MSOI thePost Numero 136 - Edizione Estiva

46 pages
0 views
of 46
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
Settembre 2019S e t t e m b r e2 0 1 9MSOI Torino M.S.O.I. è un’associazione studentesca impegnata a promuovere la diffusione della cultura internazionalistica ed…
Transcript
Settembre 2019S e t t e m b r e2 0 1 9MSOI Torino M.S.O.I. è un’associazione studentesca impegnata a promuovere la diffusione della cultura internazionalistica ed è diffuso a livello nazionale (Gorizia, Milano, Napoli, Roma e Torino). Nato nel 1949, il Movimento rappresenta la sezione giovanile ed universitaria della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (S.I.O.I.), persegue fini di formazione, ricerca e informazione nell’ambito dell’organizzazione e del diritto internazionale. M.S.O.I. è membro del World Forum of United Nations Associations Youth (WFUNA Youth), l’organo che rappresenta e coordina i movimenti giovanili delle Nazioni Unite. Ogni anno M.S.O.I. Torino organizza conferenze, tavole rotonde, workshop, seminari e viaggi studio volti a stimolare la discussione e lo scambio di idee nell’ambito della politica internazionale e del diritto. M.S.O.I. Torino costituisce perciò non solo un’opportunità unica per entrare in contatto con un ampio network di esperti, docenti e studenti, ma anche una straordinaria esperienza per condividere interessi e passioni e vivere l’università in maniera più attiva. Lorenzo Grossio, Segretario M.S.O.I. TorinoMSOI thePost MSOI thePost, il settimanale online di politica internazionale di M.S.O.I. Torino, si propone come un modulo d’informazione ideato, gestito ed al servizio degli studenti e offrire a chi è appassionato di affari internazionali e scrittura la possibilità di vedere pubblicati i propri articoli. La rivista nasce dalla volontà di creare una redazione appassionata dalla sfida dell’informazione, attenta ai principali temi dell’attualità. Aspiriamo ad avere come lettori coloro che credono che tutti i fatti debbano essere riportati senza filtri, eufemismi o sensazionalismi. La natura super partes del Movimento risulta riconoscibile nel mezzo di informazione che ne è l’espressione: MSOI thePost non è, infatti, un giornale affiliato ad una parte politica, espressione di una lobby o di un gruppo ristretto. Percorrere il solco tracciato da chi persegue un certo costume giornalistico di serietà e rigore, innovandolo con lo stile fresco di redattori giovani ed entusiasti, è la nostra ambizione. Davide Tedesco, Direttore MSOI thePost 2 • MSOI the Post•N u m e r o136Redazione Direttore Editoriale Davide Tedesco Direttore Responsabile Giusto Amedeo Boccheni Vice Direttori Luca Bolzanin, Luca Rebolino Caporedattori Arianna Salan, Fabrizia Candido, Matteo Candelari, Pauline Rosa, Luca Imperatore Capiservizio Fabrizia Candido, Guglielmo Fasana, Alessandro Fornaroli, Lorenzo Gilardetti, Vladimiro Labate, Pierre Clément Mingozzi, Andrea Mitti Ruà, Giacomo Robasto, Arianna Salan Media E Management Daniele Baldo, Guglielmo Fasana, Anna Filippucci, Vladimiro Labate, Jessica Prietto Editing Lorenzo Aprà, Adna Camdzic, Amandine Delclos Copertine Virginia Borla, Amandine Delclos Redattori Gaia Airulo, Erica Ambroggio, Amedeo Amoretti, Andrea Bertazzoni, Micol Bertolini, Davide Bonapersona, Maria Francesca Bottura, Alina Bushukhina , Fabrizia Candido, Federica Cannata, Daniele Carli, Debora Cavallo, Sabrina Certomà, Giuliana Cristauro, Andrea Daidone, Alessandro Dalpasso, Federica De Lollis, Francesca Maria De Matteis, Ilaria Di Donato, Tommaso Ellena, Anna Filippucci, Alessandro Fornaroli, Corrado Fulgenzi, Francesca Galletto, Lorenzo Gilardetti, Vittoria Beatrice Giovine, Lara Amelie Isaia Kopp, Michelangelo Inverso, Vladimiro Labate, Simone Massarenti, Rosalia Mazza, Davide Mina, Pierre Clément Mingozzi, Alberto Mirimin, Chiara Montano, Anna Nesladek, Virginia Orsili, Francesco Pettinari, Barbara Polin, Luca Pons, Jessica Prieto, Mario Rafaniello, Jean-Marie Reure, Valentina Rizzo, Giacomo Robasto, Federica Sanna, Martina Scarnato, Andrea Domenico Schiuma, Natalie