Sguardi allo specchio

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Sguardi allo specchio2COMPRENDERE, CONOSCERSI, IMPARARE A CONVIVERE PER CONTRASTARE OGNI DISCRIMINAZIONE5CONOSCERE PER CAPIRE7È PERMESSO?11PERCHÈ EMIGRARE?15VERSO…
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Sguardi allo specchio2COMPRENDERE, CONOSCERSI, IMPARARE A CONVIVERE PER CONTRASTARE OGNI DISCRIMINAZIONE5CONOSCERE PER CAPIRE7È PERMESSO?11PERCHÈ EMIGRARE?15VERSO L’ITALIA21STORIE DI MIGRANTI27COME FUNZIONA L’ACCOGLIENZA33I NUMERI DELL’ACCOGLIENZA36SONO GIÀ QUI39BUON LAVORO43DIVENTARE CITTADINI48NUOVI ITALIANI O SECONDE GENERAZIONI?50LE PAROLE, QUELLE IMPORTANTI5Comprendere, conoscersi, imparare a convivere per contrastare ogni discriminazione Il razzismo è una componente strutturale di ogni società. Neanche le moderne democrazie ne sono immuni e non lo è certamente il nostro Paese. Le crisi sociali, le difficoltà di una società, possono far riemergere il mostro che è sempre presente dentro di noi ma che la ragione riesce per lunghi periodi a tenere a freno. L’idea che sottrarre diritti a un gruppo di persone, considerate tutte uguali per appartenenza religiosa o per la loro origine o per la lingua, consenta di difendere i propri diritti, le proprie sicurezze, come la storia ci ha insegnato porta solo tragedie e violenza. I cristiani al tempo di Nerone, gli ebrei al tempo dei nazisti e i musulmani o gli stranieri oggi. Di volta in volta il razzismo si rivolge contro qualcuno ed è usato per ottenere consenso e distrarre le persone dai problemi reali, indicando un capo espiatorio, qualcuno contro il quale rivolgere la propria rabbia o la propria insoddisfazione. Il razzismo è costruito intorno a false evidenze. Una rappresentazione della realtà che non necessita di spiegazioni, di dati che la dimostrino. Non serve dimostrare che gli stranieri sono tanti. Lo sanno tutti. E anche se i dati dicono esattamente l’opposto è difficile modificare una opinione diffusa costruita in tanti anni di false evidenze. Questo opuscolo serve a sollevare dubbi.Soprattutto trai giovani, tra coloro che oggi studiano e domani saranno elettori ed elettrici, decisori, cittadini e cittadine consapevoli, vogliamo suscitare qualche dubbio, qualche domanda e dare qualche strumento perché possano avere una capacità critica nei confronti delle rappresentazioni pubbliche rassicuranti che indicano sempre negli altri la responsabilità di tutti i mali della nostra società. Questo opuscolo - redatto nell’ambito dell’omonimo progetto coordinato dall’Arci in partenariato con la Rete della Conoscenza e la Rete G2 - Seconde Generazioni, che beneficia del co-finanziamento dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Raziali) - vuole fornire corrette informazioni sui concetti di base legati al fenomeno migratorio e all’asilo, al fine di sfatare i principali stereotipi, luoghi comuni e discriminazioni. Nell’ambito del progetto sono stati realizzati sette laboratori all’interno di classi di scuole medie e superiori nelle città di Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Palermo in cui studenti e studentesse sono stati guidati in un percorso di analisi e decostruzione di stereotipi e pregiudizi, nell’intento di educare le nuove generazioni al rispetto della diversità e al pensiero critico, e coinvolti nella creazione di prodotti grafici e multimediali con cui veicolare un messaggio contro le discriminazioni. Perché ai ragazzi e alle ragazze di oggi è affidata la speranza di un mondo più aperto e più accogliente, più inclusivo e meno ostile.Conoscere per capireFornire gli strumenti per conoscere e comprendere al meglio la complessa realtà del fenomeno migratorio. È l’obiettivo che ha guidato la realizzazione di questo opuscolo. Dalle ragioni che spingono le persone a lasciare il proprio paese alla gestione dell’accoglienza. Chi è il migrante economico? Qual è la differenza tra rifugiato e richiedente asilo? Quanti sono gli immigrati presenti in Italia? Domande a cui sembra semplice rispondere, ma che in realtà sono più complesse di ciò che si pensi. Lo sguardo è puntato soprattutto sul nostro paese e sulla realtà italiana, con un passaggio anche su chi immigrato non è, perché è nato e cresciuto nel nostro paese, ma per la legge può dirsi cittadino italiano soltanto, se tutto va bene, a partire dai 18 anni. Infine, c’è anche un piccolo glossario, perché “le parole sono importanti”, come si diceva in un celebre film, ed è bene imparare ad usarle al meglio.