SPELEOLOGIA RIVISTA DELLA SOCIETÀ SPELEOLOGICA ITALIANA

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SPELEOLOGIA RIVISTA DELLA SOCIETÀ SPELEOLOGICA ITALIANA N. 3 GIUGNO 1980 Autorizzazione Tribunale di Napoli N del Proprietario: Società Speleologica Italiana Direttore Responsabile: Alfredo
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SPELEOLOGIA RIVISTA DELLA SOCIETÀ SPELEOLOGICA ITALIANA N. 3 GIUGNO 1980 Autorizzazione Tribunale di Napoli N del Proprietario: Società Speleologica Italiana Direttore Responsabile: Alfredo Bini Redazione: Fabio Bajo, Renato Banfi, Paolo Forti, Daniele Prudenzano, Luigi Ramella, Adriano Vanin. Tipografia: ERRECI Torre Boldone Bg. - Spedizione in abbonamento postale - gruppo IV - Pubblicità inferiore 70% SOCIETÀ' SPELEOLOGICA ITALIANA Membro dell'union Internationale de Spéléologie Sede Legale: Museo Civico di Storia Naturale di M ilano - Corso Venezia, MILANO CON SIGLIO D IRETTIV O PER IL TRIEN N IO Com itato esecutivo Presidente: Prof. VITTO RIO CASTELLANI - Via Vigne di Morena, M ORENA (Roma) - tf. lav. 06/ ; casa 06/ Vice Presid.: Dott. CARLO BALBIAN O d'aram EN CO - Via Balbo, TO R IN O - tf. lav. 0161/ ; casa 011/ Segretario: Dott. SERGIO M A CCIO '- Via Gramsci, JESI - tf. lav. 0731/42.11; casa 0731/40.80 Tesoriere: Sig. ROBERTO BIXIO - Via Pacinotti, 5/ GEN O VA - tf. lav. 010/ ; casa 010/ Consigliere: Prof. ARRIGO A. CIG N A - Frazione Tuffo C O C C O N A T O (Asti) - tf. lav. Roma 06/ ; casa 0141/ Consiglieri Sig. G IU LIO BADINI - Via dei Sorniani, M ILAN O - tf. lav. 02/ ; casa 02/ Dott. ALFREDO BINI - Via Bernardino Verro, 39/c M ILANO - tf. casa 02/ Prof. PAOLO FORTI - Via S. Vitale, BO LO G N A - tf. lav. 051/ ; casa 051/ Dott. ALFONSO LUCREZI - Via dei Giardini, L'AQ UILA - tf. lav. 0862/ ; casa 0862/ Prof. PIETRO M AIFREDI - Via Cabella, 22/ CEN O VA - tf. lav. 010/ ; casa 010/ Sig. FRANCO O RO FIN O - Via Libertà, 31/A CASAMASSIMA (BA) - tf. casa 080/ Sig. GIUSEPPE NOVELLI - Via G.B. Sasso, GE - Sampierdarena Prof. FRANCO UTILI - Via Colletta, FIRENZE - tf. casa 055/ Collegio dei Sindaci Prof. M ARTIN O ALM INI - Centro Resid. Parco Lambro, SEGRATE (MI) - tf. casa 02/ ; lav. 02/ Geom. DESIDERIO D O TTO RI - Via Capponi, JESI (AN) - tf. casa 0731/ ; lav. 0731/ Prof. LAM BERTO LAURETI - Largo S. M arcellino, NAPOLI - tf. lav. 081, Corrispondenza, scambi, notizie ed articoli vanno inviati a: Daniele Prudenzano - via dei Fiordalisi 6/3, Milano La Rivista viene inviata a tutti i Soci della S.S.I. in regola col versamento delle quote sociali. Quote 1980: Singoli Lit Singoi i + abbon. a Le Grotte d'italia Lit Gruppi Lit Versamenti: C.C.P. N intestato a Macciò Sergio JESI (Ancona) FOTO DI COPERTINA Muta di Dolichopoda in una grotta della Provincia di Bergamo (Foto. G. Comotti - Nembio). COMMISSIONI Tecnica: AURELIO PAVANELLO, via C asini,4 - BOLOGNA Catasto: G IULIO CAPPA, Complesso Resid/le Quarto delle Querce - V ili. 15/S - Via Montigliene - CROTTAFERRATA (ROMA) Scuole: CARLO BALBIANO Protezione e valorizzazione dei fen. Carsici: PIETRO M AIFREDI Didattica: FRAN CO UTILI Bibliografia: ALFO N SO LUCREZI Stampa: ALFRED O BINI Speleoterapia: ALFONSO PICIO CCH I Scientifica: ARRIGO C ICN A Grandi Spedizioni: SERGIO D'AM BROSI, Via R. Manna TRIESTE SERVIZI FORNITI Al SOCI Rivista «Speleologia»: spedizione semestrale a tutti i soci, organo ufficiale di stampa della SSI a disposizione di tutti i soci. Segreteria di Redazione: DANIELE PRUDEN ZAN O, via dei Fiordalisi 6/3 M ILAN O Grotte d'italia: rivista scientifica della SSI e IIS, spedizione a tutti i gruppi soci e ai soci singoli che versano una'quota supplementare di Lit annuali. PAOLO FORTI Bibliografia Speleologica: spedizione a tutti i soci. ALFONSO LUCREZI Biblioteca: servizio raccolta e consultazione, servizio fotocopie dei testi a prezzi ridotti. PAOLO FORTI Assicurazione: assicura contro i rischi di morte ed invalidità permanente coloro che ne facciano specifica richiesta. DESIDERIO D O TTO RI Materiale: convenzione con la Ditta Amorini per l'acquisto a prezzi convenzionati. DANILO AM O RIN I, via Lorenzini 33 - PERUGIA - tei. 075/45303 S.S.I.-C.A.I.: una speleologia per gli anni '80 Il crescente Interesse del Club Alpino Italiano verso la Speleologia e l'assenza nel passato di concrete verifiche sulle possibili o necessarie forme di integrazione delle varie attività tra S.S.I. e C.A.I. rischia di introdurre in questi ultimi tempi un potenziale elemento di disordine nel contesto organizzativo della Speleologia italiana. Pur nel rispetto della differente vocazione dei due enti certamente i maggiori tra quelli che in Italia operano nella Speleologia la crescente attività conduce a zone di possibile sovrapposizione che meritano di essere esaminate con'cura e soprattutto nel rispetto delle legittime aspirazioni di quegli operatori primi di speleologia che sono gli speleologi, siano essi isolati o organizzati in gruppi. Già nell'assemblea di Pordenone ebbi occasione di esternare la preoccupazione del Consiglio su tale argomento, e l'impegno di operare per un colloquio che consentisse un razionale coordinamento. Come tutti sanno i primi passi di questo colloquio hanno presentato anche notevoli difficoltà. La Società ha tante di quelle cose da portare avanti che sarebbe gravissimo errore lasciarsi spaventare da queste difficoltà o ancor peggio cogliere l'occasione per inaridirsi su sterili polemiche. Nel mentre dunque attendiamo che eventuali equivoci si sciolgano, proseguiremo il nostro lavoro che, grazie alla collaborazione ed all'impegno non solo di pochi consiglieri ma anche di numerosi soci, si sta delineando come utile e fruttifero. Alcune commissioni hanno già notevolmente operato (didattica, protezione, bibliografia, stampa) altre hanno ormai argomenti, materiale e programmi sui quali far partire la loro attività. Di tutto ciò non solo dovremo discutere nella prossima assemblea, ma ne sarà data periodica informazione sulle pagine di Speleologia. Un discorso a parte merita in questo momento la Commissione scuole. Le risposte al questionario incluso nel secondo numero di Speleologia sono già pervenute numerose e configurano un quadro abbastanza preciso delle necessità in questo campo. Nella recente riunione di Consiglio tenutasi a Roma in maggio, quest'argomento è stato ampiamente dibattuto e si è convenuto per una strategia che veda in primo piano un programma che da una parte richiede come per il passato una serie di garanzie dalle Scuole riconosciute dalla e nel contempo, fornisca tutta una serie di servizi base (richiestissime le dispense!) che consentano una efficace ed omogenea diffusione della ricerca speleologica. Curando così «il primo livello» pensiamo di poter portare un utile contributo anche allo sviluppo dell'attività speleologica in atto nelle provincie meridionali. Dovremo in questo contesto sviluppare una rete di consulenze a livello regionale e nazionale, per quanto il Consiglio non ritenga né utile né necessario istituzionalizzare «Istruttori Nazionali ». Ma di questo dovremo per forza riparlarne in Assemblea. Sarebbe in ogni modo utile ed augurabile che tali argomenti venissero dibattuti in preassemblee regionali e portati a conoscenza della Presidenza, così che la Società riesca sempre meglio ad essere espressione e punto di incontro della Speleologia italiana. E così è uscito anche il numero tre. Anche se, per la terza volta, abbiamo temuto fino all'ultimo momento di non avere articoli per riempirlo. E per la terza volta il materiale è saltato fuori alla fine ci sembra ricco e valido. Di più, mentre per i primi due numeri abbiamo dovuto sottoporre noi stessi ed un'immediata cerchia di amici ad un superlavoro di grafomania, ormai gli articoli cominciano pian piano ad arrivare senza essere troppo sollecitati. E questo è il primo, necessario presupposto perchè la rivista possa camminare. Purtroppo, non c'è ancora una vera continuità di flusso: per necessità tipografiche, ci si prefissa una data limite per l'accettazione dei lavori, e poi l'ottanta per cento di questi arrivano da un giorno a due settimane più tardi. É evidente che la rivista non può uscire vuota, pertanto esce in ritardo. Il numero 2, per esempio, è scivolato di quasi un mese in attesa di vari articoli promessi («Te li dò a Pordenone») e questo ha provocato un secondo mese di ritardo perchè siamo incappati nelle ferie natalizie ed in altri impegni della tipografia. Perchè la rivista esca puntuale, è necessario che i lavori arrivino, ed arrivino in tempo. Chi ha qualcosa da dire, ce lo dica senza aspettare l'ultimo momento. La produzione di cose interessanti nella speleologia italiana dovrebbe essere più che sufficiente ad alimentare regolarmente una rivista semestrale. O no? SOMMARIO Editoriali pag 1 ABISSO CLAUDE FIGHIERA di C. Badino pag 2 POZZO PRESSO LA CAPANNA STOPPANI di A. Buzio, S. Cori e M. Miragoli pag. 7 L'ABISSO DEI CIPPEI di A. Buzio e S. Cori pag 10 LE LONGES ED I SISTEMI AUTOBLOCCANTI PER DISCESA SU CORDA di A. Vanin pag 15 PER BLOCCARE IL DISCENSORE di P. Nanetti pag 19 LA RESISTENZA ALLO STRAPPO DELLE CORDE PER SPELEOLOGIA di C. Marbach pag 20 UN PO' DI TECNICA... di P. Nanetti pag 25 IL CARSISMO DEL VERSANTE NORD DEL MONTE CERVATI (CILENTO) di L. Bortolani e A. Pica pag 32 NOTIZIE ITALIANE di R. Banti pag' 38 COSA SUCCEDE NEL MONDO di L. Ramella pag 45 SPULCIANDO QUA E LA' IN BIBLIOTECA di P. Forti pag. 50 VITA DELLA SOCIETÀ' a cura della segreteria pag. 54 IMPORTANTE - Notizie, articoli, relazioni (materiale generico), barzellette, testi, disegni per il numero 4 di dicembre devono pervenire entro il 31 ottobre. Si prega di allegare possibilmente agli articoli delle foto, anche non attinenti, da'usare in caso fosse disponibile dello spazio. ABISSO CLAUDE FIGHIERA di Giovanni BADINO (Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET) Speleologia 3, Il ben noto complesso sotterraneo dedicato alla memoria dello speleologo nizzardo Claude Fighiera sta divenendo uno dei più imponenti e complicati del mondo. Le esplorazioni sono iniziate quattro anni or sono con il forzamento di una strettoia a 50 e sono proseguite essenzialmente ad opera di Speleologi di Torino, Faenza, Versilia, e, più recentemente, Maremma. Gli obiettivi delle discese sono variati nel tempo: il primo anno e m ezzo è stato, ovviamente dedicato alla ricerca della giunzione col sottostante Antro del Corchia. Lavoro matto e disperatissimo: all'in izio eravamo diecine di speleologi ansiosi di entrare, alla fine eravamo solo un paio di paranoici condannati ai lavori forzati in un posto scomodo. Allora m odificavam o l'obiettivo che diventava l'approfondimento del Corno destro e il ritrovamente di una nuova uscita. Il primo era conseguito e ci accorgevamo che il Fighiera era, essenzialmente, il Corno Destro. Il secondo no, anche se ci regalava risalite angosciose e chilometri di gallerie. In questa terza fase, fatto un po' il punto abbiamo iniziato le esplorazioni nelle zone speleologicamente più significative. L'attesa di quanto stiamo pubblicando era grande ma, come ho scritto in altra pubblicazione, i motivi di rinvio ci sarebbero tuttora. Le linee generali dell'abisso sono appena abbozzate, solo una parte del materiale raccolto è stata organizzata, ci vorrebbero una diecina di puntate là sotto perchè le nostre idee sulle fratture e sulla struttura di certe regioni diventassero chiare e dunque ben pubblicabili. Ma tutto questo deve essere rinviato ad una prossima pubblicazione. Per ora ci accontentiamo di comunicare questa prefazione. Parliamo prima del rilievo. La regola che ci eravamo data era «chi esplora rileva»; incredibilmente alcuni lo hanno fatto ed ecco qui il frutto delle loro inenarrabili fatiche. Alcuni noteranno l'assenza totale del terzo piano e delle sezioni delle gallerie. C'è un perchè. La pianta è indispensabile per esplorare e l'abbiam o fatta sempre e subito. La sezione è divertente perchè fa vedere come è fatta la grotta: l'abbiam o fatta a ll'u l timo. Le sezioni delle gallerie fan vedere come si sta là dentro (lo sapevamo fin troppo bene) e sono importanti per i morfologi da tavolino. Non le abbiamo ancora stese. Il rilievo si estende per circa otto chilometri e mezzo (da pochi giorni si è aggiunto un nuovo fondo a men o...) di