MANUALE OPERATORE. con l'impiego di sistemi di accesso

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MINISTERO DELL'INTERNO COMANDO PROVINCIALE DEI VIGILI DEL FUOCO DI GENOVA UFFICIO FORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE, NUCLEO SPELEO ALPINO FLUVIALE DLGS 626/94 Lavori temporanei in quota con l'impiego di sistemi
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MINISTERO DELL'INTERNO COMANDO PROVINCIALE DEI VIGILI DEL FUOCO DI GENOVA UFFICIO FORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE, NUCLEO SPELEO ALPINO FLUVIALE DLGS 626/94 Lavori temporanei in quota con l'impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi MANUALE OPERATORE NOVEMBRE 2006 MINISTERO DELL'INTERNO COMANDO PROVINCIALE DEI VIGILI DEL FUOCO DI GENOVA UFFICIO FORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE, NUCLEO SPELEO ALPINO FLUVIALE REDATTO DA: DOTT. ING. DAVIDE META Comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Genova DOTT. ING. EMANUELE GISSI Direttore, Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Genova CS GIUSEPPE VALLE ITS SAF, Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Genova CS MAURIZIO SCANIGLIA ITS SAF, Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Genova COPERTINA: PHOTOBLOG BY VICTOR ZHANG , VERSIONE: MERCOLEDÌ 18 OTTOBRE 2006 FILE: MAN IN QUOTA DLGS _AA_0.020.ODT REALIZZATO CON OPENOFFICE.ORG E THE GIMP 2.2 SU LINUX UBUNTU INDICE 1 PREMESSA QUADRO NORMATIVO Il DLgs 626/94 integrato dal DLgs 235/ Accordo Stato-Regioni Linee Guida per l'esecuzione dei lavori temporanei in quota con funi CENNI DI ANALISI DEL RISCHIO Generalità Analisi dei pericoli e del rischio Valutazione delle procedure operative e delle misure protettive Esecuzione del lavoro USO ED APPLICAZIONE DEI DPI Generalità Note informative dei DPI Funi: caratteristiche ed uso Controllo e manutenzione delle funi Alcune indicazioni d'uso delle funi Le funi ed i nodi Nodo doppio inglese Nodo ad otto con asola (o guide con frizione) Nodo mezzo barcaiolo Nodo autobloccante Marchard Nodo di bloccaggio con asola e contro asola Nodo di bloccaggio con asola e contro asola del discensore di tipo Stop Connettori: scegliere il più adatto Vestizione dei DPI COMPETENZE DI BASE Ancoraggi: definizioni della norma EN Ancoraggi strutturali...25 Pagina 3 di 99 5.2.1 Ancoraggi strutturali artificiali Ancoraggi strutturali naturali Realizzazione di dispositivi di ancoraggio semplici Sistema di ancoraggio statico Sistema di ancoraggio dinamico Alcune attenzioni importanti Ripartizione del carico nei sistemi di ancoraggio Punti di ancoraggio principali ed intermedi Punti di ancoraggio intermedi: frazionamento Punti di ancoraggio intermedi: rinvio Fattore di caduta PROCEDURE Obiettivi...33 Principi generali per la sicurezza degli operatori...33 Regole generali di sicurezza delle manovre...34 Manovra LG 7.5.3, AB-FF Accesso dall'alto con uscita verso il basso, con fune di lavoro fissa e fune di sicurezza fissa Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra LG 7.5.3, AB-FS Accesso dall'alto con uscita verso il basso, con fune di lavoro fissa e fune di sicurezza scorrevole Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra LG 7.5.3, AB-SS Accesso dall'alto con uscita verso il basso, con fune di lavoro e fune di sicurezza scorrevoli Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra RO-Aut Risalita occasionale dell'operatore in autonomia Presentazione Esecuzione Manovra Re-Ass Sistema di recupero con paranco, utilizzando attrezzi meccanici in fune singola Presentazione Note...43 Pagina 4 di 99 6.8.3 Esecuzione Manovra RO-Ass Risalita occasionale dell'operatore con assistenza Presentazione Esecuzione Manovra Inv-Aut Inversione autonoma di progressione su fune fissa Presentazione: Note Esecuzione da discensore a bloccanti (discesa salita) Esecuzione bloccanti discensore (salita discesa) Manovra SB-Aut Progressione autonoma in salita con bloccanti meccanici Presentazione: Note Esecuzione Manovra Fraz-Aut Superamento autonomo del frazionamento Presentazione Note Esecuzione in discesa Esecuzione in salita Manovra LG 7.5.4, AA-FF Accesso dall'alto con uscita verso l'alto, con fune di lavoro fissa e fune di sicurezza fissa Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra LG 7.5.4, AA-FS Accesso dall'alto con uscita verso l'alto, con fune di lavoro fissa e fune di sicurezza scorrevole Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra LG 7.5.4, AA-SS Accesso dall'alto con uscita verso l'alto, con fune di lavoro e fune di sicurezza scorrevoli Presentazione Esecuzione Accesso Posizionamento Uscita Manovra LG 7.5.3, BB-Aut Pagina 5 di 99 Accesso dal basso con uscita verso il basso, senza possibilità di installare funi dall'alto Presentazione Note Esecuzione BIBLIOGRAFIA APPENDICE...60 Pagina 6 di 99 1 PREMESSA 1P REMESSA Le LINEE GUIDA PER L'ESECUZIONE DEI TEMPORANEI IN QUOTA CON FUNI, pubblicate dal Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero della Salute e consegnate in copia ai discenti insieme al presente testo, rappresentano lo stato dell'arte sull'argomento dei lavori in quota con fune. Sono dunque il riferimento principale per le procedure di posizionamento dei lavoratori mediante funi e per la preventiva analisi del rischio operata dal datore di lavoro. Ai fini del presente corso di formazione, purtroppo le LINEE GUIDA evidenziano alcune lacune dal punto di vista didattico. Tali lacune vengono colmate da questo manuale, che integra le LINEE GUIDA negli aspetti più pratici e diviene una guida operativa per i lavoratori su fune. Data la continua e rapida evoluzione della materia, guidata dall'incessante ricerca sui materiali e le soluzioni da parte delle aziende di settore, questo testo rischia la rapida obsolescenza e necessita di continua revisione, che verrà garantita dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova. Illustrazione 1.1: Lavori con la fune Si prega pertanto di segnalare eventuali errori all'indirizzo Le attrezzature mostrate in questo testo non sono necessariamente le migliori disponibili! Attenzione! 1. In questo documento sono esplicitamente indicate aziende, equipaggiamenti e materiali che servono a descrivere le procedure e le espressioni concrete delle attrezzature previste dalle normative. Ciò non implica né che il Comando dei Vigili del Fuoco di Genova consigli l'acquisto o l'uso di tali attrezzature, né che tali attrezzature siano necessariamente le migliori disponibili per lo scopo per cui sono individuate. 2. Le manovre descritte nel testo devono essere sempre eseguite sotto la supervisione di un esperto. Pagina 7 di 99 2Q UADRO NORMATIVO 2.1 IL DLGS 626/94 Definizione di lavoro in quota 2 QUADRO NORMATIVO INTEGRATO DAL DLGS 235/93 Il 19 luglio 2005 è entrato in vigore il DLgs 8 luglio 2003 n 235, testo che ha introdotto nel DLgs 626/94 i nuovi articoli 36 bis, 36 ter, 36 quater, 36 quinquies, che costituisce recepimento della direttiva europea 2001/45/CE del 27 giugno 2001 relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l uso di attrezzature per lavori in quota da parte dei lavoratori. La normativa definisce lavoro in quota l'attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile. L art. 36 bis specifica gli obblighi generici del datore di lavoro nell uso di attrezzature per lavori in quota: DLgs 626/94, art. 36 bis (Obblighi del datore di lavoro nell'uso di attrezzature per lavori in quota) 1. Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri: Priorità sempre alle misure di protezione collettiva. a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi. 2. Il datore di lavoro sceglie il tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell'impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l'evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta. 3. Il datore di lavoro dispone affinché sia utilizzata una scala a pioli quale posto di lavoro in quota solo nei casi in cui l'uso di altre attrezzature di lavoro considerate più sicure non è giustificato a causa del limitato livello di rischio e della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. 4. Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi, alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l'impiego di un'altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è Pagina 8 di 99 2 QUADRO NORMATIVO giustificato, a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l'impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell'esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico. 5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti, individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori, insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario, l'installazione di dispositivi di protezione contro le cadute. I predetti dispositivi devono presentare una configurazione ed una resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali lesioni dei lavoratori. I dispositivi di protezione collettiva contro le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui sono presenti scale a pioli o a gradini. 