. Nel 1860 è la fabbrica metalmeccanica italiana che impiega più personale: nel giugno 1860 sono iscritti ai ruoli paga 820 artefici paesani cui vanno aggiunti 230 operai militari, in totale addetti. (L'Ansaldo di Genova, nello stesso periodo impiegava 500 operai.) L'Opificio si estendeva su una superficie di mq disponeva di macchine a vapore con potenza complessiva di 163Hp; l' Officina locomotive disponeva di due grandi gru a bandiera, 24 torni, 5 pialle, 2 barenatrici, 5 trapani verticali, 2 macchine per viteria, 88 posti di lavoro per aggiustatori, una motrice a vapore con bilanciere Watt da 20 HP con due rami di trasmissione che motorizzava tutte le macchine. l'officina di Artiglieria disponeva di 14 torni, 4 limatrici, una macchina per rigare i cannoni. C'erano poi un'officina costruzione modelli, una fucina con 30 fuochi, la Fonderia che annoverava tre grandi fornaci alla Wilkinson e tre fornaci piccole per ghisa, la Fonderia per
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks