ISLL Papers The Online Collection of the Italian Society for Law and Literature

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ISLL Papers The Online Collection of the Italian Society for Law and Literature Vol. 9 / 2016 Ed. by ISLL Coordinators Carla Faralli e M. Paola Mittica ISLL Papers The Online Collection of the Italian
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ISLL Papers The Online Collection of the Italian Society for Law and Literature Vol. 9 / 2016 Ed. by ISLL Coordinators Carla Faralli e M. Paola Mittica ISLL Papers The Online Collection of the Italian Society for Law and Literature ISLL - ISSN X Vol. 9 /2016 Ed. by ISLL Coordinators C. Faralli & M.P. Mittica ISBN DOI /unibo/amsacta/5579 Table of Contents Maria Borrello, Riflessioni intorno all ermeneutica della metafisica della presenza dell assenza (Some considerations on the hermeneutics of the metaphysics of presence of absence ) Miguel Fernández Núñez, Como si de una balanza se tratara : Consideraciones acerca de una metáfora jurídica (Some considerations on the scales as a legal metaphor) Flora di Donato, Le récit comme outil d analyse juridique : perspectives top down et bottom-up. Le cas de l integration des étrangers en Suisse Orlando Roselli, Il diritto come Esperanto (Law as Esperanto) Giulia Pratelli, Riflessioni a margine di un dialogo tra un giurista e un musicista (On a dialogue between lawyers and musicians) Teresa Pasquino, Dante, poeta del diritto e della giustizia [Dante. The Poet of Law and Justice] Vittorio Capuzza, Il senso del diritto nel modo congiuntivo del verbo Sum nella grammatica latina [The sense of the law in subjunctive of the verb sum in latin grammar] Domenico Corradini H. Broussard, Critica del diritto signorile [The Law of Lords. A Critique] Giulia Benvenuti, Hegel: Il diritto e il torto [Hegel: The Right and the Blame] Maria Francisca Carneiro, Law and style. First conjectures about juridical stylistics Essays ISLL Papers The Online Collection CRITICA DEL DIRITTO SIGNORILE Domenico Corradini H. Broussard Abstract [The Law of Lords. A Critique] Portraits of people that never gave in to the law against the servants. Key Words: Poverty, Lordship, Revenge, Prison, Freedom Published in 2016 (Vol. 9) ISLL owns nonexclusive copyrights in the aforementioned paper and its use on the ISLL website. ISLL - ITALIAN SOCIETY FOR LAW AND LITERATURE ISSN X Italian Society for Law and Literature Critica del diritto signorile di Domenico Corradini H. Broussard Vincent Van Gogh, De Aardappeleters I mangiatori di papate 1 «Non serviam!» James Joyce 2 «Love is unhappy when love is away!» James Joyce 3 A mio padre e a mia madre col giglio che in cuor mi crebbero 0. Lo staffile signorile. Staffilarono impietosi con lo staffile signorile. Staffilarono corpi rosi da fame e sete di giustizia. Staffilarono la tristizia. Staffilano ancora. È la legge del Signoraggio che ancora staffila quelli del Servaggio. 1 Vincent Van Gogh, De Aardappeleters I mangiatori di papate, 1885, olio su tela cm 82 x 114, Van Gogh Museum Amsterdam. 2 James Joyce, Ulysses (1922), Penguin Books, London 2000 (reprint), p James Joyce, Chamber Music, IX, v. 9, Elkin Mathews, London ISLL Papers 2016 (Vol. 9) ISLL Papers 2016 (Vol. 9) 1. «Ohi vita americabella». Ricordando persone del passato, che in silenzio hanno costruito monumenti di magnificenza, una tristezza mi prende, e mi scuote, e sulle mie labbra spegne sorrisi. Mors ultima linea rerum. Quelle persone sono morte. E nella loro esistenza, spesso sconosciute o misconosciute o schernite, non hanno pensato che sarebbero diventate «postume». Non Musil. Pessoa, invece. È bene celebrare questi morti in dimensione non solo europea, l Europa essendo nella storia del mondo più un unione monetaria che una comunità culturale, più un unione monetaria subalterna agli Usa, «ohi vita americabella» 4. Celebrarli per non lasciarli legni secchi sull arenile. 