l’Unità Laburista - Fermare Ankara - Numero 16 del 11 ottobre 2019

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Numero 16 del 11 ottobre 2019Fermare AnkaraSommarioI dieci giorni di ottobre mai esistiti che sconvolsero il mondo - pag. 3 Giovan Giuseppe MENNELLA…
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Numero 16 del 11 ottobre 2019Fermare AnkaraSommarioI dieci giorni di ottobre mai esistiti che sconvolsero il mondo - pag. 3 Giovan Giuseppe MENNELLA Climate Change/Global Warming: un’ipotesi di lavoro laburista - pag. 11 di René BURRI Come ti taglio il deputato - pag. 17 di Aldo AVALLONE Rojava, l’”aguzzino di Ankara” uccide e ricatta. Va fermato - pag. 20 di Umberto DE GIOVANNANGELIGravidanze a rischio - pag. 24 di Antonella BUCCINIIl Piano Casa di Fanfani - pag. 27 di Giovan Giuseppe MENNELLA2StoriaI dieci giorni di ottobre mai esistiti che sconvolsero il mondo Giovan Giuseppe MENNELLA3Proprio in questi giorni di ottobre, dal 4 al 15 ma del 1582, si realizzò un sogno e un progetto di un personaggio piuttosto misterioso, poco conosciuto anche dagli scienziati, di cui si sa poco dai documenti, tanto che qualcuno ipotizza che non sia mai esistito. Stiamo parlando di Luigi Lilio, un medico, scienziato e astronomo calabrese, nato a Cirò nel 1510, come scritto in uno dei pochi documenti giunti fino a noi che lo riguardano. Si formò culturalmente nella stessa Cirò nel convento dei padri francescani. Come molti provinciali dell’Italia meridionale, a ventidue anni si trasferì a Napoli per studiare, probabilmente medicina, ma anche del suo soggiorno napoletano non si sa moltissimo, salvo che, per mantenersi agli studi per via delle scarse finanze del padre, fu costretto anche a lavorare come segretario presso la famiglia nobiliare dei Carafa, feudatari di Cirò. Poi si trasferì a Roma, probabilmente per perfezionarsi negli studi, ma di questo periodo romano non conosciamo davvero nulla, per via dell’assoluta mancanza di documenti. Invece esiste un documento successivo che attesta che fu lettore, cioè professore, di medicina all’Università di Perugia, dove probabilmente visse fino all’ultimo. Ma perché stiamo parlando proprio del misterioso, forse fantomatico e magari leggendario, Luigi Lilio? Perché fu l’ispiratore della riforma del vecchio calendario civile, istituito da Giulio Cesare nel 46 a. C., e che fu promulgata dal Papa Gregorio XIII. Infatti, oltre all’attività di medico era anche studioso di astronomia. In effetti, era da secoli che si avvertiva l’esigenza della riforma del calendario civile perché non era più in accordo con il calendario astronomico, tanto che ai giorni di Lilio l’equinozio di primavera, fissato dal calendario civile al 21 marzo, astronomicamente cadeva ormai al giorno 11 dello stesso mese. Perfino Dante Alighieri, nel XXVII Canto del Paradiso, accenna al problema dicendo che ormai il mese di 4gennaio rischia di non corrispondere più alla stagione che gli compete. Il calendario civile giuliano era troppo lungo, nel senso che ogni anno aveva circa 12 minuti in più rispetto alla durata dell’anno astronomico, già peraltro difficile da calcolare perché il moto di rotazione della Terra intorno al Sole, o quello apparente del Sole intorno alla Terra come si credeva prima di Copernico e Galileo, non è costante ma varia nel tempo. Ovviamente, dall’epoca di Giulio Cesare alla metà del cinquecento quando si svolge la nostra vicenda, il vantaggio accumulato dal calendario civile su quello astronomico, minuto dopo minuto per secoli anzi per millenni, era diventato davvero grande, nell’ordine appunto di circa dieci giorni. L’esigenza di far coincidere i due calendari era ormai impellente, per ragioni pratiche e anche ideologiche, anzi teologiche. Per ragioni pratiche perché dal calendario civile dipendevano molte attività dell’uomo, in quel periodo soprattutto i lavori agricoli, come la semina, il raccolto, la potatura, la vendemmia, che non potevano essere troppo sfalsati rispetto al clima delle stagioni. Per ragioni ideologiche e teologiche, perché la Chiesa, fin dal Concilio