Liceo Classico L. Ariosto Ferrara Indirizzo di scienze sociali Classe I R. Memoria e valori Nonni e nonne raccontano

51 pages
0 views
of 51
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
Liceo Classico L. Ariosto Ferrara Indirizzo di scienze sociali Classe I R Memoria e valori Nonni e nonne raccontano Anno scolastico Il nostro libro ha tratto ispirazione da In copertina al centro,
Transcript
Liceo Classico L. Ariosto Ferrara Indirizzo di scienze sociali Classe I R Memoria e valori Nonni e nonne raccontano Anno scolastico Il nostro libro ha tratto ispirazione da In copertina al centro, in piedi sulla sedia, la nonna di Serena Ninfali, Iolanda. 2 Il vecchio non è un giovane andato a male, un fiore avvizzito, un ramo rinsecchito e fragile. E' un frutto maturo, un atleta che ha fatto la sua corsa con dignità e non ha bisogno di fingere di essere un giovane scalpitante ai blocchi di partenza. Giuseppe Mantovani, L'elefante invisibile. 3 INDICE Presentazione pag. 5 Giuseppe Mantovani, Il mio nonno preferito 6 La classe incontra due nonne e un nonno 8 I nostri nonni pensieri ed emozioni 21 Carla Calessi. Una nonna poetessa 49 I cantautori e le canzoni dedicate ai nonni 51 4 Si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Oliver Sacks Leggere, scrivere, raccontare, ricordare Questa breve raccolta di scritti nasce dalla lettura di un testo, L elefante invisibile, che si rivela ogni anno sempre più carico di significato per gli studenti che cominciano il liceo. Parla della dimensione culturale come di una mappa che attribuisce significato alla nostra vita, come di una conversazione che è iniziata prima di noi e che continuerà dopo che ce ne saremo andati, che riceviamo ma che possiamo anche modificare. La produzione di significato è per Bruner il nocciolo dei processi educativi e le narrazioni sono il luogo in cui il significato viene costruito e negoziato tra gli attori. (Mantovani, p.205) La vita quotidiana dei nostri giovani, ma anche di noi adulti, è così frenetica e frammentata, che raramente ci viene offerta la possibilità di fermarci a pensare o a ricostruire la trama degli avvenimenti, e penso che forse i ragazzi e le ragazze di questa classe hanno percepito questa come una occasione positiva per trovare o ritrovare o ricucire pezzi della propria storia. E hanno voluto farlo con i nonni e le nonne, ritrovando i sentimenti anche più lontani, ma forti, che li legano a loro. I nonni hanno raccolto con altrettanta sensibilità e calore le loro richieste e hanno saputo restituire la memoria, i valori e anche la Storia con la S maiuscola. Ne risulta un mosaico di storie personali intrecciate agli eventi, a volte anche tragici, della nostra storia nazionale. Abbiamo incontrato in classe due nonne e un nonno, mentre per gli altri ci sono state conversazioni domestiche o riflessioni dei ragazzi sul loro rapporto coi nonni. E poi abbiamo raccolto vecchie fotografie, lettere e poesie, così abbiamo fatto un piccolo libro illustrato. A metà del lavoro, su iniziativa di una alunna, Federica, il prof. Mantovani è stato informato e coinvolto ed è stato così gentile da sostenerci e inviarci uno scritto su suo nonno, con il quale si apre il fascicolo. Siamo molto orgogliosi e felici di questo riconoscimento. Come insegnante penso che uno dei compiti della scuola sia nell aiutare i giovani a comprendere che posto possono avere nella società e nel riannodare o rafforzare i legami tra le generazioni, affinché possano prendere il testimone con sicurezza e stima di sé. E questa un operazione che la scuola non può fare da sola, occorre l appoggio e la collaborazione della famiglia e delle istituzioni esterne alla scuola. Ma anch io sono stata una nipote e voglio ricordare qui la mia nonna preferita, Caterina, detta Rosa. Lucia Marchetti 5 Giuseppe Mantovani Il mio nonno preferito Il mio nonno era unico anche nel senso che non ne avevo altri. I genitori di mio papà erano morti prima che io nascessi, e quindi non li ho mai conosciuti se non in fotografia o nei racconti. C era anche la nonna, che era la