2. Nascareddhu. Non ho dimenticato, la sua storia avendola seguita anche dopo il mio trasferimento a Pisa nel novembre mille960, un uomo tarchiato, Nascareddhu lo chiamavano perché si soffiava una narice alla volta premendo l altra con il pollice e così emetteva dovunque un enorme rumore, stracci addosso, ogni domenica passava dalla nostra casa al Gelso Bianco e da tante altre case, e in un sacco metteva ciò che del pranzo era rimasto, ogni cosa ci metteva dentro, e la benediva prima, e a noi bambini una carezza sul capo, e a me a ripetere che da grande avrei dovuto fare il Predicatore, ci sono di quelli che possono sposarsi, concludeva, e si allontanava tranquillo, stava rimediando il cibo per l intera settimana, e le settimane erano lunghe, e ci son più giorni che salcicce, canticchiava, ed era il suo Te Deum, il suo Veni Creator Spiritus, osanna osanna. E negli anni Settanta mi giunse la notizia che aveva perso la moglie e si era risposato novantenne per compagnia, e chi mi ricuce il bottone sennò? e poi negli anni Ottanta che era morto, lasciando i suoi soldi, sì e no 100mila lire, al Vescovo, perché li distribuisse ai poveri come lui, e le 100mila lire, sì e no, tutti soldini tintinnanti in un lenzuolo. È a te che penso, quando penso alle disuguaglianze economiche, ai diritti dell uomo, al biodiritto e al geodiritto. E se ti proponessi una pubblica medaglia come «eroe mai cantato», saresti tu il primo a dirmi come? la mia ombra tra gente accussì ben vestita? e che meriti ho? è un merito l aver vissuto da povero? lasciami riposare nel camposanto, avivi i capiddhi biondi na vota. 3. Gli eroi mai cantati. Non cercateli tra gli scienziati e gli inventori e gli scrittori e gli uomini di genio. Cercateli nei luoghi della sofferenza, nei paesi che la globalizzazione ha ridotto alla fame, nelle carceri dove ci si incattivisce, negli ospedali dove non è mai primavera, tra coloro che in fronte recano il marchio di sottoproletari e di sbaraccati e di extracomunitari, tra l esercito di disperati che sbarcano sulle nostre coste, e poi partono per il Nord Europa, e in alcuni paesi gli dicono bene, non avete documenti di identità? allora le impronte digitali, bestie da macello, carne da cannone. 4 Franco Costabile, Cammina con Dio (1964), vv , in Via degli Ulivi e altre poesie, a cura di Antonio Iacopetta, s.e. e s.l. 2004, p A p. 136, nel «finito di stampare», «Presso arti grafiche Stampa Sud Lamezia Terme». 2 Domenico Corradini H. Broussard, Critica del diritto signorile E ricordate Brecht, che al suo Galilei antieroico fa dire «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi» 5. E anche ricordate quegli uomini che non hanno bisogno di medaglie e targhe, di cippi e monumenti, di funerali di Stato e premi alle vedove e agli orfani. Uomini avvezzi a stare nell ombra, dolcita da una lanterna. L aquila ad ali spiegate, che Carlo V scelse come simbolo imperiale della mia città, per averlo difeso sanguinis effusione, non ha reclinato il suo capo. E dalle creste dei suoi tre colli, saluta smagliando i viandanti che le passano vicino. Dallo Jonio e dall Adriatico provenendo il sole sorge, io dico. Io che ancora mi sento come una zizzola cresciuta in terra d Oriente, tra i caprettari con fringuella la caprettara e tra i pescatori con fringuella la pescatora. 4. Migjeni. Millosh Giergj Nikolla, in arte Migjeni. E non per civetteria. Ma per desiderio di quella umiltà che è dei cuori semplici, per desiderio di ridurre il proprio io ai margini esistenziali. Tre nomi, di cui il secondo di chiara ascendenza russa, lo zarismo ancora su troni di broccato, troppo trionfali gli sembrarono. E a lui, triste e solitario, l antica notte albanese suggerì di adottare l acronimo composto dalle prime lettere dei suoi tre nomi: una stella piccola nei cieli del paese delle aquile e in tutti i cieli dei tanti sistemi solari che popolano l universo. Da Millosh, «mi». Da Gjergj, «gje». Da Nikolla, «ni». Nacque a Shkodër il 13 ottobre mille911. Scrisse mirabilia in prosa e in versi. Malato di tubercolosi, assistito dalla sorella Olga, morì nell Ospedale Valdese vicino Torino il 26 agosto mille938. Sepolto nel camposanto di Torre Pellice fino al 5 febbraio mille956: quando il regime di Enver Hoxha decise di