cui circa la metà sono pozzi, che sono, grossomodo, un paio di centinaia. Questo sviluppo rappresenta circa il settanta per cento dell'esplorato. Se si confrontano questi numeri con il tempo richiesto dalle esplorazioni, intorno alle quattromila ore, si ha una efficien za media veramente misera: ma del resto solo una parte della gente scesa là sotto ha esplorato e rilevato. M oltissimi si sono limitati a passeggiare consumando carburo. Vediamo le linee generali dell'abisso. Un meandro antico porta d all'in gresso a 250 cioè fino a dove inizia un imponente freatico. La spina dorsale è la G alleria, una struttura suborizzontale che percorre tutta la cresta della montagna. Vi si accede nella zona più orientale dove un grande insieme di fratture ha originato un dedalo (zona OM ) di pozzi e gallerie fra cui, peraltro, quelli che portano fin lì. Ancora più ad oriente si incontra un altro di questi dedali (zona Meinz-Minosse): si tratta della parte più «naturale» per la caccia alla giunzione con l'antro del C o r chia. Questa zona, peraltro, interrompe la G alleria su tutti i suoi piani. Una galleria perpendicolare alla principale ci porta a 350 dove, con altre gallerie orizzontali, abbondantemente crollate, abbiamo accesso a due grandi ringiovanimenti, il Ramo dello Gnomo e il G. Torniamo in G alleria. La parte o ccidentale è la più interessante. Una prima parte orizzontale incrocia il più grande sistema di pozzi dell'abisso, la zona Becco - Disperati. In su si va quasi fuori, in giù ci si posa sul più grande sistema di gallerie della grotta a 500/600. La Galleria prosegue con una grande svolta a Sud, cam bia morfologia, di viene altissima e profondissim a entro una frattura che, non a caso, è esattamente sotto il colletto del M. Corchia, per poi riprendere la direzione originale. In quest'ultimo tratto è enorme e di origine di crollo. Un insieme di risalite porta infine in corrispondenza della cim a occidentale del Corchia, quasi all'esterno (abbiamo preso contatti esternointerno). In questa zona abbiamo disceso vari approfondimenti senza però ottenere risultati rilevanti. La zona che rimane di massimo interesse è il dedalo verticale del Corno Destro, cioè la zona Becco - Disperati. Un insieme di pozzi paralleli, solo in parte discesi e di cui il più lungo è 97 m, dà accesso ad un piano di gallerie freatiche molto grandi a quota 500/600. Questa zona, grazie anche a recentissime scoperte sta divenendo la più importante dell'abisso. È qui che conduciamo attualmente le esplorazioni. Da queste gallerie si dipartono numerosi approfondimenti, il maggiore dei quali alla massima profondità dell'abisso, 810, raggiungibile con un sistema di pozzetti e meandri abbastanza penoso. Un altro fondo a 700 si raggiunge scendendo un pozzo di 115 metri nelle zone più basse di queste gallerie. Ma altri fondi ed altre gallerie ci stanno attendendo, mai discesi, pieni di tenebre e di stillicidi. Ho tracciato le linee essenziali delle parti alte del Fighiera. Q ualche parola sugli approfondimenti occidentali cioè lo Gnomo, il M einz, il G. (Ohnishi) e il Minosse. Lo Gnomo è il più importante: originato dal forzamento di una fessura scarsissimamente promettente va giù prima a pozzetti fino ad un meandro che immette in una serie verticale al fondo della quale c'è il fium e: il Vidal ( ). Il M einz è molto diverso. Pozzi colossali, intersecantesi e bagnati da bestie, portano di colpo ad un meandrino poco promettente a 580 che difatti dopo un po' chiude ( 620). Il G, dedicato a Takajiro Ohnishi, è il primo fondo disceso: facile e bello. Si arriva alla massima profondità con duecento metri di bei ABISSO CLAUDE FIGHIERA di Giovanni BADINO (Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET) Speleologia 3, Il ben noto complesso sotterraneo dedicato alla memoria dello speleologo nizzardo Claude Fighiera sta divenendo uno dei più imponenti e complicati del mondo. Le esplorazioni sono iniziate quattro anni or sono con il forzamento di una strettoia a 50 e sono proseguite essenzialmente ad opera di Speleologi di Torino, Faenza, Versilia, e, più recentemente, Maremma. Gli obiettivi delle discese sono variati nel tempo: il primo anno e m ezzo è stato, ovviamente dedicato alla ricerca della giunzione col sottostante Antro del Corchia. Lavoro matto e disperatissimo: all'in izio eravamo diecine di speleologi ansiosi di entrare, alla fine eravamo solo un paio di paranoici condannati ai lavori forzati in un posto scomodo. Allora m odificavam o l'obiettivo che diventava l'approfondimento del Corno destro e il ritrovamente di una nuova uscita. Il primo era conseguito e ci accorgevamo che il Fighiera era, essenzialmente, il Corno Destro. Il secondo no, anche se ci regalava risalite angosciose e chilometri di gallerie. In questa terza fase, fatto un po' il punto abbiamo iniziato le esplorazioni nelle zone speleologicamente più significative. L'attesa di quanto stiamo pubblicando era grande ma, come ho scritto in altra pubblicazione, i motivi di rinvio ci sarebbero tuttora. Le linee generali dell'abisso sono appena abbozzate, solo una parte del materiale raccolto è stata organizzata, ci vorrebbero una diecina di puntate là sotto perchè le nostre idee sulle fratture e sulla struttura di certe regioni diventassero chiare e dunque ben pubblicabili. Ma tutto questo deve essere rinviato ad una prossima pubblicazione. Per ora ci accontentiamo di comunicare questa prefazione. Parliamo prima del rilievo. La regola che ci eravamo data era «chi esplora rileva»; incredibilmente alcuni lo hanno fatto ed ecco qui il frutto delle loro inenarrabili fatiche. Alcuni noteranno l'assenza totale del terzo piano e delle sezioni delle gallerie. C'è un perchè. La pianta è indispensabile per esplorare e l'abbiam o fatta sempre e subito. La sezione è divertente perchè fa vedere come è fatta la grotta: l'abbiam o fatta a ll'u l timo. Le sezioni delle gallerie fan vedere come si sta là dentro (lo sapevamo fin troppo bene) e sono importanti per i morfologi da tavolino. Non le abbiamo ancora stese. Il rilievo si estende per circa otto chilometri e mezzo (da pochi giorni si è aggiunto un nuovo fondo a men o...) di cui circa la metà sono pozzi, che sono, grossomodo, un paio di centinaia. Questo sviluppo rappresenta circa il settanta per cento dell'esplorato. Se si confrontano questi numeri con il tempo richiesto dalle esplorazioni, intorno alle quattromila ore, si ha una efficien za media veramente misera: ma del resto solo una parte della gente scesa là sotto ha esplorato e rilevato. M oltissimi si sono limitati a passeggiare consumando carburo. Vediamo le linee generali dell'abisso. Un meandro antico porta d all'in gresso a 250 cioè fino a dove inizia un imponente freatico. La spina dorsale è la G alleria, una struttura suborizzontale che percorre tutta la cresta della montagna. Vi si accede nella zona più orientale dove un grande insieme di fratture ha originato un dedalo (zona OM ) di pozzi e gallerie fra cui, peraltro, quelli che portano fin lì. Ancora più ad oriente si incontra un altro di questi dedali (zona Meinz-Minosse): si tratta della parte più «naturale» per la caccia alla giunzione con l'antro del C o r chia. Questa zona, peraltro, interrompe la G alleria su tutti i suoi piani. Una galleria perpendicolare alla principale ci porta a 350 dove, con altre gallerie orizzontali, abbondantemente crollate, abbiamo accesso a due grandi ringiovanimenti, il Ramo dello Gnomo e il G. Torniamo in G alleria. La parte o ccidentale è la più interessante. Una prima parte orizzontale incrocia il più grande sistema di pozzi dell'abisso, la zona Becco - Disperati. In su si va quasi fuori, in giù ci si posa sul più grande sistema di gallerie della grotta a 500/600. La Galleria prosegue con una grande svolta a Sud, cam bia morfologia, di viene altissima e profondissim a entro una frattura che, non a caso, è esattamente sotto il colletto del M. Corchia, per poi riprendere la direzione originale. In quest'ultimo tratto è enorme e di origine di crollo. Un insieme di risalite porta infine in corrispondenza della cim a occidentale del Corchia, quasi all'est
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