di Nicea del 325 d.C., aveva legato all’equinozio di Primavera la sua festa più importante, cioè la Sacra Pasqua di Resurrezione del Signore Gesù Cristo che, secondo la liturgia adottata nel Concilio, era stata fissata alla prima domenica successiva alla quattordicesima luna dopo l’equinozio di Primavera. Quindi, si metteva a rischio l’esatta datazione della Pasqua, come prevista dalla liturgia cristiana adottata dal Concilio, fissata saldamente al calendario astronomico. Il problema era grave soprattutto in quel periodo storico, perché si era verificata da poco la scissione della Riforma protestante e prima ancora quella Valdese e i protestanti delle varie confessioni accusarono la Chiesa di Roma di essere giunta ad un 5tale grado di corruzione e di lassismo che ormai anche la data della Santa Pasqua di Resurrezione non era più certa. Quindi, era ormai avvertita, soprattutto negli ambienti della curia papale, l’esigenza imprescindibile di mettere fine alla discrepanza di date tra il calendario civile e quello astronomico su cui era stabilita molta parte del calendario religioso della Chiesa cattolica di Roma e dei paesi rimasti cattolici dopo la Riforma. Tanto avvertita che nel 1574 il Pontefice Gregorio XIII, il bolognese Ugo Boncompagni, istituì presso il Vaticano una Commissione di studio per la fissazione della data esatta della Pasqua mediante la riforma del calendario, applicabile innanzitutto nei paesi di confessione cattolica, in risposta alle critiche provenienti dal mondo protestante. E qui torna di attualità il nostro scienziato Luigi Lilio, perché della Commissione faceva anche parte, unico rappresentante laico tra gli altri componenti tutti ecclesiastici, Antonio Lilio che altri non era se non il fratello del nostro Luigi il quale evidentemente portò in Commissione la proposta che Luigi era andato elaborando nei suoi studi astronomici. C’era il fratello e non Luigi perché quest’ultimo evidentemente era morto prima dell’insediamento della Commissione nel 1574. Fra gli altri, nella Commissione, c’erano anche il Presidente Cristoforo Clavio, tedesco, professore del Collegio Romano, Giuseppe Scala matematico siciliano e Ignazio Duranti medico perugino. Di proposte ne furono esaminate moltissime, basate sui più svariati principi e ragionamenti, ma fu accettata dalla Commissione proprio la proposta di Luigi Lilio perché molto semplice, comprensibile da tutti, soprattutto dai contadini e dai preti, le due categorie che più avrebbero dovuto gestirne le conseguenze, gli uni nei lavori agricoli, gli altri nella liturgia. La soluzione era di eliminare innanzitutto dieci giorni dal calendario civile per sin6cronizzarlo a quello astronomico e poi, per aggiustare nel tempo le ulteriori discrepanze causate dalla variabilità della rotazione della Terra intorno al Sole, eliminarne altri tre ogni quattrocento anni. Si basò anche sul libro di Copernico De rivolutionibus orbium coelestium libri sex. Il meccanismo per eliminare questi ulteriori tre giorni è interessante e cioè consiste nel non considerare bisestili gli anni secolari 1700, 1800 e 1900 e invece di considerare bisestili solo gli anni secolari 1600, 2000 e 2400. Così il nostro anno 2000, che abbiamo vissuto da non molto, ha avuto una doppia caratterizzazione speciale, quella di essere stato l’anno del passaggio da un millennio all’altro e l’unico anno secolare considerato bisestile dal 1600 al 2400. La riforma fu deliberata e promulgata con la bolla papale “Inter gravissimas” del 24 febbraio 1582 decidendo di eliminare i dieci giorni dal 4 ottobre al 15 ottobre di quello stesso anno. Sulla ragione per la quale furono colpiti proprio quei dieci giorni e non altri, ci sono due teorie. Dal 5 al 15 ottobre non c’erano festività religiose significative e si lasciava in vita il giorno 4 per poi tagliare gli altri dieci fino al 15. Secondo alcuni il giorno 4 si lasciava in vita per festeggiare San Francesco, secondo altri, più maliziosi, perché era il giorno di San Petronio, patrono di quella Bologna di cui era originario Gregorio XIII. E così il nuovo