Sclippa, Jennifer Sguazzin, Stella Spatafora, Diletta Sveva Tamagnone, Francesco Tosco, Alessio Vernetti, Elisa Zamuner.Europa Occidentale Von der Leyen e immigrazione: primi passi verso l’Italia?Di Jasmin Saric Determinazione e voglia di cambiare. Questi i due punti di riferimento presi dalla exministra della Difesa tedesca entrante alla carica di Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, confermata dai parlamentari europei il 16 luglio scorso. Le sue ambizioni si evincono dalla presentazione del suo programma politico per il futuro dell’Europa: di fronte ad un continente sempre più instabile e frammentato, l’obiettivo generale è rafforzare la collaborazione europea sui temi più caldi, in primis il cambiamento climatico e i flussi migratori nel Mediterraneo. Un approccio pienamente europeista e riformista, dunque, che ha creato delle spaccature nel Governo italiano già a partire dalla votazione: mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Movimento Cinque Stelle hanno sostenuto la candidatura di Von der Leyen, il ministro dell’Interno MatteoSalvini si è scostato dal voto del Parlamento europeo insieme agli altri membri del suo partito. Si può leggere il ‘no’ di Salvini come a un segno di diffidenz verso la neo-eletta. Ursula Von der Leyen, infatti, rappresenta l’orientamento europeista e moderato che è condiviso, tra gli altri, anche da Emmanuel Macron e Angela Merkel, figure importanti di un’Unione Europea che, secondo Matteo Salvini, sarebbe stata inefficiente nell’assistere l’Italia – in quanto stato di frontiera – negli ultimi anni. In realtà, in tema di gestione dell’immigrazione, Von der Leyen sembra seguire, in qualche misura, una linea non del tutto differente da quella sostenuta a parole dal ministro Salvini. Innanzitutto, sostiene che su un tema così delicato sia necessaria la più ampia collaborazione tra gli stati europei. Durante un’audizione al Parlamento europeo tenutasi a inizio luglio, l’allora candidata ha detto di voler ridare vitaall’Operazione Sophia per il salvataggio di persone in mare. Questa operazione era stata lanciata all’epoca della crisi migratoria del 2015, durante la quale la stessa Von der Leyen aveva deciso di inviare la marina tedesca per offrire aiuto umanitario assieme ad altri volontari europei. I l risultato, secondo stime ANSA, era stato il salvataggio di circa 44.900 vite nel corso dei successivi due anni. Collaborazione, dunque, ma anche rispetto dei principi europei e diritti fondamentali: nel 2015 Von der Leyen criticò l’Ungheria per l’uso di gas lacrimogeni contro i richiedenti asilo alla frontiera. «È molto importante che ci atteniamo al rispetto della dignità umana e dei diritti umani», riferì a CNN, «I rifugiati devono essere trattati decentemente». Questa linea di apertura si riflette anche in un’esperienza personale di Von der Leyen, che nel 2014 aveva ospitato temporaneamente un giovane MSOI the Post • 3Europa Occidentale rifugiato siriano, aiutandolo anche a trovare un posto per un apprendistato. «Ha arricchito le nostre vite» aveva commentato lei a Der Spiegel. «Così tanti rifugiati vorrebbero arrivare sul suolo tedesco e farsi una nuova vita in Germania. Dovremmo perseguire e supportare questa strada, solo in questo modo l’integrazione avrà successo». Nel 2016, infatti, Von der Leyen annunciava dei piani di formazione di rifugiati nel Bundeswehr in aree tematiche quali la medicina e la tecnologia. Tuttavia, sarà necessario anche rafforzare la gestione degli arrivi al confine europeo. Nel programma stilato per la Commissione, oltre alla prioritaria ambizione di un’Europa più verde e digitalizzata, Von der Leyen afferma di volere anche un’Europa più sicura in tema di immigrazione controllata. Occorre quindi una duplice azione: da una parte stabilizzare le frontiere esterne, anche attraverso un potenziamento del numero di guardie costiere dell’Agenzia europea per le frontiere (FRONTEX); dall’altra, modernizzare il sistema comune di asilo. Bisognerà poi, sostiene sempre Von der Leyen, collaborare direttamente con i paesi di origine dei migranti per arginare l’attività dei trafficanti di esseri umani e cooperare con paesi terzi per gestire i flussi migratori. 