riportarlo a Shkodër. Bande musicali dei militari in divisa di gala. Celebrazioni patriottarde. E l anno successivo, il «Presidium i Kuvendit Popullor», il Parlamento, gli conferì alla memoria il titolo di «Mësues i Popullit», Maestro del Popolo. Ma non aveva difeso i poveri contro lo Stato distratto, contro i residui satrapici dell Impero Ottomano, contro l incuria delle istituzioni politiche? Lo Stato genuflesso dinanzi alla sua bara, salvo l orgoglio nazionale, santificata la commozione. Non è vero, Olga? Shok Dritero Agolli hai inneggiato anche in poesia a Enver Hoxha dittatore e non a Migjeni democratico 6. Non così. Non così per me e per i democratici. Che nella dittatura e non nella democrazia vediamo il torto e non il diritto. Da ragazzo di Calabria ascoltavo «Radio Tirana», dissentendo. 5. Antonio Broussard. 5 Leben des Galilei Vita di Galileo, scena XIII, a cura di Giuseppina Onero, trad. di Emilio Castellani, Einaudi, Torino 2014 (ristampa), p. 217, negando l affermazione alla p. 215 del giovane portalatte al mattino e giovane apprendista di fisica astronomica Andrea Sarti «Sventurata la terra che non ha eroi!». Per il testo in tedesco (versione ), ibid., pp. 216 e 214: «Unglücklich das Land, das Helden nötig hat» e «Unglücklich das Land, das keine Helden hat». 6 Dritero Agolli, Nënë Shqipëri. Poemë, Shtëpia Botuese «Naim Frashëri», Tiranë 1975, pp ISLL Papers 2016 (Vol. 9) Era cugino di mio padre, la Francia da cui venivano i loro antenati un ricordo lontano di circa due secoli, le montagne del Diacono Martino ancora intatte non incoraggiavano i viaggi, ma il filo continuava a resistere, almeno a Natale e Pasqua cartoline augurali tra la Calabria e Saint-Ètienne, scambi di foto dei nuovi nati nella famiglia, Alphonsine il nome più diffuso tra le ragazze, e ogni tanto un telegramma di lutto, le effigi su cartoncino giallo, una croce in cima e crisantemi ai lati e una preghiera in basso, gli scomparsi in gloria di Dio, uomini dal portamento austero, camice inamidate con una spilla a chiusura del colletto perché la cravatta vi rimanesse più ferma, quasi sempre pizzetto alla D Artagnan, donne in abiti di broccato e trine e merletti a decorazione, cappelli a tese larghe con piuma di struzzo, pendenti e collana in oro con il sigillo a corona regale, dal numero delle punte della corona distinguendosi se erano state marchese o contesse del Sacro Romano Impero. Antonio Broussard si chiamava. Studi nel Collegio dei Salesiani a Roma e nel Collegio dei Pallottini a Ostia, mazziniano di ispirazione. Rifiutò ogni privilegio, il suo nome di casata consentendoglielo. Partì di leva destinato al Distretto militare di Sulmona, chiese e ottenne il trasferimento nel reparto armato di Ascoli Piceno, chiese e ottenne l assegnazione al 1 battaglione del 49mo reggimento di fanteria, chiese e ottenne di seguire il suo reggimento in Albania, nella striscia di terra tra Valona e il mare e il fronte greco, grado «porta-ordini». Il 17 novembre mille940, compiva vent anni, i greci attaccarono. Il 18, l attacco nel varco di Kapesticha-Graka. Eravate in 28 contro 200. In ritirata, i greci ti ferirono a un braccio: pallottola di fucile. E ferirono il tuo Comandante, il Sottotenente Isabella: pallottole di mitraglia. «Mamma mia», disse Isabella. E con il tuo corpo gli facesti scudo. Invano. Un altra scarica di mitraglia vi colpì entrambi: le mani di Isabella aggrappate alle tue spalle, come a uno spuntone di roccia, le tue strette all indietro lungo la vita di Isabella. Ti portarono all Ospedale Militare di Tirana. Un quarto d ora di tempo, gli ultimi fotogrammi, fino alle 15 di venerdì 21 novembre mille940, buon compleanno ti venne da Mongiana lungo la strada per le Serre Calabresi, anche a voi per gli anni avvenire, rispondesti, e non dimenticatevi di potare quell albero di faggio dove mi arrampicavo per vedere il mare di Soverato e il Golfo di Squillace. Medaglia d oro alla memoria. Tavola a colori tutta prima pagina di Vittorio Pisani sulla «Tribuna Illustrata» 7. Nome di una via a Catanzaro. 