calendario passò alla storia come gregoriano, dal nome del Papa che lo aveva promulgato, anche se tutto il lavoro era stato fatto, prima di morire, dal nostro astronomo calabrese, sconosciuto, misterioso e, secondo alcuni, mitico perché mai esistito. Il nuovo calendario fu oggetto di critiche feroci nei paesi protestanti e di lodi sperticate nei paesi cattolici, tutte o quasi piuttosto fantasiose e strampalate. Una difesa sostenuta da serie argomentazioni scientifiche va citata, e fu quella del gesuita scienziato tedesco Christopher Clavius, Cristoforo Clavio, già Presidente della 7Commissione, che lo difese a spada tratta su basi scientifiche e che anzi diede un contributo non secondario alla stessa confezione del calendario, in quanto fu lui a scartare l’ipotesi di adottare il cosiddetto anno siderale, considerato troppo complicato, e a far propendere per l’eliminazione di tre e non quattro giorni ulteriori ogni quattrocento anni, come sembrava preferire Lilio. Che Clavius fosse un serio scienziato è confermato dal fatto che fu in frequente corrispondenza con Galileo che gli comunicò alcune considerazioni sul moto dei pianeti. Le critiche strampalate furono che il Papa voleva sovvertire la natura cambiando la data della Pasqua, che i contadini con il nuovo calendario non sapevano più quando seminare o arare i campi e gli uccelli non sapevano più quando migrare. Ci furono anche lodi altrettanto campate in aria, come la leggenda che un albero di nocciolo a Gorizia era fiorito nel 1583 nello stesso giorno dell’anno prima, o che il sangue di San Gennaro si era sciolto esattamente il 19 settembre del 1583 come gli anni precedenti alla riforma. Luciano De Crescenzo ebbe l’idea del suo film “32 dicembre” del 1988 pensando, o forse immaginando, che Lilio aveva sbagliato i calcoli di un giorno perché distratto dall’amore per una sua donna di servizio. In realtà, non ci sono elementi per confermarlo, anche perché, come si è visto, esistono pochissimi documenti sulla vita di Lilio. Invece, risulta che fu proprio il Papa Gregorio a invaghirsi di una sua cameriera tanto che da lei ebbe un figlio. L’attore Marco Paolini, in suo spettacolo disse scherzosamente che l’agonia della povera Santa Teresa d’Avila era durata ben dieci giorni, perché era entrata in agonia nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1582 e quindi era morta il 15. In quei giorni mai esistiti si saranno verificati sicuramente problemi pratici, come debitori che trovarono la scusa per non pagare, nel caso che i debiti fossero in scadenza proprio dal 4 al 15 ottobre. Certo, se si tagliassero oggi dieci giorni ci sareb8bero problemi ancora più grandi, a cominciare dalla gestione dei sistemi informatici. Col tempo, moltissimi paesi del mondo, a cominciare da quelli protestanti, adottarono il calendario gregoriano, vista la sua semplicità e razionalità. È interessante la vicenda della Russia, paese in cui il calendario giuliano è rimasto in vigore per tutta l’epoca degli zar, fino al governo bolscevico che, tra i primi atti promulgati, annoverò l’adozione del calendario gregoriano, pur tra molti ripensamenti e oscillazioni. La rivoluzione bolscevica è ancora definita d’ottobre perché la mitica presa del Palazzo d’inverno avvenne il 28 ottobre, ma del calendario giuliano allora ancora in vigore, che corrisponde in realtà al 7 novembre del calendario gregoriano ideato da Lilio. Durante tutto il periodo sovietico, e anche oltre, proprio il 7 novembre è la data in cui sono sempre avvenute le celebrazioni anniversarie della Rivoluzione d’ottobre, a cominciare dalla famosa sfilata militare sotto il Cremlino del 7 novembre 1941, organizzata da Stalin per sollevare il morale dei russi con i nazisti alle porte di Mosca. Oggi quasi tutti i Paesi del mondo adottano il calendario gregoriano, salvo l’Iran, l’Afganistan, l’Etiopia e il Nepal. Inoltre, l’India, la Corea del Nord, il Bangladesh, Israele, il Pakistan e il Myanmar lo utilizzano ma gli accostano anche calendari locali. Tutto questo, e molto di più, si può apprendere consultando i due libri che