6. Il datore di lavoro nel caso in cui l'esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l'eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati. 7. Il datore di lavoro effettua i lavori temporanei in quota soltanto se le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori. Nel successivo art. 36 quinquies si dettagliano gli obblighi dei datori di lavoro concernenti l impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi. Il comma 2 introduce la formazione, adeguata e mirata alle operazioni previste, dei lavoratori interessati, e con contenuti conformi a quanto specificato nel comma 3. Il comma 4 prevede che le modalità concrete di svolgimento dei corsi di formazione siano stabilite in sede di Conferenza Stato-Regioni. DLgs 626/94, art. 36 quinquies (Obblighi dei datori di lavoro concernenti l impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi) 1. Il datore di lavoro impiega sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi in conformità ai seguenti requisiti: Le funi sono sempre due. a) sistema comprendente almeno due funi ancorate separatamente, una per l'accesso, la discesa e il sostegno (fune di lavoro) e l'altra con funzione di dispositivo ausiliario (fune di sicurezza). E' ammesso l'uso di una fune in circostanze eccezionali in cui l'uso di una seconda fune rende il lavoro più pericoloso e se sono adottate misure adeguate per garantire la sicurezza; b) lavoratori dotati di un'adeguata imbracatura di sostegno collegata alla fune di sicurezza; c) fune di lavoro munita di meccanismi sicuri di ascesa e discesa e dotata di un sistema autobloccante volto a evitare la caduta nel caso in cui l'utilizzatore perda il controllo dei propri movimenti. La fune di sicurezza deve essere munita di un dispositivo mobile contro le cadute che segue gli spostamenti del lavoratore; d) attrezzi ed altri accessori utilizzati dai lavoratori, agganciati alla loro imbracatura di sostegno o al sedile o ad altro strumento idoneo; e) lavori programmati e sorvegliati in modo adeguato, anche al fine di Pagina 9 di 99 2 QUADRO NORMATIVO poter immediatamente soccorrere il lavoratore in caso di necessità. Il programma dei lavori definisce un piano di emergenza, le tipologie operative, i dispositivi di protezione individuale, le tecniche e le procedure operative, gli ancoraggi, il posizionamento degli operatori, i metodi di accesso, le squadre di lavoro e gli attrezzi di lavoro. f) il programma di lavoro deve essere disponibile presso i luoghi di lavoro ai fini della verifica da parte dell organo di vigilanza competente per territorio di compatibilità ai criteri di cui all articolo 36-bis, commi 1 e Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori interessati una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste, in particolare in materia di procedure di salvataggio. 3. La formazione di cui al comma 2 ha carattere teorico-pratico e deve riguardare: a) l'apprendimento delle tecniche operative e dell'uso dei dispositivi necessari; b) l'addestramento specifico sia su strutture naturali, sia su manufatti; c) l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, loro caratteristiche tecniche, manutenzione, durata e conservazione; d) gli elementi di primo soccorso; e) i rischi oggettivi e le misure di prevenzione e protezione; f) le procedure di salvataggio. 4. In sede di Conferenza Stato-Regioni e province autonome saranno individuati i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità dei corsi. 5. I lavoratori che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno svolto per almeno due anni attività con impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi devono partecipare ai corsi di formazione di cui al comma 4 entro i due anni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto. 2.2 ACCORDO STATO-REGIONI L'accordo di cui all'art. 36 quinquies, comma 4 del DLgs 626/94 è stato siglato il 26 gennaio 2006: l accordo fra Stato, Regioni e Province autonome individua i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità dei corsi per la formazione dei lavoratori addetti al montaggio dei ponteggi (art. 36 quater, DLgs 626/94) e dei lavoratori che impieghino sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi (art. 36 quinquies, DLgs 626/94). 2.3 LINEE GUIDA PER L'ESECUZIONE DEI TEMPORANEI IN QUOTA CON FUNI Il Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero della Salute (ISPESL), ed in collaborazione con altri enti quali il CNVVF, il CAI, le Guide Alpine e le imprese di settore, ha pubblicato nel settembre 2003 le LINEE GUIDA che rappresentano attualmente lo stato dell'arte sull'argomento dei lavori in quota con fune. Pagina 10 di 99 3 CENNI DI ANALISI DEL RISCHIO 3C ENNI DI ANALISI DEL RISCHIO 3.1 GENERALITÀ L'obiettivo di questo capitolo è di introdurre il lettore alle tematiche dell'analisi del rischio sul luogo di lavoro. 3.2 ANALISI DEI PERICOLI E DEL RISCHIO Nella progettazione di un lavoro in quota, il primo passo da compiere è l'individuazione e la classificazione dei pericoli presenti sullo scenario. Pericolo e rischio sono concetti distinti: il pericolo è un evento, il rischio è un numero Pericolo = un evento che causa danno. Ogni pericolo possiede due proprietà numeriche: p, probabilità di accadimento Quante volte l'evento accade in un anno? m, magnitudo del danno Quanto danno fa l'evento? Per classificare i pericoli in ordine di importanza, ci occorre un'altra grandezza numerica: Rischio = p x m per un determinato pericolo Il rischio è un numero che esprime l'importanza relativa di ogni determinato pericolo a cui è associato. Esempio: mentre leggo questo testo corro sia il pericolo di scivolare dalla sedia, che il pericolo di essere colpito da un meteorite. Quale dei due pericoli devo temere di più? Quale posso ignorare? La probabilità di scivolare dalla sedia è bassa e la magnitudo del danno sarebbe sicuramente bassa. La probabilità di essere colpito da un meteorite è quasi zero, ma il danno sarebbe sicuramente elevato. Il rischio di scivolare è R1 = bassa x bassa = basso. Il rischio per il meteorite è R2 = quasi zero x elevata = quasi zero. Allora devo temere di più di scivolare dalla sedia. Si esegue la valutazione del rischio dell'intervento per fasi successive: 1. identificazione dei pericoli: vengono elencati tutti i possibili pericoli presenti sullo scenario e si prevede come possano evolvere nel tempo. 2. valutazione della probabilità di accadimento e della magnitudo di ciascun pericolo: si stima quale sia la probabilità Pagina 11 di 99 3 CENNI DI ANALISI DEL RISCHIO che tali pericoli si verifichino realmente e si valutano i possibili danni conseguenti per gli operatori. 3. classificazione dei rischi: si classificano i pericoli in ordine di importanza, grazie alla valutazione dei rischi. Esempio: Lavoro temporaneo in quota: installazione di teli termosaldati Questo esempio ci accompagna per tutto il capitolo Scenario: il lavoro consiste nella sistemazione ad una altezza di circa 10 m dal suolo di teli in materiale plastico. I teli devono essere tagliati, sagomati e successivamente termosaldati. Analisi dei pericoli e del rischio: Il datore di lavoro identifica tutti i pericoli per gli operatori: caduta per il posizionamento in quota, ustione per l'uso di macchine termosaldanti, taglio dovuto all'uso di cutter e smerigliatrici, elettrocuzione per l'uso di utensile elettrici, scivolamento per la scarsa aderenza dell'operatore sul telo. Il datore di lavoro classifica i rischi: Pericolo Probabilità x Magnitudo = Rischio caduta ustione taglio elettrocuzione scivolamento elevata x elevata = elevato media x media = medio elevato x bassa = medio bassa x elevata = medio bassa x bassa = basso 3.3 VALUTAZIONE DELLE PROCEDURE OPERATIVE E DELLE MISURE PROTETTIVE Grazie al passo precedente si è classificata l'importanza relativa di ciascun pericolo: alcuni eventi presentano rischi molto gravi, altri meno. Ora il rischio per ciascun evento pericoloso viene confrontato con quella che si ritiene essere la soglia di accettabilità del rischio per l'operatore. Soglia di accettabilità del rischio = livello di rischio massimo, che sia considerato accettabile far correre agli operatori. La soglia di accettabilità è fissa e corrisponde, in genere, a quella di ogni cittadino. Esempio: camminando a piedi siamo sempre disposti ad accettare il rischio di cadere e battere la testa. Infatti tale rischio è inferiore alla nostra soglia di accettabilità. Ma se ci spostiamo in motocicletta tale rischio cresce molto, sia per probabilità che per magnitudo, e supera la soglia di accettabilità. Pertanto ci proteggiamo con il casco. I rischi che superano la soglia di accettabilità, non devono essere corsi dagli operatori! Allora, per ciascuno degli eventi rischiosi che superano la soglia di accettabilità, il datore di lavoro valuta la possibilità di prevenire il rischio, per ridurre il rischio ad accettabile. La riduzione del rischio ad accettabile si effettua creando o scegliendo la procedura operativa più opportuna, in particolare tra quelle già Pagina 12 di 99 3 CENNI DI ANALISI DEL RISCHIO standardizzate come quelle descritte in questo manuale. Esempio: per riparare il tetto di una casa che minaccia di crollare si possono adottare due diverse procedure operative: 1. entrare nella casa dissestata, salire le scale raggiungere il tetto e ripararlo, esponendosi però al grave rischio di crollo dell'edificio. 2. raggiungere e riparare il tetto dall'alto con piattaforma mobile, riducendo ad accettabile il rischio legato al crollo. Ovviamente la seconda procedura operativa è migliore, perché previene il rischio. Nella realtà non esiste mai una procedura operativa che consenta di ridurre tutti i rischi ad acce
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