È permesso? Cominciamo da qui: “In Italia possono entrare tutti?”. La risposta è: “Dipende”. In Europa esiste l’area Schengen, 26 stati in cui è possibile circolare liberamente come fosse un unico paese: • È composta da 22 Stati dell’Unione Europea + Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera • Regno Unito e Irlanda invece hanno scelto di non aderire • 4 Stati Ue (Bulgaria, Cipro, Croazia, Romania) hanno aderito, ma faranno parte di Schengen solo quando avranno completato le verifiche richieste.Quindi i cittadini di un paese Schengen entrano in Italia senza visto. E tutti gli altri? I cittadini che non appartengono all’area Schengen hanno invece bisogno di un visto per entrare in Italia. PAESI DI SERIE A E DI SERIE B Non mancano le eccezioni: se vieni da Argentina, Brasile, Giappone, Stati Uniti (etc… l’elenco è un po’ lungo) e arrivi in Italia per studio o turismo e per massimo 90 giorni non hai bisogno del visto. Meglio ancora se vieni dalla Svizzera: in questo caso il visto non serve affatto. Il visto può essere di due tipi: Visto Schengen Uniforme: consente un soggiorno breve (max 90 giorni) e consente di spostarsi in tutti i paesi dell’area Shenghen;10SGUARDI ALLO SPECCHIOVisto Nazionale: per soggiorni più lunghi (per motivi di studio, cure mediche, ricongiungimento familiare), limitato al paese che lo ha concesso. Questo tipo di visto non ha una durata prestabilita, è connesso strettamente al sussistere delle motivazioni. Chi, avendo un visto Shenghen uniforme, decide di restare nel nostro paese per più di 3 mesi oppure, avendo un visto nazionale, desidera trattenersi oltre il sussistere delle motivazioni, deve chiedere un permesso di soggiorno.Cosa cambierebbe senza Schengen? • In aeroporto niente più corsia preferenziale senza controllo passaporti per chi si sposta tra due Stati dell’area Schengen. • Più controlli e code ai confini: chi dall’Italia va a Berlino in auto dovrebbe ripetere i controlli alla frontiera in Austria e Germania. • Tempi molto più lunghi per ricevere dall’estero prodotti ordinati su internet.11È permesso?12Perché emigrare?I fattori che spingono le persone ad emigrare possono essere molto complessi. Spesso non c’è una sola causa: i migranti possono spostarsi per cercare opportunità di lavoro e migliorare le proprie condizioni di vita, o in altri casi, per motivi di studio o ricongiungimento familiare. A volte le persone si spostano per fuggire da guerre, conflitti e persecuzioni o dalle conseguenze drammatiche di disastri naturali o carestie. Nel 2017 il numero di persone costrette a fuggire dalle proprie case nel mondo a causa di guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto un nuovo record per il quinto anno consecutivo. A determinare tale situazione, oltre alla guerra in Siria, sono state in particolare la crisi nella Repubblica Democratica del Congo, la guerra in Sud Sudan e la fuga in Bangladesh di centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya provenienti dal Myanmar. Nel recente rapporto annuale Global Trends, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati riporta che a fine 2017 erano 68,5 milioni le persone costrette alla fuga.Un po’ di chiarezza e qualche definizione MIGRANTE È un termine generico che indica chi sceglie di lasciare il proprio paese per stabilirsi, temporaneamente o definitivamente, in un altro14SGUARDI ALLO SPECCHIOpaese. Questa decisione, che ha un carattere volontario anche se spesso è causata da misere condizioni di vita, dipende generalmente da ragioni economiche ed avviene quando una persona cerca in un altro Paese un lavoro e migliori condizioni di vita.15Perché emigrare?SFOLLATO