Pambianco Magazine n9_2019

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editorialeIl made in Italy guiderà il post fast-fashion? di David PambiancoIl problema dello smaltimento dei prodotti di moda è esploso negli ultimi due anni,…
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editorialeIl made in Italy guiderà il post fast-fashion? di David PambiancoIl problema dello smaltimento dei prodotti di moda è esploso negli ultimi due anni, coinvolgendo in modo trasversale tutti i segmenti. Nel luxury si sono accesi i riflettori quando Burberry ha inserito nel bilancio 2018 i numeri sulla eliminazione delle proprie rimanenze per 32 milioni di euro. Nell’hard luxury, invece, ha fatto scalpore scoprire che, sempre un paio d’anni fa, Richemont ha distrutto mezzo miliardo in orologi per evitare di metterli nei circuiti commerciali. E poi c’è il fast fashion. Mentre per il lusso la questione si concentra sulla necessità di una più efficace gestione dei magazzini, per il fast fashion il problema è assai più strutturale. Si tratta, infatti, di mettere in discussione i paradigmi che hanno cambiato i costumi di consumo a cavallo del millennio, imponendo l’idea dominante del low cost. Una formula che ha associato il concetto di prezzo basso alla possibilità di molteplici acquisti e cambi di indumento continui. Tutto ciò ha però portato a un incremento esponenziale dei volumi di merce sul mercato, decine di milioni di pezzi ogni anno. Il costo che era ‘low’ per l’industria, nascondeva un costo tutt’altro che ‘low’ per il sistema. Per le filiere produttive supersfruttate negli angoli più lontani del pianeta. E poi per il pianeta stesso, incapace di ‘digerire’ le montagne di magliette prodotte ogni mese. Nei tempi più recenti sono evidenti gli sforzi di sostenibilità avviati dai gruppi che hanno guidato e dominato la rivoluzione ‘low cost’, la spagnola Inditex e la svedese H&M. Si tratta di sforzi colossali, in termini di materia prima utilizzata, di gestione della filiera e, infine, anche di ‘disperati’ tentativi di riciclo, attraverso la raccolta degli abiti usati presso i propri punti vendita. È chiaro, tuttavia, che i margini di recupero sono limitati. Il problema gigantesco resta il ‘fast’ impresso nel Dna di questi marchi, un ‘fast’ destinato a evolvere in qualcosa di differente. Ebbene, in questo qualcosa di differente si aprono orizzonti importanti per il made in Italy. Ovvero, per produzioni dalle radici attente all’ambiente e all’ambito sociale, con imprinting di creatività e artigianalità, e soprattutto con la pretesa di essere durevoli nel tempo grazie alla qualità di fattura e alla personalità intrinseca. L’opposto del ‘fast’. Sul piano socio-culturale, insomma, la prospettiva del made in Italy appare piuttosto luminosa nell’epoca del post fast fashion.6SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEsommario14Attualità Al via sfilate e fiere con l’incognita Milano XLLa terza edizione del progetto del Tavolo della Moda sembra scomparsa dai radar. Mentre si attendono segnali dal Governo, il settore prova a fare da sé.18Analisi Nike contro Adidas, sfida a livello 4.0Da una parte le criptovalute. Dall’altra le fabbriche robot. La competizione al vertice dello sportswear mondiale si gioca a colpi di innovazione.24Dossier Uno, dieci, cento nuovi e-commerceLe sfide del commercio elettronico si moltiplicano, tra social network, e-concession e necessità di certificazione. Prossima frontiera? La blockchain.38Intervista Marchi: “Liu Jo, premium con etica”Il numero uno del brand emiliano detta le linee guida. La crescita sarà nel segmento premium, e passerà dalla sostenibilità e dall’acquisizione di altre realtà.45Tendenze A new beginningLa fine delle vacanze coincide con l’arrivo delle nuove tendenze. Dai look del back to school alle calzature e accessori di Micam e Mipel fino alle tendenze resort 2020.104Wine&Food Scatta la corsa agli hotel di prestigioSi intensificano le operazioni di acquisizione che riguardano località turistiche di pregio, tra mare e montagna. E i prezzi sono da record.In copertina: Jesse Mockrin The Dark-Haired Odalisque, 2016 Olio su tela 157.48 x 109.22 cmScarica la app di Pambianconews su: Google Play e App StoreCourtesy of Nathalie Karg Gallery, New York Cover story pag. 1178SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEborbonese.comoverviewINCLUSIONE: ANCHE IL LUSSO EUROPEO CORRE AI RIPARI CON I DIVERSITY MANAGER - Il vento della diversitàinizia a soffiare sul vecchio Continente. Chanel ha assunto il suo primo Global head of diversity and inclusion. La scelta della maison francese segue quella dei luxury brand Gucci, Prada e Burberry, che hanno introdotto ruoli simili all’interno del loro staff. Parallelamente, Vogue Uk, in collaborazione con Meghan Markle, ha dedicato il september issue alle figure femminili definite ‘changemakers’.IL RIASSETTO FRENA (ANCORA) ARMANI: CONTI 2018 A -10% - Giorgio Armani ha chiuso il 2018 con ricavi netti a quota 2,109 miliardi di euro (-10%), “in linea con i budget e nell’ambito di un percorso strategico orientato a risultati di medio-lungo termine di semplificazione/riqualificazione del portafoglio marchi”. L’utile netto consolidato del gruppo è invece stato di 152 milioni.SONIA RYKIEL È IN LIQUIDAZIONE - Sonia Rykiel entra in liquidazione con effetto immediato. Store, proprietà intellettuale e archivi sono in vendita.D&G PAGA IL CONTO CINESE. L’ASIA PESA SU BILANCIO E STIME - La capogruppo di Dolce&Gabbana, la D&G Srl, ha chiuso il 2018 con ricavi totali in crescita per 1,382 miliardi (+4,9%). L’Asia-Pacifico, presumibilmente dopo il colpo di immagine dello scorso novembre, ha però visto la propria incidenza contrarsi dal 25% al 22%. L’utile netto (14 milioni) è invece calato del 77%.IL DOCU-FILM SULLA FERRAGNI AL FESTIVAL DI VENEZIA - Co-prodotto da Rai Cinema e diretto da Elisa Amoruso, il film sarà nelle sale dal 17 al 19 settembre.MONCLER CRESCE DEL 13% NEL PRIMO SEMESTRE - La società di Remo Ruffini ha realizzato ricavi pari a 570,2 milioni di euro, in aumento del 13% (a tassi di cambio costanti) rispetto allo stesso periodo del 2018, con un netto aumento nel secondo trimestre (+18% sempre a tassi di cambio costanti). L’utile netto ha raggiunto i 71,3 mln, in crescita del 16% rispetto ai 61,6 del 2018.KERING, RICAVI A 7,6 MLD NEL SEMESTRE (+18,8%) - Kering archivia i primi sei mesi dell’anno registrando ricavi per 7,6 miliardi di euro (+18,8%), un margine operativo lordo pari a 2,3 miliardi (+25,4%) e un ebitda di 2,8 miliardi. A contribuire alla performance, in primis i risultati di Gucci, che, nel periodo, ha totalizzato ricavi per 4,6 miliardi (+19,8 per cento).MODA -10% IN LOMBARDIA. MARENZI: “PREOCCUPANTE” - In Lombardia, il settore della moda ha vissuto una flessione del 10% nel Q2.LVMH NON SI FERMA. SEI MESI A +15% - Lvmh ha chiuso il primo semestre dell’anno con vendita in crescita del 15% (+12% a livello organico) oltre i 25 miliardi di euro. Il margine operativo del colosso parigino si è attestato al 21,1%, sostanzialmente in linea con il primo semestre del 2018, mentre i profitti netti hanno toccato i 3,27 miliardi, in progressione del 9 per cento.ESSILORLUXOTTICA SI COMPRA GRANDVISION Accordo con il fondo Hal per una quota del 76,72% della catena eyewear GrandVision. Costo: 7,2 miliardi di euro.HERMÈS, L’ASIA SPINGE I CONTI OLTRE LE STIME - Hermès ha archiviato il secondo quarter dell’anno con ricavi per 1,67 miliardi di euro, in aumento del 14,7 %, battendo le stime del consensus Bloomberg, ferme a 1,65 miliardi.PATTERN SBARCA IN BORSA CON UN RIMBALZO - A metà luglio, Pattern ha iniziato le negoziazioni delle proprie azioni su Aim Italia. Nel giorno d’esordio le azioni hanno chiuso la seduta al prezzo di 3,75 euro con un aumento del 15,4% rispetto al prezzo di collocamento.L’ASIA TRAINA IL Q1 DI RICHEMONT - Richemont ha chiuso il Q1 con vendite a 3,74 miliardi di euro (+12%). A contribuire al risultato (+6% al netto dei risultati di Watchfinder e Ynap, acquisiti l’anno scorso), l’incremento a doppia cifra in Giappone e Asia Pacific.10SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEoverviewFARFETCH, 675 MLN $ PER NGG, DISTRIBUTORE DI OFF-WHITE (CHE RESTA AD ABLOH) - Farfetch ha messo lemani su New Guards Group (Ngg). L’e-tailer ha acquisito il 100% del gruppo italiano che controlla brand come Off-White, Palm Angels e Marcelo Burlon County of Milan, per un total enterprise value di 675 milioni di dollari. La proprietà del brand Off-White resta del direttore creativo Virgil Abloh, mentre Ngg ha la maggioranza di una società operativa che ha un “exclusive multi-year licensing deal” col marchio.STELLA MCCARTNEY CAMBIA PARTNER. DOPO KERING, ORA C’È LVMH - Dopo il divorzio da Kering, Stella McCartney si è alleata con il gruppo Lvmh per sviluppare il proprio brand. Lvmh ha comunicato l’inizio di una collaborazione con la designer i cui dettagli saranno svelati a settembre. La stilista resta direttore creativo e di azionista di maggioranza della griffe nata nel 2001.CORTE UE: IL ‘LIKE’ DATO PERSONALE - La Corte di giustizia UE ha stabilito che i siti col tool ‘like’ di Facebook sono corresponsabili della raccolta e dell’invio dei dati.CAVALLI, È UFFICIALE: IL GIUDICE DICE OK SU DAMAC L’azionista, la società e il giudice, sentito il parere del Commissario, hanno convenuto che la migliore offerta per rilevare Roberto Cavalli è di Vision Investment, veicolo di Damac Properties Group, gruppo immobiliare di Dubai. A seguito di questo passaggio, gli step ora vertono sull’approvazione del piano.INSTAGRAM CANCELLA I LIKE - Colpo agli influencer? Instagram potrebbe non far più comparire il numero dei like sotto le immagini postate dagli utenti.OTB SALE DAL 51 AL 70% DI VIKTOR&ROLF - Il gruppo di Renzo Rosso Otb è salito dal 51% al 70% del capitale di Viktor&Rolf, label fondata dagli omonimi stilisti nel 1993 ed entrata a far parte di Otb nel 2008. E intanto Maison Margiela, altro brand del gruppo, ha fatturato 200 milioni di euro nel 2018 (+25%), e conta di migliorare i ricavi del 45% nel 2019.MAELA MANDELLI ALLA GUIDA DI TRUSSARDI - Maela Mandelli è il nuovo CEO di Trussardi e avrà il compito di accelerare il piano di rilancio e di sviluppo internazionale del brand promosso da QuattroR Sgr, la società azionista di maggioranza del gruppo.TWINSET LANCIA PLEASEDONTBUY - Twinset ha lanciato il progetto Pleasedontbuy, diventando il primo brand a sviluppare un business legato al noleggio con propri capi, ossia partendo dalla produzione per arrivare al consumatore finale.BLAHNIK SI COMPRA UN CALZATURIFICIO LOMBARDO Manolo Blahnik stringe sulla filiera produttiva. Il brand inglese del lusso ha acquisito il calzaturificio di Vigevano Re Marcello, un’azienda familiare specializzata nella produzione di scarpe di alta gamma con cui Blahnik lavora dal 1990. Il CEO Bruno Re continuerà a lavorare in azienda, al fianco del designer.IL LONDINESE LIBERTY VENDUTO PER 300 MLN £ - Bluegem II ha venduto la sua quota di controllo in Liberty a Glendower Capital per 300 milioni di sterline.DAMIANI FARÀ PRODUZIONE CONTO TERZI PER IL LUSSO - C’è anche la produzione in conto terzi per i giganti del lusso nel futuro di Damiani, che ha annunciato la creazione di una business unit ad hoc e di un nuovo stabilimento a Valenza. Il gruppo ha investito circa 10 milioni di euro per uno stabilimento di 12mila metri quadri che sarà operativo dal 2021.BARNEYS IN CHAPTER 11 - Barneys, department store di lusso da tempo in crisi, ad agosto ha presentato un’istanza di fallimento, chiedendo il Chapter 11.PERMIRA CONQUISTA REFORMATION - Il private equity Permira ha rilevato il brand californiano Reformation. A seguito del deal, di cui non sono stati resi noti i termini finanziari, Yael Aflalo rimarrà nel ruolo di CEO e azionista “significativo”.12SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEPowered byattualità14SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEattualitàdi Caterina ZanziC’era una volta MILANO XL. Mentre si aspetta un Governo, a settembre sfilate e fiere fanno da sé. E fanno SISTEMAMilano XL si ferma a quota due. A una settimana dall’inizio della tornata settembrina della moda milanese, infatti, la terza edizione del progetto è scomparsa dai radar. “Vedo difficile possa riproporsi questa iniziativa”, commentava già a fine luglio Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, attività produttive, commercio, moda e design. “Siamo in un momento di transizione”, glissava Franco Gabbrielli, neopresidente di Mipel e Assopellettieri. “Non abbiamo informazioni a riguardo”, confermava un altro neopresidente, Siro Badon, da pochi mesi alla guida di Micam e Assocalzaturifici. Insomma, sin da prima delle vacanze estive nulla faceva presagire che si potesse riconfermare l’appuntamento frutto del Tavolo della Moda che ha raccolto negli ultimi due anni, sotto l’egida del ministero dello Sviluppo Economico, i principali attori del macro sistema moda allargato, agendo da raccordo tra le sfilate donna, le fiere e gli eventi aperti al pubblico. Lo scoglio principale, stando a quanto raccolto da Pambianco Magazine, è stato il mancato impegno economico per la promozione dell’appuntamento, a carico del Governo (2,5 milioni di euro per ciascuna delle due scorse edizioni, ndr). “Da parte dell’amministrazione - spiegava Tajani - c’è tutta la volontà di riproporlo, ma al momento non abbiamo avuto un feedback: al Tavolo della Moda la discussione è stata presentata, ma non ha avuto seguito”.SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINE15attualitàLa crisi di Governo di agosto ha moltiplicato le incertezze. Ma già l’Esecutivo LegaM5s sembrava aver modificato le linee guida del Tavolo della moda, istituito nel 2016, per volontà dell’allora sottosegretario allo Sviluppo economico Carlo Calenda, con lo scopo di investire nel settore con interventi mirati sui più diversi temi, dalla sostenibilità alla promozione degli appuntamenti fieristici, dall’internazionalizzazione alla digitalizzazione. Nell’ultima fase, il Tavolo si è dimostrato meno propenso a operazioni di promozione del made in Italy verso il grande pubblico. E questo nonostante il vicepremier Luigi di Maio, esattamente un anno fa in occasione di Micam, avesse promesso di continuare a investire sul settore. Dunque, a settembre difficile che qualcosa si sblocchi. “Siamo tutti fiduciosi, ma al contempo preoccupati per la situazione”, raccontava Gabbrielli. “Sotto Calenda, dopo vent’anni di parole, era avvenuta una accelerazione di intenti, una volontà reale e tangibile di fare sistema”. Il quesito, fino ad agosto, era sul ‘post Calenda’. Adesso, i quesiti sono anche più indeterminati. SFILATE A ROTAZIONE Così, in assenza di una direttiva (e di un sostegno, anche economico) che arrivi dall’alto, Camera Nazionale della Moda Italiana e le fiere di settore cercano di fare al meglio ‘da sé’. Per la prossima edizione della Milano Fashion Week, in programma dal 17 al 23 settembre, e per quelle a seguire, un tavolo di lavoro costituito ad hoc dai principali brand ha stabilito che il calendario della kermesse si aprirà (e chiuderà) a rotazione. Così, a inaugurare le sfilate di questa tornata ci sarà Prada, mentre a concluderle sarà Gucci (a febbraio 2020, invece, si partirà proprio con Gucci, mentre Armani sarà l’ultimo in agenda). “Tutti i brand parte del tavolo – spiegava di recente un comunicato stampa della Camera Nazionale della Moda Italiana – hanno dato totale disponibilità ad effettuare una rotazione all’interno del calendario nelle stagioni a venire”. FIERE IN SISTEMA Insomma, la volontà di fare sistema, a prescindere dai finanziamenti del governo, pare esserci. E anche al livello delle fiere. “Vogliamo iniziare un periodo di grossa sinergia con Micam, cercando di unire le forze per portare più compratori, e più giovani in fiera”, ha sottolineato Gabbrielli. Tra gli obiettivi dell’imprenditore, che a giugno ha preso il testimone da Riccardo Braccialini e che sarà alla guida di Assopellettieri fino al 2022, anche una più accurata selezione degli espositori alla fiera della pelletteria e un’attività di scouting serrata, per portare tra gli stand nuovi nomi. Micam, dal canto suo, punterà invece sulle calzature sportive e outdoor, e inaugurerà un’area tutta dedicata a questo segmento, battezzata Players District. La necessità di porre fine ai “battibecchi” e “andare all’unisono” era