moglie un po brontolona del nonno. Ma qui parliamo del nonno. La prima cosa da dire è che mi faceva capire che gli piacevo. Apprezzava l irrequietezza e l indipendenza che i genitori e gli insegnanti guardavano con preoccupazione: non stavo fermo in classe, chiacchieravo, rispondevo (allora era una cosa grave). Mio nonno invece non disapprovava le mie monellerie: quando andavo in vacanza da lui, in campagna, dovevo sostenere delle vivaci zuffe con i ragazzi del paese che volevano mettere alla prova il rammollito ragazzo di città prima di ammetterlo nella loro compagnia. Avevo l impressione che il nonno approvasse queste battaglie, di cui per fortuna i miei genitori in città non avevano sentore. Il nonno era una fonte di conoscenze sul mondo adulto. In parte questo avveniva in modo indiretto; lo accompagnavo quando alla sera andava nel bar del paese che era il ritrovo di tutta la popolazione maschile adulta. Lì sentivo ogni genere di discorsi seri : di politica, di affari, di faccende di famiglia. La nonna non voleva che andassi la sera con il nonno, ma lui mi trattava proprio da persona grande, senza degnazione, come se fosse giusto così. Qualche volta mi chiedeva cosa pensassi della guerra di Corea... a dieci anni mi sentivo preso sul serio; nessun altro adulto mi trattava così. Certe volte poi il nonno mi raccontava della sua vita, di quando era piccolo e si era trovato da solo a dover lavorare per mantenere tutta la sua famiglia perchè il suo papà era morto, oppure di quando, durante la prima guerra mondiale, andava a prendere i feriti al fronte con le ambulanze (il nonno era stato uno dei primi nella sua città a prendere la patente di guida). Le storie della guerra, della prima guerra mondiale e poi della seconda, dell occupazione tedesca del nord Italia, dei bombardamenti di Milano, delle notti in cui si vedevano le fiamme levarsi dalla città anche da cinquanta chilometri di distanza, arrivavano a me attraverso la memoria personale e famigliare. Arrivavano mescolate alle storie di persone che conoscevo: chi era stato chiamato alle armi per andare in Russia, chi in Africa, chi era stato prigioniero, chi non era più tornato. Alcuni miei compagni di scuola non sapevano nulla del loro papà, disperso in Russia. Le storie personali e quelle collettive, le feste e le tragedie raccontate dal nonno mi dicevano in quale mondo stavo entrando. 6 Non posso dire che il nonno mi insegnasse. Piuttosto, come il capo polinesiano di cui si parla nell elefante, mi trasmetteva la sua esperienza. Mi trattava da grande, mi dava fiducia, mi comunicava il suo mondo che da un lato era molto lontano da quello che io vivevo ma dall altro lato era la chiave per capirlo. Non mi sarei mai sognato di trattare il nonno con condiscendenza. Il nonno era una persona importante, non un adulto un po svampito o un finto compagno ridanciano come quelli che vediamo negli sceneggiati TV. Giuseppe Mantovani 7 8 Nonna di Chiara Ferraresi Ciao a tutti, io mi chiamo Maria Luisa Alessandri e sono la nonna di Chiara, devo dire che di cose da raccontare ce ne sarebbero tante. Voi giovani pensate che noi anziani, non avendo niente da fare pensiamo tutto il giorno al nostro passato. Forse gli altri vecchi sì, io NO!!. Sono molto legata al passato perché mio papà teneva una memoria scritta che tuttora tengo in casa. I miei genitori e i miei parenti vivevano a Firenze, era come se fossi di due città. Durante le feste andavamo sempre a trovare i parenti, anche quando noi abitavamo a Ferrara. Sono nata terzogenita di una Maria Luisa (a sinistra) e famiglia famiglia benestante e mio padre era architetto. Fece gli studi all Accademia di Belle Arti e vinse un concorso nel 1920 presso l ufficio Tecnico Comunale di Ferrara. Io mi vantavo molto di mio padre, non tutti avevano un papà così importante. In famiglia ero la più piccola e quindi anche la più coccolata e viziata. Ho avuto un infanzia abbastanza forte che mi ha permesso di affrontare il mondo in maniera sicura e fiduciosa com è poi il mio carattere. Prima della guerra abitavo a Ferrara