Colui che abbandona la propria abitazione per gli stessi motivi del rifugiato, ma non oltrepassa un confine internazionale, restando dunque all’interno del proprio Paese. In altri contesti, si parla genericamente di sfollato come di chi fugge anche a causa di catastrofi naturali.PROFUGO È un termine generico che indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre, persecuzioni o catastrofi naturali.RIFUGIATO Il rifugiato è colui che, essendo perseguitato personalmente, è costretto a lasciare il proprio paese a causa di conflitti armati o di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. A differenza del migrante, egli non ha scelta: non può tornare nel proprio Paese perché teme di subire persecuzioni o per la sua stessa vita. RICHIEDENTE ASILO Si trova nelle stesse condizioni del rifugiato, ma il suo status non è ancora stato riconosciuto dal paese in cui ha presentato richiesta. Fino al momento della decisione in merito alla domanda, egli è un richiedente asilo.Anche gli italiani emigrano Al 1 gennaio 2017 gli italiani che risiedono fuori dal nostro Paese e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 4,9 milioni, l’8,2% degli oltre 60 milioni di residenti in Italia. Negli ultimi cinque anni gli italiani residenti all’estero che rientrano nella categoria dei migranti economici sono aumentati di oltre 600mila persone: è come se l’intera popolazione di una città come Palermo avesse lasciato la penisola. A partire sono soprattutto gli italiani tra i 35 anni e i 49 anni, cioè in piena età lavorativa. L’Italia è all’ottavo posto tra i Paesi di origine di nuovi immigrati: prima troviamo Cina, Romania, Siria, India, Polonia, Messico e Vietnam.16Verso l’ItaliaQuando è cominciata “la crisi dei migranti”? • A partire dal 2011 un numero sempre maggiore di persone ha cominciato a muoversi verso l’Unione Europea. È l’anno delle “primavere arabe” e della guerra in Libia. Un peso determinante lo ha avuto anche la guerra civile siriana. • Nel 2014 il numero di rifugiati e sfollati interni ha raggiunto quota 60 milioni, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. • Nel 2015 la Grecia ha raccolto l’84% degli arrivi (857mila, principalmente siriani, afghani e iracheni). • Nel 2016 dopo la chiusura della “rotta balcanica” (cfr. pag 19) gli arrivi sulle coste elleniche si sono ridotti: Italia e Grecia hanno accolto sostanzialmente il 100% degli arrivi in Europa via mare, rispettivamente 181mila (50%) e 174mila (48%). • Il 2017 si è chiuso registrando il numero più basso di migranti giunti via mare nell’UE: sono stati poco più di 171mila, di cui il 70% è arrivato in Italia (120mila migranti). • Nei primi sei mesi del 2018 gli arrivi in Italia sono drasticamente diminuiti, dopo gli accordi stipulati con la Libia per fermare le partenze: dal 1° gennaio al 2 luglio 2018 sono sbarcati sulle coste italiane circa 17mila persone (nello stesso periodo del 2017 furono oltre 84mila). • La situazione attuale non è inedita per il mondo dell’immigrazione, lo è per quello dei rifugiati. In anni recenti in Italia e in Europa c’erano state crisi con un maggior impatto sull’Europa (guerra nella ex Jugoslavia) e flussi straordinari di gran lunga più ampi, come nel caso di alcune sanatorie o decreti flussi degli anni 2000.18SGUARDI ALLO SPECCHIOArrivano tutti in Italia? Se si guarda al medio lungo periodo e non al singolo anno l’Italia, in una ipotetica ripartizione equa dei richiedenti asilo tra i diversi Paesi UE in proporzione agli abitanti, dovrebbe riceverne più di quelli che ha accolto finora. L’Europa ha accolto complessivamente nel corso degli ultimi 10 anni 5,4 milioni di persone. Poiché la popolazione italiana rappresenta il 12% di quella dell’UE, al nostro Paese spetterebbero più di 600mila migranti, mentre ne sono stati accolti poco più di 500mila. Facendo riferimento al numero di rifugiati presenti nei Paesi dell’UE, in proporzione alla popolazione residente, l’Italia risulta essere il quattordicesimo Paese. Prima di noi, oltre alla Germania, che è l’unico Paese europeo tra i primi dieci che ospitano rifugiati nel mondo, anche la piccolissima Malta, più volte accusata di non voler fare la propria parte.19Verso l’Italiaprivilegiati di Italia ed Europa nella loro politica di esternalizzazione delle frontiere, ovvero della tendenza a bloccare l’accesso all’Europa sin dai paesi di transito, ben lontano dai propri confini reali. Insieme ai sistemi sempre più militarizzati di gestione delle proprie frontiere, tali accordi hanno reso i transiti più costosi in termini di vite umane: l’impegno dei paesi di transito nel bloccare e respingere i migranti – in cambio di finanziamenti e sostegni a governi poco democratici – ha obbligato questi ultimi a prendere strade alternative, trasformando anche il deserto del Teneré, dopo il Mediterraneo, in un cimitero a cielo aperto.Come arrivano i migranti in Italia? A raccontarlo, spesso, sono gli stessi sopravvissuti a un viaggio interminabile in cui ogni giorno si rischia la vita. Grazie alle testimonianze dei migranti, l’Organizzazione Medici per I Diritti Umani (MEDU) ha ricostruito le rotte che vengono percorse per arrivare in Italia. Due quelle principali: una parte dall’Africa Occidentale e l’altra dal Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia). IL VIAGGIO DALL’AFRICA OCCIDENTALE I migranti che da Senegal, Gambia, Guinea, Liberia e Costa d’Avorio abbandonano il proprio paese d’origine si recano a Bamako, in Mali, fino a raggiungere Agadez in Niger. Da qui comincia un lungo tratto di strada nel deserto noto come ‘la via per l’inferno’, che conduce a Sabah, in Libia. La durata di questo lungo viaggio è in genere di 20 mesi, il tempo di permanenza in Libia di 14 mesi. Per alcuni di loro, poi il tentativo di arrivo in Italia via mare attraverso il Canale di Sicilia. Dopo gli accordi stretti dal governo Italiano nel 2017 con Niger, Sudan e Libia il flusso di migranti da questo fronte si è drasticamente ridotto. Sudan e Niger, cosi come la Libia, sono diventati oggi gli interlocutoriIL VIAGGIO DAL CORNO D’AFRICA1 Coloro che fuggono dal Corno d’Africa puntano verso il Sudan: la prima tappa è la città di Kassala; poi, arrivati nella capitale Karthoum, comincia la traversata del deserto, che avviene quasi sempre in pick-up sovracca1Fonte Medu20SGUARDI ALLO SPECCHIOrichi, alla volta della Libia. Il viaggio dura 15 mesi, il tempo di permanenza in Libia per chi arriva dal Corno d’Africa è in media di 3 mesi. Poi, l’ultimo viaggio verso l’Italia attraverso il Canale di Sicilia.LA ROTTA BALCANICA Questa via ha coinvolto molto poco l’Italia, ma ha riguardato altri paesi europei. Una lunga marcia per arrivare in Europa passando dalla Turchia e risalendo Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Ungheria. È la rotta balcanica, che ha avuto il suo picco nel 2015 quando passarono per queste vie 764mila persone con l’obiettivo, quasi per tutti, di arrivare in Germania. Dopo un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia (18 marzo 2016) e la moltiplicazione dei muri nella regione, la rotta balcanica si è sostanzialmente chiusa, lasciando migliaia di uomini, donne e bambini sostanzialmente “intrappolati” nelle isole greche o nei boschi bosniaci.21Verso l’ItaliaPerché non prendono l’aereo? Perché i migranti rischiano la vita su un barcone? Se hanno i soldi per pagare i trafficanti, perché non si comprano un biglietto aereo per venire in Italia? È una domanda che forse anche tu ti sarai fatto qualche volta, oppure avrai sentito fare. Proviamo a darti qualche risposta: • entrare in Italia, come in Europa, per vie legali è molto difficile, anche per chi vuole venire a lavorare: la possibilità di ingresso esiste sostanzialmente solo per lavoratori altamente specializzati, comunque in numero e per periodi limitati; • per entrare serve un visto rilasciato dalle rappresentanze consolari (ambasciate e consolati) italiane all’estero. Non esiste un visto per ricerca di lavoro, né tanto meno per richiesta d’asilo: dunque non c’è alcuna via d’accesso legale per le due ragioni principali che spingono i migranti a lasciare il proprio paese; • nonostante