6. Le croci in Albania. Mor udhëtar që shkon ndër këto vende, mirë se na erdhe. È uno dei saluti tipici della tradizionale ospitalità albanese. Passeggero che attraversi queste contrade, benvenuto. Ma ci andarono gli italiani in Albania da conquistatori. Era il mille939. Perché mai dargli il benvenuto? Vittorio Emanuele III voleva diventare Re di un paese affacciato sull altra sponda dell Adriatico e dello Jonio. E i soldati s imbarcarono e partirono 8. C era anche uno zio di mia madre. E partendo per Durazzo, dove sarebbe rimasto due anni, a mia madre confessò il suo disagio: da secoli in Calabria gli albanesi erano anche 7 7 settembre Domenico Corradini H. Broussard, Ci andammo nel 39 in Albania, in «Il Corsivo», 14, 2 aprile 1997, pp Domenico Corradini H. Broussard, Critica del diritto signorile calabresi, e ora per un amaro destino toccava a lui tradirli. Al suo ritorno lo zio portò in dono a mia madre una croce d argento lavorata in filigrana. Andò poi persa in uno dei tanti bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sì, mamma, sono poi stato in Albania. E ti ho comprato una croce d argento lavorata in filigrana, come quella che lo zio ti aveva regalato. Sì, mamma, ne ho viste di croci in Albania. Le abbiamo piantate noi. E nel mio cuore tutte stanno. Guai ad armarsi contro altri popoli, prima o poi si spara. E cadono carni e ossa di vittime. Meglio portare bandiere di pace. Meglio insegnare la non-violenza. Ho imparato a difenderla con l anima tra i denti, me shptirtin ndër dhëmbë. Pax et lux. Pax est lux. 7. Liri. «Meglio pane e sale a pranzo e cena, pur di andare a letto tranquilli». Questo tuo nonno insegnava a tua madre Merushe. E questo tua madre Merushe ti ha insegnato, Elda. C erano i tedeschi in Albania. Matrimonio rapido di tuo nonno e tua nonna, e poi entrambi in armi per la guerra partigiana. La prima figlia, Liri, un mese appena, quel giorno piangeva, il pianto sovrastava il rumore del battaglione in marcia, un richiamo per i tedeschi che inseguivano, il loro fiato lo portava il vento, ed era fiato di sangue e vendetta, Liri non accennava a smetterla, la smise quando i tuoi nonni, cuori angosciati, la gettarono in un burrone per salvare la vita di centinaia di compagni. Li comandava il fratello di tuo nonno, lo zio di tua madre, il tuo prozio. Liri = Libertà. Dette anche lei il suo contributo alla Liberazione. Ma fu subito dittatura. Tuo nonno, pane e sale a pranzo e cena, continuò il suo umile lavoro. Tua nonna si adattò a cucinare in un asilo. Poveri, ma fecero studiare all Università tutte le loro figlie. Laureato in Russia, cinque lingue straniere in bocca, combattente in Spagna contro Franco, il tuo prozio divenne primo ministro. Si suicidò, o fu suicidato, nel mille981. Voleva che l Albania si svegliasse dal sonno dell Impero Ottomano. Voleva che la dittatura di Enver Hoxha non si chiudesse a riccio, nel sogno mal sognato di un autarchia impossibile. Voleva che le frontiere avessero almeno qualche porta, da cui gli albanesi uscissero in cerca di lavoro. E fu ricompensato: lo dichiararono post mortem «Agente della Cia» e «Nemico del Popolo», marchio infamante. Non bastò. Il figlio maggiore, lui sapeva la verità e il regime lo temeva, rimase nel brucìo dei fili di una cabina elettrica, era ingegnere elettronico. La moglie, insieme ad altri due figli, in carcere. Tuo nonno, il fratello del marchiato post mortem, espulso dal Partito. «Mi vergogno di mio fratello», lo convinsero a dire. Ed espulso dal Partito anche un nipote acquisito del marchiato post mortem, il marito della più anziana delle tue zie materne, era un attore di teatro, per la vergogna giù dalla finestra del quinto piano di una casa. Non bastò ancora. «Traditori», dicevano a tuo padre e a tua madre e a te e a tuo fratello gli amici di un tempo e i parenti e gli sconosciuti. «Traditori». Sul divano tua madre Merushe cuciva un bottone al cappotto di tuo padre Ali, quel giorno. E piangeva. Tuo fratello Kreshnik in silenzio. Tuo padre prese il cappotto con il bottone sistemato, baciò te e tuo fratello, abbracciò tua madre, aprì con un colpo secco la porta e scomparve per la via. Erano innamorati, tua madre Merushe e tuo padre Ali. Ma furono costretti a separarsi e poi a divorziare: un uomo che sta con una «Nemica del Popolo» non ha futuro, e non hanno futuro i suoi figli. Doveva finire l incubo della 5 ISLL Papers 2016 (Vol. 9) dittatura perché in pienezza d amore stessero di nuovo, lì la bandiera ha un edera al centro invece che un aquila su campo rosso. Oggi 8 marzo mille985, con il suo sorriso buono, tuo nonno sta passeggiando al primo sole che annuncia primavera. È nei pressi della tua casa. Tu e tuo fratello lasciate i giochi sul terrazzo, tua madre le pentole sul fuoco. Lo chiamate. Fa finta di non sentirvi, è venuto per un ultimo saluto. Lo perdete alla vista. Lo ritrovate in un fiume. Tua madre, medico, con all autista dell ambulanza, lo tira fuori dall acqua, gli pigia forte le mani sul petto, un due tre, via, un due tre, via. Invano. Affogato, continua a sorridere. E tu, amico autista, dove sei? Oggi 20 febbraio duemila5 queste cose hai scritto a me, Elda 9. E ti ho risposto «Baci di padre». Oggi 21 ottobre duemila15 ancora ti ricordo Hegel: ius paupertatis seu necessitatis Dike. Quando il Caos uscì di scena, si instaurò l ordine del Cosmo. E con l ordine del Cosmo, la stella di Dike trafisse i cieli. A Dike appartengono da sempre i diritti dell uomo. Che giustizia sarebbe mai quella che non riconoscesse i diritti dell uomo e li schernisse come farfalle innascibili da crisalidi di seta? Dike da Themis nasce, mille gli echi per le strade 11. Non diritti soggettivi con un diritto oggettivo che non ha princípi democratici per serrarli in amalgama, ori e argenti da una parte e mercurio dall altra, sono i diritti dell uomo. Il geodiritto, non i diritti nazionali né il diritto cosmopolita con la sua «federazione di popoli» che popoli rimangono in Stati differenti, li stringe in concordia. Il popolo? La popolazione lo sovrasta. Il territorio? La Terra tutti i territori contiene. Il potere d imperio, la sovranità? Anche in nome del Principe Myškin, l auctoritas della democrazia mondiale è chiamata a superarli. Le Multinazionali e le Nazionali e il Wto al liberismo devoti for business s sake? Il solidarismo li soppianti. Economia e diritto e politica: si sollevino dal particolare e dal generale, e all universale, che è del concetto e del sentimento insieme, salgano con andatura eretta, e salgano sopra i mari e le vette dei monti, e come l amore che calma rendano calme le onde e le nevi. E nell approdo, barca fianco a barca, fiocco fianco a fiocco, la rosa verde e blu del dialogo. O nel processo dal civile al penale, del contraddittorio tra pari in etica dignità per la formazione della prova 12. La vita si vive nell ascolto degli altri, e ascoltandola la si vive, e ascoltandosi si vive. Senza Dike, la tracotanza e la tirannide e l autoritarismo Hybris. 9. Alceste De Ambris e Lorenzo Viani. 9 In «Archivio Corradini H. Broussard». 10 Su questa convinzione di Hegel, Giulia Benvenuti, Hegel: il diritto e il torto, in ISLL Papers, Anna Jellamo, Il cammino di Dike, Donzelli, Roma 2005, p. 16 sgg. 12 Giulia Benvenuti, La verità alla prova. Riflessioni sul contraddittorio, Margiacchi Galeno, Perugia 2013, p. 181 e sgg. Anche in ISLL Papers, Domenico Corradini H. Broussard, Critica del diritto signorile Tornato dal Brasile dove per quasi cinque anni aveva sperimentato la povertà delle fazendas, comandavano i signori con un cenno del capo e muti obbedivano i servi, cadeia dum trabalho desumano e cruel, Alceste De Ambris mille907 scriveva che i tra capitalisti e operai esistono «infinite varietà di sottoclassi e caste più o meno parassitarie, che si confondo tra loro e che presentano caratteri non ben definiti, partecipando in un certo senso tanto alla vita proletaria quanto alla vita capitalistica» 13 : emarginati e oppressi che, vivendo delle briciole del gran capitale, della loro emarginazione e della loro oppressione non avevano consapevolezza. Lorenzo Viani preparò poi dieci xilografie. Alceste De Ambris le commentò in calce. Il libr
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