a Luigi Lilio ha dedicato un suo compaesano di Cirò, lo scienziato, chimico e divulgatore Francesco Vizza, Direttore dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del CNR di Firenze. Il primo libro lo scrisse qualche anno fa insieme a Egidio Mezzi e si intitola “Luigi Lilio, medico, astronomo, riformatore del calendario” e ha una impostazione rigorosamente scientifica, mentre più recente, del 2017, è il 9fumetto, o graphic novel come si dice oggi, scritta insieme all’illustratore Giuseppe Capoano e a cura di Sieglinde Bovitz che si intitola “Il dominio del tempo” edizioni Becco Giallo 2017. Francesco Vizza ha dichiarato di aver scelto il fumetto per raggiungere l’obiettivo di far conoscere la figura di Giuseppe Lilio su più larga scala dopo che aveva già pubblicato in passato il saggio di contenuto scientifico più adatto agli addetti ai lavori. Un fumetto può divulgare la conoscenza scientifica molto meglio rispetto a un saggio. E così noi stiamo vivendo proprio gli stessi giorni d’inizio ottobre che 437 anni fa cambiarono il mondo, pur non essendo mai esistiti, per merito di un poco conosciuto scienziato calabrese che, anche se non aveva a disposizione le leggi dei modelli planetari e i metodi fisici e matematici ideati poco tempo dopo da Keplero, Galileo e Newton, riuscì con le sue intuizioni a elaborare un calendario così preciso da sfidare i secoli.10AmbienteClimate Change/Global Warming: un’ipotesi di lavoro laburista Renè BURRINel 2014 l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) pubblicava l’Assessment Report 5; l’indagine, lavoro di analisi dati delle principali variabili ambientali e climatiche acquisite nel periodo di studio 2009 – 2014, rilevava una condizione di allarme conseguente ad un aumento preoccupante della temperatura 11media del pianeta di oltre 1 grado centigrado. Il “Global Warming”, così è stato definito dalla comunità scientifica, è apparso subito essere un’inquietante minaccia per l’habitat del pianeta. Lo stato di allarme è determinato dall’aumento della temperatura che è la variabile destrutturante dell’equilibrio dell’ecosistema. L’aumento della temperatura è la prima tessera di un domino composto di migliaia di variabili che in cascata progressivamente stanno demolendo un equilibrio costruitosi in 800 mila anni. Si deve risalire a tale periodo geologico, Paleozoico-Cambriano, per ritrovare le quantità di gas serra presenti in atmosfera attualmente. L’aumento della temperatura è calcolato in valore medio acquisendo le singole temperature di oltre un milione di punti di rilevamento distribuiti sull’intero planisfero. Il rapporto di correlazione che vi è fra l’aumento di temperatura e le emissioni di gas serra sono evidenti sin dai primi sintomi di febbre planetaria riscontrati a partire dal 1880, proprio in concomitanza dell’inizio dell’era industriale. Ciò accade perché la radiazione luminosa del Sole dopo aver attraversato la stratosfera incomincia a riscaldare le aree della superficie terrestre, oceani compresi; il calore generato però, non ha più l’energia necessaria per risalire le fasce della troposfera a causa della fitta barriera di moli di anidride carbonica e metano, l’effetto si ripropone ciclicamente in forma ridondante, ciò determina un sistema di riscaldamento continuo non lineare e difficile da disinnescare. Per acquisire la consapevolezza di quanto sta accadendo è necessario comprendere che il complesso delle attività biologiche, cioè tutte le forme viventi, si svolge in una sottile striscia del globo terrestre definita “biosfera”, solo in questa zona è possibile una condizione di sopravvivenza delle specie animali e vegetali. La biosfera è una sottilissima fascia alta circa 14 chilometri (da -5km a +9km) che rispetto al raggio terrestre di oltre 6000 la rende similare ad una sottilissima buccia di mela, 12ed è in questa tenue e labile pellicola di atmosfera che risiedono tutte le specie viventi ivi compresa la nostra. Questa basilare nozione ci rende consci di quanto il nostro ecosistema sia dipendente da questa labile realtà e ci rende maggiormente consapevoli che quando reclamiamo: “Save the Planet”, non stiamo cogliendo il senso del problema. Il pianeta non ha bisogno di essere salvato, tanto più da una specie parassitica come la nostra; ciò che ci preme è sostanzialmente la possibilità di caratterizzare la nostra sopravvivenza in una biosfera in grado di sostenere la specie umana nella migliore condizione possibile. In questi anni abbiamo assistito a una sistematica disinformazione rispetto al problema; sebbene i reports della IPCC ci aggiornassero periodicamente sugli aggravamenti degli scenari previsionali, si è preferito propinare la problematica dell’aumento della temperatura come un fenomeno climatico effetto di una bizzarra anomalia meteorologica. L’ipocrita interpretazione di un fenomeno sconquassante che non ha niente a che vedere con pantomimiche narratorie di meteorologi di turno, ci lascia basiti e ci pone sempre difronte all’antinomia fra incompetenza o correità editoriale, forse entrambe, considerato che è una questione che ci riguarda tutti indistintamente. Vi è motivo di presupporre che questa narrazione presentata come una stravaganza meteorologica, si collochi funzionalmente a una interpretazione in chiave ambientalistica, un problema ecologico, sociale, risanabile inducendo la popolazione a comportamenti più ecocompatibili. Sciaguratamente l’aumento della temperatura è originato esclusivamente da emissione di CO2 e metano e su questo vi è solo responsabilità di politiche industriali. La quota di emissione a uso “domestico” rappresenta circa il 9% del totale, il resto sono emissioni da centrali di energia elettrica (30%), da produzioni industriali compreso l’agricoltura, allevamenti e smalti13mento rifiuti (30%), e dal sistema dei trasporti compreso marina e aeromobili (30%), solo l’1% sono emissioni derivanti da eruzioni di vulcani ed incendi boschivi. L’aumento della temperatura è unica responsabilità del modello di sistema di sviluppo produttivo, non riguarda costumi e modelli di società, ciò non esclude che un comportamento coerente ed ecocompatibile ci restituisca un’ambiente più salubre, ma purtroppo non incide ragionevolmente sulle emissioni dei gas serra. Il “global warming” è la variabile principale che determina a cascata come un effetto domino altre consequenziali negativi fenomeni sulla biosfera, che possiamo elencare in una scala di criticità (critical impact): scioglimento dei ghiacciai  riduzione acqua (50% in meno odierna disponibilità al 2050) contrazione delle risorse di acqua impatto su agricoltura ed allevamenti; aumento dei livelli mare  trasmigrazione popolazioni costiere verso l’interno (da 1 a 2 metri entro il 2100) Il caso “penisola Italica” è studiato come uno dei più significativi a livello internazionale; modificazioni climatiche e fenomeni meteo estremi  ciò non è funzione solo delle temperature dei continenti ma soprattutto delle temperature e dell’acidificazione degli Oceani. Questo è quanto sta accadendo, il quadro è ancora più allarmante se consideriamo che la persistenza in atmosfera dei gas serra permane per 20/30 anni. Senza alcuna variazione la temperatura aumenterà nei prossimi anni irreversibilmente sino a causare condizioni di estrema sopravvivenza, a meno di azzerare o ridurre considerevolmente i famigerati gas serra nel più breve tempo possibile. Il processo non riporterebbe in equilibrio l’ecosistema , ormaidestabilizzato, marenderebbel’impatto meno rapido per consentirci di individuare delle soluzioni di adattabilità 14e limitare i conflitti nella popolazione e fra Paesi. Il quadro di sintesi ci indica che le emissioni sono per il 90% originate dalle politiche di produzione nazionali/industriali e che poco hanno a che fare con possibili azioni virtuose ambientaliste. L’anidride carbonica si genera tutte le volte che diamo origine a una qualsivoglia combustione, mentre il metano è un potente gas serra per natura (20 volte più persistente della CO2), inoltre la sua combustione genera anidride carbonica per circa tre volte il
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