nel Palazzo del Comunale e quando mi affacciavo alla finestra sentivo il discorso di Mussolini che era trasmesso nell altoparlante del castello. Mio padre era sottotenente e ha partecipato alla prima guerra mondiale, lavorava nell ufficio mascheramento e conservo tuttora un disegno della postazione nella quale si nota il timbro dell esercito. Mio padre in guerra vinse anche una medaglia al valore, per quello quando fece il concorso all ufficio Tecnico Comunale di Ferrara vinse lui su un pari merito. Durante la guerra avevo 9 anni, ero incantata da quello che accadeva all esterno ma non capivo. Mio padre fu trasferito a Bari e durante il viaggio di trasferta scrisse ai fratelli,che erano due medici, i quali ci trovarono casa e ci fecero trasferire a Firenze; per fortuna mia e di mio fratello, perché lui aveva l età per partire per la guerra, e ebbe la fortuna di svenire a ben due visite e quindi non partì. Durante la nostra permanenza a Firenze ci furono solo due bombardamenti alla ferrovia. Firenze non veniva bombardata perché meta turistica e praticamente colonia di stranieri americani e europei. Mio zio però, per precauzione, ci mise nella scuola più vicina a casa, che nel periodo dell Emergenza fu occupata dagli Angloamericani. 9 Andai a scuola in ritardo, verso la primavera e dopo un mese la scuola fu chiusa perché si avvicinava la linea del Fronte. Io frequentavo la scuola media secondo la riforma del ministro fascista Bottai Giuseppe. L unica volta in cui ci furono bombardamenti fu alla fine della guerra, quando i Tedeschi se ne andarono e fecero saltare tutti i ponti nell Arno. Il giorno prima ci avvisarono e io, sempre guardando dalla mia finestra, vedevo la gente, le famiglie con scatoloni e carrozzine che scappavano. L unica cosa che si sentì fu un breve tintinnare di vetri e poi un grosso boato. Per prendere l acqua, bisognava andare in luoghi pubblici e all aperto, e si sentiva sparare sui tetti, erano i cosiddetti ribelli o più semplicemente partigiani. In queste sparatorie sono morti anche molti civili. E io come sempre vedevo, guardavo, ma non capivo e non mi rendevo conto della gravità perché ero una bambina molto protetta. Era come se vedessi uno spettacolo alla televisione o meglio a teatro Le restrizioni in città, oltre all acqua, erano molte come per esempio se moriva qualcuno Maria Luisa Alessandri non lo si poteva seppellire, perché il cimitero cittadino si trovava fuori dalla città. Ci fu un anno 1944/45 in cui a Ferrara c era ancora la guerra, mentre a Firenze era già finita. Erano presenti per tutta Firenze le truppe del Commonwealth e ricordo che mia mamma girava sempre con un ombrello perché aveva paura che toccassero me e mia sorella. Quando tornammo a Ferrara trovammo la nostra casa fortunatamente libera, capitava che le case venissero occupate, e i nostri mobili erano ancora tutti sanissimi. Al nostro ritorno trovammo le rovine. Il listone era distrutto. C erano amici che avevano perso la casa, amici morti. Non abbiamo trovato la stessa città, eravamo tutti poveri e anche il modo di vivere era cambiato. A Ferrara ho ripreso ad andare a scuola nella classe V del Ginnasio. Non avevo mai fatto latino e al primo compito, ricordo, presi 3. All esame di V ginnasio ne bocciarono 14 e io non ero d accordo. Non era giusto che non si tenesse conto delle situazioni passate, dei contesti sociali e soprattutto della guerra. Da lì io ho deciso che avrei fatto l insegnante, anche per combattere l ingiustizia sono diventata un insegnante democratica. Quell anno ci fu il referendum, io studiavo con una mia amica che, però, bocciarono. Ricordo che studiavamo a casa mia, (sopra il teatro comunale) e come sottofondo musicale avevamo i canti popolari e i comizi. Poi ho continuato i miei studi e ho fatto l Università di lettere. Ho avuto la fortuna di incontrare mio marito presto e tuttora sono sposata con lui da ben 53 anni, e nella vita devo dire di aver avuto soprattutto 2 cose belle: i figli e il lavoro. 