il saldo demografico negativo che caratterizza l’Italia e l’Europa, e la conseguente mancanza di manodopera in molti settori lavorativi, in particolare quelli con bassa qualificazione, l’assenza di canali d’ingresso legale aumenta il lavoro nero e lo sfruttamento e quindi alimenta le mafie e l’evasione fiscale e contributiva.22Storie di migrantiStoria di vita di M.F.1 «Mi chiamo M.F., sono nato in Gambia il 15 Maggio 1997 nella città di Faraba Banta. Sono partito dal Gambia senza dire nulla a mia madre, ho venduto due mucche per avere i soldi per il viaggio: un po’ li ho portati con me, gli altri li ho lasciati al sicuro da un mio fidatissimo amico. Frequentavo la Marina International School, una scuola privata tra le migliori in Gambia. Ma io sono partito perché ho visto nella mia vita quanti problemi e quanto dolore hanno avuto i miei familiari con la politica. Volevo avere un altro futuro. Sono partito a febbraio 2014 da Kololi, vicino al mare, sono arrivato a Brikama- ba, qui i poliziotti mi hanno preso e riportato a Banjul; ho raggiunto Kaolack in Senegal, dove ho sostato due giorni; altri due giorni di viaggio e sono arrivato a Bamako in Mali; poi Ouagadougou in Burkina Faso, Niamey in Niger fino ad Agadez. Da Agadez sono salito su un pick up insieme ad altre venti persone. Sono entrato in Libia e sono stato due settimane a Sebha, poi a Tripoli. Qui mi hanno preso e minacciato con la pistola: per proseguire il viaggio ho dovuto farmi mandare i soldi dal Gambia, 1Tratto da “Un giro di ‘vite’ contro ogni pregiudizio”, Arci Terni.2425SGUARDI ALLO SPECCHIOho dovuto chiamare il mio amico al quale avevo lasciato i soldi mentre avevo una pistola puntata contro; mentre parlavo con lui, loro hanno fatto sentire degli spari per intimorirlo. In quel momento ho pensato dentro di me che non ce la facevo più, poteva accadere qualunque cosa, anche morire non mi sarebbe più importato. Tutto il viaggio è durato due mesi circa. Durante il viaggio sul gommone la situazione era tremenda, tutti piangevano e io, ero talmente stanco e intimorito, che quasi ridevo pensando “ormai, dopo quello che ho passato, come va, va. Non posso tornare in Gambia per tre motivi principali: • quando uno fa politica nel mio Paese, cercano di colpire anche le persone vicine. Infatti tutta la mia famiglia ha avuto e sta avendo problemi e non risparmierebbero nemmeno me; • il presidente del mio Paese, se venisse a sapere che ho fatto questo viaggio, mi metterebbe in carcere. Perché visto che tante persone stanno fuggendo dal Gambia, tutto il mondo sta venendo a conoscenza dei problemi che ci sono; • la situazione attuale non è migliorata: le ripercussioni continuano, specie contro la mia famiglia.»27“Sono partito dal Gambia senza dire nulla a mia madre, ho venduto due mucche per avere i soldi per il viaggio”26Come funziona l’accoglienza? Cosa succede ai migranti che raggiungono l’Italia per chiedere asilo? A partire dalla fine degli anni ‘90, l’Italia ha messo in piedi un sistema integrato che, prevedendo la responsabilità degli enti locali, si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in tutte le fasi della procedura.Le fasi dell’accoglienza I CENTRI HOTSPOT Rappresentano una delle principali misure adottate dall’Agenda europea sulla migrazione. Sono il risultato dell’adozione di un sistema basato sui punti di crisi, il cosiddetto hotspot approach, per la gestione dei flussi migratori in zone di frontiera esterna (in particolare in Italia e Grecia). Le attività dei centri hotspot consistono nell’identificazione, registrazione, rilevamento delle impronte digitali e indirizzo verso le procedure nazionali: richiesta asilo per i richiedenti, rimpatrio per tutti gli altri. I centri hotspot previsti sono 6, ma attualmente sono operativi solo quelli di Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto. I CPR, CENTRI PER I RIMPATRI I migranti che non fanno domanda di asilo in Italia, coloro che sono ritenuti un pericolo per la sicurezza dello Stato, ma anche gli stranier
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