4 • MSOI the PostCiò che resta da scoprire è l’impatto che questo duplice approccio avrà sulla situazione italiana. Da un lato, lo spirito democratico-conservatore e moderato della Von der Leyen non può essere compatibile con le politiche che il Governo italiano ha implementato negli ultimi anni: mentre la prima auspica una progressiva integrazione dei rifugiati, il cosiddetto Decreto Sicurezza del 4 ottobre 2018 ha imposto norme più restrittive per ottenere lo status di protezione internazionale e, circoscrivendo l’accesso allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) solo ai rifugiati, non prevede percorsi più lunghi e articolati di integrazione dei richiedenti asilo. Inoltre, Von der Leyen ha criticato gli interventi italiani nel bloccare, in certe occasioni di particolare risonanza mediatica, l’accesso di alcune navi legate a ONG allo spazio marittimo italiano. Ha chiesto invece una maggiore diplomazia su queste materie: quando interrogata in merito alla vicenda della nave SeaWatch 3 e di Carola Rackete, ha sostenuto che salvare vite umane rimanga un obbligo morale e si è dissociata dalla politica dei ‘porti chiusi’. Tuttavia, per certi versi, la presidente sembra correre sullo stesso binario del ministro italiano. In primis, ha sostenutoche il salvataggio di vite in mare «non risolve nulla del problema principale» e che siano necessarie misure di prevenzione degli sbarchi. Inoltre, in un’intervista ai giornali del consorzio Lena, tra cui La Repubblica, la neoeletta ha dichiarato che «i paesi del confine esterno dell’Unione meritano la nostra solidarietà». Secondo Von der Leyen, è indispensabile «una riforma del sistema disfunzionale di Dublino», che obbliga il primo paese di approdo ad essere responsabile delle richieste di asilo. Su questo punto c’è un evidente accordo, perlomeno a livello di dichiarazioni, con il ministro Salvini, che ha spesso criticato il sistema di Dublino (pur, come è noto, non presenziando a numerosi incontri mirati a modificarlo). Anche nel programma ufficiale stilato per la Commissione, uno degli obiettivi evidenziati da Von der Leyen è proprio modificare il sistema comune di asilo, ma ciò potrà essere fatto solamente attraverso una forte cooperazione fra gli stati membri. In generale, seppur con varie distanze in quanto a principi politici, l’UE di Ursula Von der Leyen si presenta come più comprensiva verso le esigenze italiane nel Mediterraneo: resta da vedere se in questo campo una sempre più stretta unione si realizzerà davvero.Europa Occidentale Londra, Edimburgo, Dublino: i tanti volti della BrexitDi Simone Massarenti 19 giugno 2017: una data tanto simbolica - per l’inizio dei negoziati dopo il voto sulla Brexit - quanto lontana dalla realpolitik di questi mesi. Ci si trova oggi attanagliati fra il rischio di un “No-Deal”, paventato dai più estremi sostenitori dell’uscita dal sistema-Europa, ed i timori della popolazione, ‘rea’ di aver portato il Paese sull’orlo di uno dei cambiamenti più epocali della propria storia. La notizia della chiusura del Parlamento britannico, richiesta da Boris Johnson il 28 agosto scorso e, per prassi, accordata dalla Regina Elisabetta II, aveva scatenato i malumori fra la popolazione: si rischiava, infatti, una pericolosa deriva istituzionale che avrebbe reso ancor più tortuoso il percorso verso il 31 ottobre, prossima deadline per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La mossa, considerata “antidemocratica” dalle opposizioni, ed il conseguente allargamento della forbice tra Governo e Parlamento, hanno rappresentato l’apice della battaglia personale intrapresa da Boris Johnson nei confronti delle due Camere: chiudere per 5 settimaneil Parlamento (riapertura prevista il prossimo 14 ottobre) equivale, stando almeno alle parole dei rappresentanti della House of Commons, ad un colpo di Stato, perpetrato al fine di impedire alle Camere di svolgere il proprio dovere, in vista dell’imminente scadenza proveniente da Bruxelles. Come riporta il Corriere della Sera, secondo fonti di Downing Street il premier Johnson avrebbe invece optato per questa soluzione al fine di controllare il clima di tensione venutosi a creare nel Paese, attuando una sorta di “piano B” rientrante di pieno diritto nelle proprie funzioni, con il consenso della Regina. Il ruolo di quest’ultima nella questione è però saltato all’occhio dei più attenti osservatori della Corona, ritenendo la linea adottata da Buckingham Palace troppo “lassista” verso la situazione Brexit. Tali voci sono state prontamente smentite dalla Regina stessa, la quale, nell’ultimo giorno utile prima della chiusura delle attività parlamentari, ha firmato la “legge anti No-Deal”, che si oppone a qualsiasi uscita dall’Europa senza accordi. Tale azione politica impedirà al premier Johnson, alla ripresadei lavori, di procrastinare sulla posizione No-deal adottata in questi mesi. I riflettori mediatici puntati su Londra e sulle vicissitudini interne al numero 10 di Downing Street, però, hanno marginalizzato il resto della nazione, dove continuano lo scetticismo e le proteste per rimanere all’interno dell’Unione e poter garantire la stabilità non solo degli scenari internazionali, ma anche dell’equilibrio interno al Regno Unito, mai come ora minato da squilibri di potere. Negli ultimi giorni la disputa si è spostata in territorio scozzese, dove la Corte di Edimburgo ha etichettato la chiusura del Parlamento britannico come illegittima, accusando il Premier di aver “ingannato” la Regina al fine di procedere tranquillamente verso il NoDeal. Tali accuse sono state prontamente smentite dal Primo ministro. La Scozia, da anni protagonista di scontri politici con il governo britannico, pare porsi come primo partner “proEurope” sull’isola. The Press and Journal, testata giornalistica fra le più diffuse in territorio scozzese, ha dedicato un’intera sezione del proprioMSOI the Post • 5Europa Occidentale sito web alla questione Brexit, con aggiornamenti quotidiani circa lo stato d’avanzamento delle trattative ed i futuri scenari all’orizzonte. Alla luce dello storico antagonismo fra Inghilterra e Scozia, che sono lontane da una soluzione ai dissidi relativi all’indipendentismo scozzese, sembra naturale che la posizione ‘catastrofista’ relativa ad un “No-Deal” riecheggi tra le righe del quotidiano. Nella sezione “Scotland”, la linea dura del governo Johnson viene descritta come un ostacolo per la crescita della nazione. Viene citato l’ex-primo ministro Gordon Brown, il quale sostiene che il “No-Deal” potrebbe essere “devastante per cibo e medicinali”. Il rischio, secondo le parole di Brown, sarebbe quello di un blocco delle forniture, con ovvie conseguenze negative per la popolazioni e tensioni crescenti; per questo, il politico laburista ha formalmente richiesto al primo ministro Johnson di comunicare alle Camere i reali rischi di un’uscita dall’Europa senza accordi. Come riporta sempre The Press and Journal, ad alimentare la tensione ci sono anche le condanne, da parte del Premier britannico, nei confronti dei sostenitori dell’indipendenza scozzese, accusati di alimentare un sentimento intestino di odio che risulta dannoso in uno scenario già di per sé complesso. Il partito di governo scozzese, lo Scottish National Party (SNP), forte del risultato positivo delle scorse elezioni europee, cercherà di alimentare la richiesta per un nuovo referendum per l’indipendenza. L’obiettivo è “fare opposizione alla Brexit esercitando il diritto di decidere autonomamente il 6 • MSOI the Postproprio destino”, come riferito dalla deputata del SNP Kirsty Blackman. L’ostilità nei confronti di un “No-Deal” sembra attraversare anche i corridoi dei palazzi del potere di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord: il Belfast Telegraph riporta un documento governativo considerato top secret che aumenta il timore di gravi conseguenze per la vita dei pazienti degli ospedali nel paese. Il Dipartimento per la Salute avrebbe stilato una sorta di elenco di “rischi” derivanti da un’uscita senza accordo, come ad esempio una carenza di medicinali, vaccini e medicazioni nei pronti soccorsi del Paese. L’area irlandese rimane ad altissima tensione. I 300 km di confine che separano Irlanda del Nord e Irlanda sono un punto cruciale del programma per la Brexit: come segnalato a pagina 585 del contratto fra Bruxelles e Londra sottoscritto da Theresa May, il confine è visto come un “hard border”, un confine ‘duro’, che tiene banco nelle trattative in corso in questi giorni. Ne parla diffusamente The Irish Times, quotidiano di Dublino. L’ipotesi è quella di un Halloween terrificante: con l’uscita dall’Europa senza accordi, la riapertura della questione irlandese rimetterebbe in discussione quel “Good Friday Agreement” che ad oggi permette ai cittadini dei rispettivi paesi di attraversare il confine senza difficoltà. Il ripristino di checkpoint posti al confine da parte della polizia nordirlandese, ad esempio, rappresenterebbe un pericolosissimo ritorno al passato, minando la stabilità di un’area che è stata per anni al centro dell’attenzione di Londra.Proprio in questi giorni si è svolto a tal proposito un incontro fra il premier Johnson, per l’occasione volato a Dublino, e il Taoiseach (Primo ministro irlandese) Leo Varadkar. Durante il meeting istituzionale, definito da note ufficiali come “costruttivo”, i due omologhi si sono confrontati circa la necessità di trovare un accordo entro il prossimo 31 ottobre, mentre le rispettive delegazioni, impegnate nei negoziati, hanno lavorato sui nodi più importanti. Fondamentale in questa disputa il ruolo di Bruxelles, mediatore di primo piano e punto di congiunzione fra Regno Unito, Irlanda ed Europa. Al momento, rimangono distanze importanti, che sarà necessario sanare da qui ad un mese. La situazione sembra quindi essere sempre più complessa per Boris Johnson. Parafrasando il titolo di un articolo del corrispondente politico dell’Herald Scotland Alistair Grant, “The House of cards begins to collapse”, il castello di carte inizia a crollare. L’appello alla Corte Suprema britannica da parte del Governo a seguito della sentenza della Corte scozzese sarà sfida per l’esecutivo, che è stato accusato di aver ‘secretato’ tutte le carte inerenti alla decisione di sospendere le attività parlamentari. I documenti relativi alla “Operation Yellowhammer”, per una uscita senza accordi, sono solo l’ultimo passo di una battaglia che si preannuncia serrata. All’orizzonte, il portone di uscita sul cui ciglio ogni decisione potrebbe rappresentare un nuovo, fondamentale capitolo della storia e del Regno Unito e dell’Europa intera.Medio Oriente e Nord Africa Lo stretto di Hormuz: l’incubo dei navigantiDi Andrea Daidone “Colui che controlla il passaggio tra gli oceani, si può considerare il signore del Mondo”. Così recita un vecchio e assai veritiero adagio della geopolitica. Nessuno meglio dell’Iran sembra esserne consapevole. Venerdì 19 luglio scorso, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver sequestrato una petroliera, la Stena Impero, un vascello di proprietà svedese, battente bandiera britannica. La ragione ufficiale del sequestro è che la suddetta nave avrebbe violato le leggi marittime internazionali. Il sequestro è avvenuto alle ore 19:30 locali (15:00 GMT) nel temuto Stretto di Hormuz, che separa il Golfo Persico dal Mare Arabico. Attraverso questa strozzatura, larga poche decine di miglia, passa un quinto del petrolio mondiale, rendendola di fatto la via d’acqua più importante al mondo. Il sequestro è avvenuto attraverso l’impiego di un’imbarcazione e di un elicottero iraniani. La compagnia armatrice,Northern Marine Management, ha dichiarato di non essere in grado di contattare l’equipaggio, composto da 23 persone, che attualmente risultano essere in stato di fermo presso il porto di Bandar Abbas. In quelle stesse ore, il Foreign e Offic londinese ha rilevato che una seconda imbarcazione, battente bandiera liberiana, è stata sequestrata dalle a
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks