Photosophia N° 37

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RIVISTA DI CULTURA E FORMAZIONE FOTOGRAFICA n. 37 Luglio – Agosto 2019 1 P H O T O S O P H I A® Rivista di Cultura e Formazione Fotografica Rivista digitale…
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RIVISTA DI CULTURA E FORMAZIONE FOTOGRAFICA n. 37 Luglio – Agosto 2019 1 P H O T O S O P H I A® Rivista di Cultura e Formazione Fotografica Rivista digitale registrata al Tribunale di Roma in data 23 luglio 2014 n. 197/2014 Direttore Responsabile Silvio Mencarelli Caporedattore Gianni Amadei Redazione: Cristina Cori, Roberto Frisari, Carola Gatta, Lidia Laudenzi, Elisabetta Tufarelli, Jacqueline Simon EDITORE Libera Accademia di Roma Associazione di promozione sociale www.accademialar.it In copertina Foto © Gianni Amadei – Namibia – La foresta pietrificata N. 37 Luglio – Agosto 2019 Periodico bimestrale www.photosophia.it photosophia@libero.it PHOTOSOPHIA è una rivista gratuita e viene realizzata grazie al contributo volontario dei redattori e degli autori. Chi desidera proporci progetti fotografici per la pubblicazione può spedire il lavoro a photosophia@libero.it Caratteristiche tecniche di spedizione sul sito www.photosophia.it PHOTOSOPHIA 37 2 SOMMARIO SILVIO MENCARELLI – Il Viaggio - EDITORIALE LIDIA LAUDENZI – Storia d’amore e di amicizia – Photo & Sophia ROBERTO FRISARI – Matera tra passato e futuro - Photo & Cultura GABRIELE RODRIQUEZ – Mobil Art – Photo & Avanguardia SILVIA CAMPORESI – Doppio Sguardo – Photo & Libri MARCELLO PELLEGRINI – Estate romana – Photo & Poesia JACQUELINE SIMON - La periferia romana - Photo & Ambiente GIANNI AMADEI – Namibia – Le etnie – Photo & Antropologia TULLIO PRINCIGALLO – L’Iran e la Persia: Dell’Acqua e del vento – Photo & Viaggio GIANNI AMADEI – Effetti e filtri creativi in post produzione- Photo & Tecnica MARCO PIEROPAN – La tempesta Vaia - prima e dopo – Photo & Ambiente PORTFOLIO ITALIA - Vincitori del «12° Portfolio Jonico», quarta tappa – Foto & Portfolio PHOTOSOPHIA 37 3 EDITORIALE di Silvio Mencarelli Il Viaggio La natura dell’uomo è quella di viaggiare, l’uomo è una specie migratoria fin dall’era primordiale. Le migrazioni dall’Africa - ove si ritiene sia germogliata la prima vita - verso l’Europa e l’Asia hanno portato alla prima grande evoluzione degli ominidi verso l’homo sapiens. Questa migrazione sia pur con diverse motivazioni e circostanze, non si è mai fermata e continua anche nel nostro tempo. Viaggiare è anche un modo per cambiare la propria posizione sociale, sfuggire alle guerre, alla fame, alle sopraffazioni, ai cambiamenti climatici, per trovare un lavoro o per cercare apprezzamenti e fama che il paese di origine non è in grado di assicurare. Quando durante la propria esistenza il dolore, il contrasto fra individuo e società, fra famiglia e lavoro, non è più sopportabile intraprendiamo questo viaggio … Partiamo inconsciamente, per trovare qualche cosa che si è perduta, un bene andato smarrito, un sogno non ancora realizzato. Ci si imbatte con un’altra realtà che non si sa ancora che cosa sia, e quali rischi comporti. Di fatto, si parte alla ricerca della propria identità smarrita, debole, confusa, ma durante questo viaggio l’identità che si va cercando muta inevitabilmente, si fanno nuovi incontri, si fanno nuove esperienze e alla fine del viaggio ci si ritrova con una nuova, inedita e inaspettata identità. Si è partiti alla ricerca di se stessi e si finisce per ritrovare un altro che non ti somiglia, uno sconosciuto, un intruso. Talvolta, basta un incontro con uno sconosciuto, un caffè preso insieme per caso, e la vita è cambiata. Il viaggio mette a confronto e può trasformare la propria identità, rendendola mobile, itinerante, problematica. Il nuovo Grande Almanacco della Libera Accademia di Roma in uscita ad agosto, sarà dedicato al tema del viaggio esattamente cosi come lo abbiamo inteso in questo editoriale; un viaggio culturale da vivere insieme attraverso i nostri corsi, viaggi, cooperazioni, eventi e progetti. Vi aspettiamo a settembre per la giornata dell’ Open Day e a ottobre per l’inizio delle nostre nuove attività. Chiudo con una frase di Marcel Proust: L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi luoghi, ma nell’avere nuovi occhi. Buona estate da tutta la redazione. PHOTOSOPHIA 37 4 In vendita presso LIBERA ACCADEMIA DI ROMA viale Giulio Cesare 78, Roma e AMAZON PHOTOSOPHIA 37 5 LIDIA LAUDENZI Photo & Sophia STORIA D’AMORE E DI AMICIZIA “Ragazzi, so che mi state cercando per fare qualcosa a cui tenete molto. Sono qui, ditemi”. E’ domenica mattina quando tre ragazzi di Reggio Emilia ricevono questa telefonata. È Sebastião Salgado, proprio il famoso fotografo brasiliano. Tutto è iniziato quando Claudio Melioli, Alessandro Patroncini e Khadja Lamani, gestori del caffé letterario Binario49, decidono di portare nel quartiere più multietnico e problematico della cittadina emiliana una bella mostra fotografica, convinti che l’arte, la cultura e la bellezza sono, possono e debbano essere anche strumenti importanti di riqualificazione. I tre giovani vorrebbero esporre le fotografie del Grande Salgado, perché quando si deve affrontare una sfida è meglio puntare in alto. PHOTOSOPHIA 37 6 Salgado, dopo avere ascoltato la loro storia e il loro progetto decide di “aiutare questi amici mai visti”: dona loro 100 fotografie scattate nel continente africano tra il 1973 e il 2006, in particolare nell’Africa meridionale, nella zona orientale dei Grandi Laghi e nel Sahel. Le foto sono state esposte, in una sequenza indicata dall’autore, nella mostra “Africa”, che si è tenuta in anteprima italiana dal 9 febbraio al 30 marzo 2019 al Binario49, la prima parte della mostra, e la seconda parte allo Spazio Gerra di Reggio Emilia. Binario49, gestito dall’Associazione Casa d'Altri, si trova nella zona periferica intorno alla prima stazione ferroviaria, lo Spazio Gerra gestito all’Associazione Ics (Innovazione Cultura Società) in pieno centro storico: due sedi emblema, collocate in punti opposti della città, ma vicine per ideali ed intenti. La loro connessione ha permesso non solo la realizzazione pratica di questo ambizioso progetto culturale, ma anche l’unione tra persone e luoghi. La mostra “Africa”, infatti, ha rappresentato un ponte tra la periferia e il centro storico, l’Italia e il Brasile. Un ponte tra il sogno e il possibile. Tra ciò che si è tentati di negare e la presa di coscienza. PHOTOSOPHIA 37 7 Nulla scuote di più delle fotografie di Salgado: esse ti espongono alle emozioni e le impressionano dentro di te, proprio come ha fatto la luce per creare quella stessa immagine. Quel bianco e nero che sconcertano: il bianco della luce e il nero della guerra, della disperazione; le sue composizioni così naturali, eppure così tanto pazientemente attese, come il lancio della rete nel fiume Congo; il contrasto del chiaroscuro e quello dei dettagli, che compaiono e scompaiono; la texture e la grana come se la foto fosse una tela su cui tessere una storia. Ed è così. Le sue foto come parole dispiegano quei racconti che si fa fatica ad ascoltare, perché ricordano l’umanità, questo essere semplicemente e solo uomini al di là della nazionalità, delle convinzioni religiose o politiche. E Dio solo sa quanto proprio in questo momento occorre ricordare i motivi che spingono i popoli a migrare, a lasciare la patria e a cucirsi addosso la propria casa per non sentirsi estranei anche a sé stessi. PHOTOSOPHIA 37 8 Gli sguardi nei suoi ritratti, quegli occhi che ti fissano, ti entrano dentro a voler trasmettere quella stessa profondità. In un periodo in cui tutti siamo sovraesposti alle immagini, le foto di Sebastião riconducono a quel senso di umanità che è possibile recuperare solo dentro le persone; e suggeriscono, inoltre, speranza perché – come recita un vecchio proverbio brasiliano - “non c’è male che duri per sempre né bene che non finisca mai”. Sono fotografie queste che raccontano la sua storia d’amore verso l’uomo, verso la sofferenza, verso la terra e verso la stessa fotografia: verso la vita, insomma. Un amore che ha voluto condividere non solo con questi tre ragazzi emiliani, ma con tutti, rendendoci un po’ più protagonisti e meno spettatori e decisamente più foto- sensibili. PHOTOSOPHIA 37 9 Lui non è un semplice fotoreporter, è molto di più: con lui la fotografia non si ferma alla pura informazione, ma diventa strumento per scuotere gli animi e le coscienze, per denunciare, dimostrare umanità, tenerezza e compassione… Le sue fotografie non sono solo immagini, ma emozioni e sentimenti. Questa esposizione ha dimostrato che la fotografia, in fondo, è questo: un ponte che unisce e permette la condivisione; un’inestimabile riserva di ottimismo e coraggio ed un insperato antidoto alle difficoltà. È passione. È vita. È un’indimenticabile storia d’amore e di amicizia. PHOTOSOPHIA 37 10 LAR-UPS 2019/20 •Corsi •Viaggi •Seminari •Formazione •Cooperazione PHOTOSOPHIA 37 11 ROBERTO FRISARI Photo & Cultura MATERA TRA PASSATO E FUTURO: DA VERGOGNA NAZIONALE A ESEMPIO DI URBANIZZAZIONE SOLIDALE Viaggio culturale LARUPS maggio 2019 Da vergogna nazionale a città testimone di un modello di urbanizzazione solidale: questa è la storia dei Sassi di Matera dal dopoguerra ad oggi. I Sassi sono una città antica scavata nella roccia tufacea lungo i pendii di un profondo vallone, con edifici che convivono con labirinti sotterranei e meandri cavernosi, creando uno scenario unico al mondo. L’attuale conformazione dei Sassi non è però frutto di progetti di architetti particolarmente creativi ma il risultato degli interventi effettuati nel corso dei secoli dai contadini e pastori, che, per sopravvivere in un ambiente difficile, inospitale ed arido furono costretti ad inventare ingegnosi stratagemmi abitativi. La pietra di Matera - Foto Annamaria Pellegrino PHOTOSOPHIA 37 PHOTOSOPHIA 37 13 Foto Giancarlo Zano Per comprendere come si sia arrivati alla situazione odierna occorre richiamare le diverse fasi della storia dei Sassi. Le origini risalgono a 9.000 anni fa quando non c’era ancora un villaggio ma esisteva un reticolo di acqua - costituito da cave, buche, gronde e canali per accogliere la pioggia, captare l’umidità - che consentiva la sopravvivenza della vita umana. Con l’età dei metalli nasce il primo nucleo urbano e vennero scavati pozzi e cisterne (grandi anche come cattedrali, come il cosiddetto “Palombaro”, che oggi si può visitare) e si incominciò a sviluppare l’agricoltura e si potenziò l’impianto idraulico, arricchendolo di dispositivi di scorrimento, decantazione e filtraggio. Per ricavare luoghi in cui vivere si plasmò la roccia aprendo ampi fori nel terreno o sfruttando cavità naturali per creare ambienti che si sviluppavano in lunghezza ed attingevano luce ed aria dalla apertura di ingresso. La popolazione crebbe però rapidamente e presto le grotte, nelle quali vivevano le persone, non furono più sufficienti. Si utilizzarono allora le cisterne, adibendole a case e nacque così l’architettura rupestre, che era strettamente integrata con il suo ambiente e la più funzionale per chi ci viveva. Matera dalla grotta del brigante – foto PHOTOSOPHIA 37 14 Annamaria Pellegrino Quando i volumi sotterranei creati dall’uomo mostrarono la loro insufficienza a contenere la popolazione dei Sassi, si raddoppiò lo spazio abitabile costruendo fuori della grotta una struttura ad essa simile e quindi unità abitative vicine si fusero in un solo gruppo intorno ad una corte o ad un terrazzo. Nacque così il fenomeno architettonico e sociale del “vicinato”, una realtà non solo urbanistica ma anche e soprattutto uno stile ed un costume di vita fondato sulla solidarietà e sulla gestione comunitaria degli spazi vivibili. Chiesa rupestre Santa Maria de Idris XII sec. - Foto Elisabetta Tufarelli PHOTOSOPHIA 37 15 Con l’ulteriore espansione della popolazione le architetture di vicinato sparse per i Sassi si infittirono al punto di creare una vera e propria città, fatta di piani sovrapposti con una organizzazione dello spazio in cui alcuni calpestano il suolo che è soffitto per gli altri, in quanto i tetti di chi abita in basso è una strada per il piano superiore. Si creò quindi un tessuto urbano molto complesso e stratificato, costituito da un ricamo di archi, palazzi, cupole, baluardi e mura tanto che nel XII secolo Matera venne definita dal geografo e viaggatore arabo Al-Idrisi “magnifica e splendida” ed il medico e storico Eustachio Verricelli la giudicò salubre! E poi, aspetto non secondario nella storia della città, la comunità rafforzò la secolare tradizione di scambi (non solo economici ma anche culturali) con altre civiltà: longobardi, bizantini, saraceni, angioini, aragonesi, spagnoli, albanesi, ebrei e anche con i paesi nord europei. Foto Annamaria Pellegrino PHOTOSOPHIA 37 16 Fino alla fine del Millesettecento l’ecosistema Sassi era quindi riuscito a mantenere un regime di sostenibilità grazie a principi notevolmente innovativi, che oggi sono considerati più che mai interessanti e - in certi contesti – ispiratori di soluzioni per alcuni problemi urbanistici odierni. Ma quando il mondo iniziò a cambiare, con il crollo della pastorizia ed il declino di una agricoltura troppo frammentata, la modernizzazione mise in crisi i sistemi di vita degli abitanti dei Sassi. Pietro Laureano (architetto ed urbanista) così ricostruisce il triste ed irreversibile declino “Si cominciò ad assemblare palazzi, strade ed infrastrutture in ogni zona lasciata libera …senza distinguere se queste aree vuote avessero o no una funzione. Si cancellarono fosse, cisterne, giardini, persino i letti di scorrimento delle acque piovane ...si smise di gestire comunitariamente gli impianti igienici, le scorte alimentari, gli spazi”. Di conseguenza diminuì rapidamente il quantitativo d’acqua a disposizione della popolazione dei Sassi, che, nei primi decenni del Novecento, raggiunse le ventimila unità. Cisterna Palombaro Lungo, grande cisterna dell'acqua scavata nel XVI secolo. La cisterna fa parte di un sistema di raccolta delle acque che si estende per tutta la lunghezza dei sassi di Matera ed era necessaria all'approvvigionamento dei suoi abitanti. Foto Elisabetta Tufarelli PHOTOSOPHIA 37 17 In questo periodo la popolazione era arrivata anche ad occupare i rifugi degli animali ed i locali adibiti a granaio o a vivere nelle cisterne svuotate di acqua e così Matera nel 1789 venne definita dal nobile e studioso Giuseppe De Fortis “il regno della sudiceria abominevole”. Questa situazione perdurò sino alla meta del secolo scorso quando Carlo Levi fece emergere come problema nazionale la situazione dei Sassi. Nel suo romanzo ”Cristo si è fermato ad Eboli” pubblicato nel 1945 Levi descrisse così la disperata situazione di arretratezza e povertà dei Sassi: “Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie.…….sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste.” La malaria infatti imperversava e la mortalità infantile era quasi dieci volte la media italiana (su 1.000 bambini nati 463 nascevano morti). Interno dell’abitazione nei Sassi – Foto Elisabetta Tufarelli PHOTOSOPHIA 37 18 Palmiro Togliatti definì questa situazione “vergogna nazionale” e, finalmente, dopo la visita nel 1950 del Presidente del Consiglio De Gasperi alla città, lo Stato Italiano con la “Legge speciale per lo sfollamento dei Sassi” promulgata nel 1952 impose a due terzi degli abitanti di quell’area, circa diciassettemila persone, di abbandonare le proprie case per trasferirsi nei nuovi rioni di Matera. Il trasferimento però richiese un ventennio, anche per la resistenza da parte di molti anziani, ormai affezionati alle grotte ed ai vicinati nonostante le pessime condizioni di vita. I Sassi divennero quindi una città fantasma a margine della città nuova, e degrado ed abbandono presero il posto della vita – seppur misera - nelle grotte. Foto Giancarlo Zano PHOTOSOPHIA 37 19 Anche i fotografi, a partire dal dopoguerra, hanno dato il loro contributo a far conoscere a tutto il mondo la situazione disperata dei Sassi. Tutto partì dall’illuminato imprenditore Adriano Olivetti che, in qualità di vice presidente dell’UNRRA-CASAS (organizzazione umanitaria che forniva aiuti ai paesi più colpiti dalla guerra), creò una Commissione di studio sulla città - formata dai maggiori studiosi e urbanisti - ed in questo contesto chiese l’intervento dei più importanti pionieri del fotogiornalismo mondiale: il viennese Ernest Haas, il polacco David Seymour ed il francese Henri Cartier-Bresson (andò a Matera ben due volte) e cioè i fotografi che da pochi anni avevano fondato la mitica agenzia Magnum. Molte altre interessanti immagini fotografiche vennero realizzate dall’èquipe dell’urbanista Ludovico Quaroni o ricavate dai documentari dell’Istituto Luce nell’ambito dell’Inchiesta parlamentare sulla miseria in Italia. Ci sono poi da ricordare le straordinarie foto di Franco Pinna e di Arturo Zavattini a commento delle missioni etnografiche in Lucania di Ernesto de Martino. Una raccolta di foto di alcuni importanti reportage è visibile presso Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” visitabile nel comune di Tricarico, a pochi chilometri da Matera. I Sassi hanno anche ospitato anche molti set cinematografici (un elenco è riportato in http://www.isassidimatera.com/foto/film/) tra cui citiamo soltanto il “Vangelo secondo Matteo” del 1964 di Pierpaolo Pasolini, con la fotografia di Tonino Delli Colli (vedi il num. 28 di Photosophia) e il fotografo di scena Domenico Notarangelo, del quale si è svolto un seminario durante il viaggio LARUPS a cura di Steafiania De Toma della Fondazione Notarangelo. Nell’immagine sottostante visita ai luoghi pasoliniani del film “Il vangelo secondo Matteo” con la sociologa Irene Ranaldi durante il viaggio LARUPS a maggio 2019. PHOTOSOPHIA 37 20 A seguito di diversi studi di natura socio-economica su quello che poteva e doveva essere il ruolo dei Sassi si è infine avviata l’ultima fase, che sta spingendo i materani a tornare nei vecchi rioni in tufo per farli rivivere, invertendo quello che era stato il flusso forzato verso i nuovi quartieri. Una specifica legge speciale nel 1986 ha previsto anche contributi economici per favorire reinserimento dell’uomo nell’habitat, nell’ambito di un processo di risanamento, riqualificazione e ripopolamento dei Sassi. Oltre alle case private (abitate anche da stranieri) i Sassi stanno diventando terreno fertile per musei innovativi (si veda quello di “Scultura contemporanea”), ristoranti e trattorie, bed&breakfast, alberghi di lusso insieme ad alberghi diffusi e botteghe di artigiani. Chiesa di San Francesco d'Assisi. Foto Giancarlo Zano PHOTOSOPHIA 37 21 Tutto ciò ha portato Matera nel 1993 ad essere inserita tra i siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ed a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019. Oggi i Sassi e la città nuova non sono più entità distinte ma dialogano e comunicano tra loro. Io stesso che sono nato a Matera (ma la ho lasciata all’età di due anni) ho assistito (quasi con stupore ma anche con un forte orgoglio) alla rinascita dei Sassi tanto che, secondo me, Matera è diventata una delle poche città del Mezzogiorno che negli ultimi decenni ha fatto continui progressi. Foto Giancarlo Zano PHOTOSOPHIA 37 22 La città è definitivamente uscita dal guscio, non guarda più al proprio passato con disprezzo o vergogna ma ha saputo reagire all’abbandono, si è trasformata guardando al futuro ed è ben consapevole delle proprie potenzialità. Finalmente le peculiarità di Matera stanno diventando un punto di forza e forse si sta definitivamente superando quella fase di incertezza delineata trenta anni fa dallo studioso materano Daniele Cappiello “Descrivere Matera è impresa ardua; è disegnare l’identikit di un volto sfuggente”. Matera è rinata giovane, aperta al mondo ed all’innovazione ma deve comunque evitare di correre il rischi
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