10 Maria Luisa Alessandri Quando ebbi la prima figlia, non ero ancora molto cosciente, pensavo che avere un figlio fosse un po come giocare con le bambole, ma per quanto si possa immaginare, l esperienza e tutta un altra cosa. Quando è nata la prima figlia, ancora in ospedale, mi fissava con i suoi occhi e per la prima volta ho sentito la responsabilità di essere mamma. Tante volte ci penso, di fronte a quello che succede si cambia. Anche mio marito, lasciandomi libera mi ha fatto crescere. Mi sono laureata in giugno ed ero già in cinta. Il mio relatore, il prof. Duprè il giorno della laurea ricordo che mi disse: Perdiamo una storica, ma guadagniamo una mamma!. Infatti, fare ricerca storica mi sarebbe piaciuto tanto ma ci ho rinunciato per la famiglia. Io e mio marito avevamo la fortuna di avere idee simili, ma non identiche. Io che venivo da una famiglia benestante ero meno colta di lui. Quando ero piccola io c era molto controllo sulle giovani ragazze e a me questo controllo non piaceva. Per esempio mio papà voleva leggere prima di me i libri che i miei professori mi consigliavano. Io non ero d accordo perchè mi fidavo dei miei professori. C è un valore in particolare che hai trasmesso ai tuoi figli e che vorresti trasmettere a noi giovani? Non mi sono mai imposta di insegnare qualcosa ai miei figli, certo che però i valori vanno mantenuti. Penso che la cosa più importante è quello che si respira, ovvero quello che si è. Ora pensandoci però la cosa a cui tengo di più è il rispetto per gli altri, il senso di responsabilità verso gli altri. C erano al tempo della guerra superstizioni sul parto e sulla crescita dei bambini? In casa il sesso era tabù, infatti, l educazione sessuale me la fece il mio fidanzato, poveretto. Io ho avuto Chiara, la prima figlia, a Palermo. Sono andata in ospedale, ma a quel tempo non si voleva. Quando ho partorito io in ospedale sentivo le altre mamme che urlavano cantilenando, lanciano improperi contro i mariti. Ovviamente il parto doveva venire con la luna. 11 Lettera scritta da un ufficiale al collega Enrico Alessandri in data 25 Ottobre Vi si parla di ciò che ha visto durante il viaggio da Roma a Firenze e delle condizioni di Firenze. 12 Nonna di Elena Paganoni Martedì 20 febbraio 2007 noi alunni della classe 1R, abbiamo incontrato la nonna di Elena Paganoni, per avere la possibilità di ascoltare i vecchi e per poter trarre insegnamenti di vita dalla loro memoria. La signora ha introdotto il suo racconto dicendo che la vecchiaia non le dà fastidio perché la esonera da certi impegni e responsabilità che prima aveva, inoltre i vecchi hanno il diritto di rallentare il ritmo di vita e ciò consente loro di godersi la tranquillità e di dedicarsi ai nipoti. E nata nel 1927 a Bergamo ma ha trascorso l infanzia e l adolescenza a Berlino con i nonni, vivendo perciò prima da tedesca in una famiglia tedesca e poi da italiana in una famiglia italiana. Ricorda la sua infanzia come un periodo sereno e tranquillo, più semplice rispetto alla nostra anche per l assenza di tecnologie; tutte le necessità dovevano essere soddisfatte all interno della famiglia nella quale dialoghi e relazioni erano più intensi. All inizio della guerra il 1 settembre 1939 aveva 12 anni, e nessuno della sua famiglia sapeva cosa fosse la guerra; con l avvento del nazismo è iniziata un epoca di propaganda che ha definito molto raffinata, sofisticata e 1928, da bambina penetrante. Un po per volta le organizzazioni naziste, come in ogni caso di totalitarismo, si sono impossessate di tutte le associazioni creando inoltre un dominio e un monopolio per quanto riguarda le manifestazioni culturali; ad esempio l arte futurista e dadaista, essendo forme di trasgressione dovevano essere abolite. Di conseguenza diventava difficile avere fonti di informazione alternative e tutti i media dovevano parlare di cose coerenti al regime. Afferma che la guerra era accettata con uno , le spirito di collaborazione. La propaganda non trecce era fatta solo di slogan politici, ma dava anche consigli su come vivere e trascorrere la giornata. Inizialmente le regole venivano accettate con buona volontà e rassegnazione e i sacrifici venivano fatti con convinzione, ad esempio furono distribuite delle tessere annonarie utilizzate per comperare razioni di cibo sufficienti. 