emersa anche durante la prima assise di Confindustria Moda, tenutasi a Milano a fine giugno, in cui il presidente Claudio Marenzi aveva ribadito l’esigenza di mettere a fattor comune quante più aree di lavoro possibili tra gli associati (sette le organizzazioni federate). L’imprenditore, dal palco, aveva ricordato che il comparto rappresentato dalle aziende associate (il cui fatturato 2018 ammonta a 95,5 miliardi di euro) è il secondo settore industriale italiano per avanzo commerciale dopo la meccanica, con 28,1 miliardi di euro. Un comparto che conta su 66mila aziende, per un totale di oltre 580mila persone impiegate. Numeri importanti, nonostante il silenzio delle Istituzioni.16SETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINEIl Tavolo della Moda, istituito nel 2016 da Carlo Calenda, sembra essersi arenato, e la crisi di Governo rende tutto più indeterminato. In attesa di segnali e investimenti, il settore del tessile-modaaccessorio tenta di fare sistema senza direttive dall’altoanalisidi Giulia SciolaNike contro Adidas, sfida a LIVELLO 4.0. Non solo ricavi: la leadership si gioca sulle fabbriche robot e le CRIPTOVALUTEConfermare la crescita del giro d’affari e della redditività, ma soprattutto confermarsi al vertice dello sportswear mondiale. Per Nike e Adidas, rispettivamente numero uno e numero due del settore, la partita non si gioca solo sulle performance di oggi, ma anche sulle scelte 4.0 che guardano al mercato dell’abbigliamento di domani. Mentre il competitor tedesco guadagna quote di mercato, il gigante di Beaverton prova ad allungare il passo in termini di innovazione, di organizzazione aziendale e di immagine, confermando strategie da first mover che accendono le attese di Wall Street. A fine giugno, per la prima volta in sette anni, Nike ha deluso le stime degli analisti. Nell’ultimo quarter dell’esercizio fiscale (chiuso il 31 maggio scorso), il gruppo ha registrato ricavi per 10,2 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro), in crescita del 4 per cento. Nei tre mesi, l’utile è sceso da 1,1 miliardi di dollari a 989 milioni. L’utile per azione si è attestato a 62 centesimi, sotto i 66 centesimi previsti dal consensus Refinitiv. In controtrotendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni, il dato di gestione delle rimanenze di magazzino: se il full year 2016 aveva visto le giacenze aumentare del 12%, l’esercizio fiscale 2017 è poi sceso a un +4 per cento. Quest’ultimo trend (+4%) è stato confermato anche nel 2018, mentre i 12 mesi al 31 maggio scorsoSETTEMBRE 2019 PAMBIANCO MAGAZINE19analisidi Giulia SciolaNike contro Adidas, sfida a LIVELLO 4.0. Non solo ricavi: la leadership si gioca sulle fabbriche robot e le CRIPTOVALUTEConfermare la crescita del giro d’affari e della redditività, ma soprattutto confermarsi al vertice dello sportswear mondiale. Per Nike e Adidas, rispettivamente numero uno e numero due del settore, la partita non si gioca solo sulle performance di oggi, ma anche sulle scelte 4.0 che guardano al mercato dell’abbigliamento di domani. Mentre il competitor tedesco guadagna quote di mercato, il gigante di Beaverton prova ad allungare il passo in termini di innovazione, di organizzazione aziendale e di immagine, confermando strategie da first mover che accendono le attese di Wall Street. A fine giugno, per la prima volta in sette anni, Nike ha deluso le stime degli analisti. Nell’ultimo quarter dell’esercizio fiscale (chiuso il 31 maggio scorso), il gruppo ha registrato ricavi per 10,2 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro), in crescita del 4 per cento. Nei tre mesi, l’utile è sceso da 1,1 miliardi di dollari a 989 milioni. L’utile per azione si è attestato a 62 centesimi, sotto i 66 centesimi previsti dal consensus Refinitiv. In controtrotendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni, il dato di gestione delle rimanenze di magazzino: se il full year 2016 aveva visto le giacenze aumentare del 12%, l’esercizio fiscale 2017 è poi sceso a un +4 per cento. Quest’ultimo tren
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