13 Dal 2 settembre del 1939 si susseguirono bombardamenti: al suono dell allarme la gente si rifugiava o nei ripari antiaerei presenti nelle case o in quelli pubblici. Nel 1943, durante i bombardamenti a tappeto, vennero usate bombe molto pericolose contenenti un liquido infiammabile. Non era ancora in grado di comprendere la situazione che gli ebrei stavano vivendo, e ricorda in particolare la notte dei cristalli, le vetrine infrante e le scritte di disprezzo per la razza ebraica. L adesione al regime era forzatamente imposta e il controllo così rigido che trattare questi argomenti non era sicuro neanche in famiglia. Nel 43, all età di 15 anni, ritornò a Bergamo. Partì da sola e fece il viaggio in un vagone letto. Durante la notte però, il treno ritardò a causa di bombardamenti e non aveva possibilità di avvertire sua madre che l aspettava in Italia. Arrivata in Italia ha percepito subito una sensazione di maggiore libertà, la vita era più tranquilla; le razioni di cibo erano più ragionevoli e il mercato nero fiorente. I certificati scolastici acquisiti in Germania non avevano valore in Italia, e l unica scuola in cui è stata accettata era un istituto professionale femminile. In Italia ha percepito una grande differenza negli stili di vita rispetto a Berlino: più tradizionali, chiusi, timorosi e certe cose le ragazze non le facevano. Era abituata ad una scuola abbastanza aperta dal punto di vista culturale nella quale si discuteva, mentre in Italia la scuola era più rigida e inizialmente trovò difficoltà nell esprimersi essendo abituata a parlare il tedesco. Finita la guerra aveva 18 anni. Al termine degli studi lavorò per qualche anno come corrispondente in una ditta svizzera il cui stabilimento era a Bergamo. Siamo negli anni della ricostruzione, c era lavoro per tutti e si lavorava molto. Nel 1959 potè tornare a Berlino per la prima volta dopo la sua permanenza in Italia: la trovò devastata, con tanti vuoti nelle strade che prima erano sempre molto affollate per il traffico. La vita riprendeva molto lentamente e fra mille difficoltà, anche di carattere politico, nel 1954 si è sposata ed ha cominciato ad insegnare nelle scuole pubbliche. Intanto anche la vita domestica si andava semplificando/complicando con la diffusione dei primi elettrodomestici, come il frigorifero e la lavatrice, che una volta ogni tre allagava la casa. Più tardi si diffuse la lavastoviglie (enorme e rumorosissima), la prima e poi la seconda 1947, a Roma per l esame di Stato 14 automobile, che permettevano alle donne di proseguire nel lavoro e di occuparsi contemporaneamente dei figli. Per le donne e madri della sua generazione ci fu poi il 68 studentesco, che in realtà si svolse negli anni 70-72, che vide coinvolti i loro figli in manifestazioni e occupazioni a sfrido politico, talvolta anche violente, e quindi con molte preoccupazioni per la protezione dei loro figli. Ci racconta anche del muro di Berlino, un esperienza molto dura per i berlinesi: molte famiglie furono divise e non c era alcuna possibilità di oltrepassarlo. Lei che era straniera ha avuto la possibilità di andare a visitare il centro storico che era nella parte sovietica della città, e prima di lasciare il settore sovietico venivano effettuati moltissimi 1981ca. Berlino dal settore occidentale, la porta di Brandeburgo le opinioni di ognuno. controlli dai soldati con i loro cani. Adesso i resti di questo muro sono considerati cimeli e monumenti di memoria dell accaduto. Infine un valore che ha voluto trasmettere ai suoi figli è stato quello di non giudicare i pensieri altrui, e di rispettare perciò L incontro è stato molto utile per comprendere quello che è veramente accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, ma ancor più per valorizzare il lavoro che stiamo svolgendo: la trasmissione del
Related Search
Similar documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks