Sul regime fascista italiano

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S tu di e ricerche Sul regime fascista italiano Precisazioni terminologiche e interpretative di Marco Palla Il titolo di questo intervento è stato scelto deliberatamente. Non per semplice comodità, non
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S tu di e ricerche Sul regime fascista italiano Precisazioni terminologiche e interpretative di Marco Palla Il titolo di questo intervento è stato scelto deliberatamente. Non per semplice comodità, non certo a caso, e neppure solo per esclusione. Non si tratta di una preferenza che derivi da preoccupazioni puriste o da scrupoli esclusivamente filologici, benché si impieghi un espressione che è certamente chiara e precisa come non molte altre, dotata cioè di quella piena corrispondenza tra terminologia e realtà storica effettuale che non sempre si rintraccia nella ormai vasta letteratura sul fascismo. Comparativisti, linguisti, antropologi, filosofi, politologi, scienziati sociali ammettono quasi unanimemente che il fascismo sia un oggetto complesso, anzi complicato: un fenomeno politico e transpolitico, epocale o non epocale, immanente o metastorico. Alcuni studiosi della cultura e delle idee si addentrano nei tortuosi meandri della ricerca e della identificazione delle intenzionalità e delle potenzialità inespresse o solo parzialmente espresse del fascismo, accentuando il groviglio delle definizioni, la casistica interpretativa, le categorie e le classificazioni. Se lo storico si attiene invece alla ricostruzione storica intesa come un processo, di lunga durata e in una prospettiva comparativa, il regime gli apparirà non solo come il successo in fondo più duraturo del fascismo in Italia, ma come il risultato di maggior portata storica e consistenza fattule dell esperienza fascista nel nostro paese. Da questo punto di vista, non si possono paragonare ovvero mettere sullo stesso piano il regime e gli anni della vigilia squadristica, il regime e la Repubblica sociale italiana, il regime e le vicende politiche ed elettorali del Movimento sociale italiano nel quarantennio repubblicano. Come è noto1, l ambigua parola fascismo designa o allude a elementi assai più vaghi, eterogenei, transeunti, secondari di quelli relativi all esistenza tutt altro che trascurabile di un regime. Quest ultimo, infatti, non fu scevro da improvvisazioni, squilibri e contraddizioni ma riuscì a conciliare o ad assestare su vari piani di compromessi e concessioni reciproche forze molto diverse come la monarchia e la chiesa cattolica, gli industriali e gli agrari, l esercito e la cultura accademica. Entro i suoi limiti e secondo le sue caratteristiche, il regime fascista seppe sfruttare la congiuntura internazionale di stabilizzazione economica e monetaria degli anni venti ed ebbe la forza di partecipare in qualità di comprimasi pubblica qui una versione modificata del testo in lingua inglese presentato ai lavori della Sezione Comparativa del convegno internazionale Coloquio sobre o Estado Novo. Das origens ao firn da autarcia , tenutosi a Lisbona il 4-6 novembre Cfr. Ernesto Ragionieri, Italia giudicata , Bari, Laterza, 1969, pp. LIII-LIV; Stuart J. Woolf, li fascismo in Europa, Roma-Bari, Laterza, 1973, p. 7; Adrian Lyttelton, La conquista del potere, Roma-Bari, Laterza, 1974, p. 67. Italia contemporanea, dicembre 1987, n. 169 18 Marco Palla rio all assalto al potere mondiale lanciato alla fine degli anni trenta da Germania e Giappone. Il complesso di problemi, di elementi, di funzioni e di poteri che il termine regime fa scista definisce è spesso indicato con espressioni diverse, entrate nell uso, adottate per comodità, ma che tradiscono una assai scarsa attinenza all oggetto in questione. Sono espressioni che in questa sede non ho adottato e che sarebbe troppo lungo, anche se non privo di interesse, esaminare partitamente per giustificarne l inadeguatezza. Basti accennare che di totalitarismo e di stato totalitario hanno parlato studiosi i cui lavori stessi dimostrano che tale categoria mal si adatta al caso storicamente determinato che vorrebbe denominare2. La parola dittatura, oltre a richiedere immediate specificazioni {capitalistica, personale, di classe), presenta più inconvenienti che vantaggi. La proposta di introdurre la nuova categoria di fascismo col trattino 3 non sembra altro che un artificio o una perdita in tempo. La nozione di Italia fascista richiama la convenzione non del tutto soddisfacente con cui nel gergo e nella storia diplomatica si designano con il nome dei paesi i governi, le amministrazioni, i gabinetti: e inoltre essa esclude gli italiani oppositori, dissenzienti, indifferenti al regime fascista che rappresentò il quadro e le coordinate in cui vissero la loro esistenza. È giusto ricordare che il fascismo non fu la causa unica di tutto quanto è accaduto in Italia dal 1922 al 1943 nell economia, nella società, nella cultura4. Pur essendo più calzante di altre, la definizione di stato fascista5, ha il difetto di fondo di presentarsi come eccessivamente limitata e restrittiva. Essa merita comunque qualche considerazione non sbrigativa. Sarebbe una forzatura sostenere in senso tecnico e a stretto rigor di termini che lo stato fascista includesse il re, il Senato, l esercito, la Chiesa, mentre sembra più convincente considerare tutte queste forze ed istituzioni come costitutive per lunghi tratti del regime. La natura doppia dello stato6, ovvero la duplicazione di funzioni e poteri, fu una caratteristica peculiare dei regimi fascisti. Nel nostro caso, è indubbio che il fascismo si appoggiasse pesantemente sullo stato italiano come se questo fosse al tempo stesso un bersaglio e un ancora di salvataggio. Mussolini e i suoi misero radici, come un edera, tutto intorno al tronco dello stato e le due piante si rafforzarono vicendevolmente fino a dar vita ad una creatura ibrida ma che stava in piedi con sufficiente solidità7. Tuttavia, l aggiunta dell aggettivo fascista a istituti o enti preesistenti non indicò sempre una modifica strutturale di questi o un integrale successo dell opera di fascistizzazione: ammesso che quest ultima, avviata in parallelo con la cosiddetta normalizzazione, costituisse davvero lo scopo ultimo di Mussolini. Per contro, data la natura politica più che economica del rivolgimento compiuto, è comprensibile che il fascismo riuscisse a consolidare i suoi rapporti con lo stato meglio di quanto non facesse con il capitalismo, per esempio, che sopportò facilmente le punture di spillo Cfr. Alberto Aquarone, L organizzazione dello stato totalitario, Torino, Einaudi, 1965; Renzo De Felice, Mussolini il duce. II.L o stato totalitario , Torino, Einaudi, Alexander De Grand, Breve storia del fascismo, Roma-Bari, Laterza, 1983, p. X. 4 Cfr. Giorgio Candeloro, Storia dell Italia moderna, vol. XI, La fondazione della Repubblica e la ricostruzione. Considerazioni finali, Milano, Feltrinelli, 1986, p Cfr. R. De Felice, Mussolini il fascista. II. L organizzazione dello stato fascista , Torino, Einaudi, Cfr. Ernst Fraenkel, Il doppio stato. Contributo alla teoria della dittatura [1941], Torino, Einaudi, Si parafrasa qui la descrizione del rapporto instauratosi tra res publica e il partito di Augusto, secondo Ronald Syme, La rivoluzione romana [1939], Torino, Einaudi, 1974, p. 524. Sul regime fascista italiano 19 della rivoluzione delle camicie nere. Vi sono altre ovvietà che non è inutile richiamare. La tendenzialità repubblicana come venne pomposamente proclamata del fascismo antemarcia era un fiore all occhiello così poco distintivo, così irrilevante e appassito che Mussolini e i suoi se ne liberarono nello spazio d un mattino senza neanche un rimorso, foss anche quello del cinico o dell impostore. Lo stato fascista, quindi, non pose neppure la questione istituzionale: il regno d Italia continuò a godere di buona salute, e così il sovrano che, nonostante tutto il culto del duce, restò il capo dello stato, il depositario della sovranità per diritto divino (e per volontà della nazione), ed acquisì i due nuovi titoli di imperatore d Etiopa nel 1936 e di re d Albania nel Il regio Statuto fu ripetutamente modificato e a volte violato dal fascismo, ma non abrogato. La bandiera nazionale, il tricolore con lo stemma sabaudo, lungi dall essere soppiantata, veniva omaggiata dai gagliardetti fascisti e nelle cerimonie ufficiali la marcia reale aveva rispettosamente la precedenza sull esecuzione dell inno fascista. Il fascio littorio, simbolo supremo del regime, che però non sembra impressionasse più di tanto l immaginario collettivo degli italiani, fu riconosciuto nel 1926 come uno degli emblemi ufficiali dello stato e nel 1928 il Gran Consiglio del fascismo fu costituzionalizzato : era la prima volta che la parola fascismo entrava nella nomenclatura formale dello stato, e gli esempi successivi non furono molti altri fino all istituzione nel 1939 della Camera dei fasci e delle corporazioni. Nel regime fascista, la prassi politica precedeva quella giuridica, la sostanza contava più della forma, i provvedimenti discrezionali importavano più delle norme. Ogni volta che Mussolini cercava di forzare la fascistizzazione dall alto, l insuccesso era quasi garantito o per lo meno i mezzi si dimostravano inadeguati ai fini. L introduzione di un calendario fascista verso la fine degli anni venti l anno I datava dal 28 ottobre 1922 fu un esempio clamoroso del fatto che il fascismo italiano stentava perfino a scimmiottare le rivoluzioni francese e russa. Come balbuzie infantile e ridicola appendice posticcia, le cifre in numeri romani dell era fascista affiancavano prudentemente quelle del calendario dell era cristiana senza minimamente pretendere di sostituirle. Tranne che nelle pubblicazioni ufficiali, nelle intestazioni e nei documenti prestampati, e con l eccezione dei fascisti zelanti, come ad esempio alcuni gerarchi che tenevano diari, non vi sono prove di un uso massiccio e spontaneo del calendario fascista da parte della popolazione, sia nelle corrispondenze private sia negli atti di natura privata come transazioni, dichiarazioni, lasciti ecc. Se un innovazione carica di tale significato simbolico e rituale non viene raccolta ed accettata dalla comunità nazionale che sola può fungere da moltiplicatore e ripetitore dal basso di quel messaggio, è evidente che il potenziale appello originario ad affermare una nuova legittimità si dissolva come neve al sole. Sarebbe magari curioso scoprire in che modo fosse stata fatta scrivere dai loro stessi familiari la data di morte di un Arnaldo Mussolini o di un Costanzo Ciano, se con o senza le cifre del calendario fascista. Ma sarebbe ancor più interessante una ricerca sulle modalità di celebrazione delle feste fasciste, un possibile indicatore di ampio spettro del consenso popolare. Il 28 ottobre, il 23 marzo, il 21 aprile non eguagliarono la popolarità di feste nazionali come ad esempio il 4 novembre né tanto meno soppiantarono le festività religiose8. La Befana fascista o il sabato fascista suscitavano entu 8 Al fascio arrivavano molte lettere e ogni tanto don Giacomo mandava il banditore perché tutti andassero alla sezione. Questo capitava sempre quattro giorni dopo San Giuseppe, qualche tempo prima del Corpus Domini, ap- 2 0 Marco Palla siasmi molto limitati e, quel che più importa, le feste fasciste erano benvenute per l evidente vantaggio dell impiegato o dello studente ad avere qualche giorno in più libero dal lavoro o dalla scuola ma non mettevano radici in una nuova forma di coscienza civica o anche di conformismo effettivamente condiviso. Nel computo dei fattori che determinarono l insuccesso dell invenzione di una tradizione fascista vanno anche ricordati i renitenti civili di quelle festività, che non cessarono di celebrarne altre pur abolite dal regime. Giorno lavorativo nell era fascista, il Primo maggio continuava ad essere salutato non solo e non tanto con la plateale esposizione sui tetti dei casolari o perfino delle chiese di campagna della bandiera rossa9, quanto con una cena meno frugale del solito e un brindisi a mezza voce, per non destare sospetti, nelle case private degli operai10. Le velleità e le parole del fascismo costituirono dunque una realtà storicamente più aleatoria dei fatti e dei risultati del regime: l opera dei poliziotti e dei magistrati, dei gestori di grandi enti statali e parastatali, dei ministri e dei sottosegretari fascisti, degli amministratori locali e dei segretari federali fornì la trama concreta e ininterrotta del sottogoverno, del clientelismo e della corruzione che anno dopo anno si rese necessaria per rafforzare l intreccio degli interessi solidali di ceti, gruppi e forze di un blocco di potere che non aveva avuto molti precedenti ma che ebbe non poche conseguenze sul corso complessivo della storia dell Italia contemporanea. Dal momento che i fascisti non si.astennero certo dal maneggio di poteri effettivi e si comportarono non come malaccorti e sprovveduti idealisti11 ma come professionisti (a modo loro) della politica12, è lecito chiedersi cosa fosse per loro il regime fascista. Nei 1928 Mussolini rilasciò questa dichiarazione generale: non un ministero e neppure un governo, ma un nuovo assetto della società, un tipo nuovo di stato: quello che si suole chiamare comunemente un regime13. La parola ebbe un notevole successo, e non è certo un caso che finisse per soppiantare l enfasi originariamente posta dai fascisti sul termine rivoluzione, del quale si erano appropriati con parecchie ambiguità e imbarazzi. Il giornale di Farinacci si intitolava Il Regime Fascista e la radio, la stampa, i libri magnificavano con ditirambi ed epinici le realizzazioni del regime e le opere del regime. Negli anni trenta non c era un fascista che non si riempisse la bocca con invariabile trionfalismo di tale sostantivo, che diventò negli anni della seconda guerra mondiale e in particolare nel oggetto di crescenti maledizioni e invettive popolari. Il termine anodino cui alludeva Mussolini ( quello che si suole chiamare comunemente... ) non era affatto neutrale, e non è inesplicabile che abbia avuto più importanza e fortuna del pur ricco vocabolario di neologismi inventati dal duce. Nella lingua italiana di oggi la parola è rimasta prevalentemente associapena finito di mietere il fieno, e, poi, due giorni dopo i Morti ; di tanto in tanto erano chiamati a celebrare le feste dei santi e della Patria; i santi amavano il sole dei mesi caldi e luminosi, la Patria i brevi giorni grigi dell autunno pieno o dell inverno tempestoso. Andavano alle cerimonie chiusi nei mantelli e ascoltavano le grida e gridavano anch essi invocando a mano alzata l uomo invisibile che Dio aveva mandato sulla terra, tra l acqua e i venti : Francesco Jovine, L impero in provincia [1945], Torino, Einaudi, 1981, pp. 29, Cfr. Antifascismo e Resistenza in Valdelsa, in Miscellanea storica della Valdelsa, 1971, pp. 14, Cfr. Vittorio Emiliani, Il paese dei Mussolini, Torino, Einaudi, 1984, p Alan J.P. Taylor, Fascism, in Id., Politicians, Socialism and Historians, London, Hamish Hamilton, 1980, p Marco Palla, Fascisti di professione : il caso toscano, in Aa.Vv., Cultura e società negli anni del fascismo, Milano, Cordani, Citato in Claudio Pavone, Il regime fascista, in La storia, vol. IX, L Età contemporanea, t. 4, Torino, Utet, 1986, p. 201. Sul regime fascista italiano 21 ta ad un significato peggiorativo, comunque legata a termini come monarchico, assoluto, dittatoriale e a sistemi politici per antonomasia autoritari, talora sinonimo di un processo degenerativo di un governo originariamente democratico e parlamentare. La semantica sconta qui le conseguenze palesi dell esperienza storica del fascismo. Ma se il termine fu reso popolare nel nostro paese dal ventennio, non fu inventato né dai fascisti né in Italia, come è noto anche se non c è ancora stato un nuovo Lucien Febvre che abbia fatto la storia di questa parola. La rottura della continuità economica e politica con l ancien régime rappresentata dalla duplice rivoluzione di fine Settecento è stata generalmente accettata dalla storiografia contemporaneistica, con rare eccezioni di chi vede la persistenza del vecchio regime fino alla prima guerra mondiale. Tuttavia, non sono state sviscerate tutte le possibili assonanze ed analogie che quell epoca tramontata ha con il sinistro revival dei regimi negli anni trenta del nostro secolo: analogie ed assonanze che smascherano buona parte dell appello futurista dei fascismi. La loro propaganda incitava ad impadronirsi dell attualità, ma la loro prassi concreta nell edificazione di un sistema poliziesco e autoritario si giovò di misure rinnovate prese ad esempio o in prestito un po da tutti i regimi costrittivi del passato più o meno remoto, misure che richiamano irresistibilmente il confronto con quelle che adottò in Francia il Secondo Impero 14. L interpretazione del fascismo come bonapartismo, benché adottata da esegeti alquanto eterogenei come un capo dei rivoluzionari sovietici, un comunista tedesco dissidente e uno storico professionale francese, ci indica l utilità di una prospettiva storica comparativa, per quanto imperfetta e rischiosa essa sia. Modernità, tradizione, atavismo Il caso del regime fascista italiano non presenta insormontabili problemi di periodizzazione, visto che se ne può individuare con esattezza la fine con il crollo del 1943 e con buona approssimazione l inizio nella critica congiuntura degli anni La distinzione tra un movimento e un regime fascisti sembra infondata se prescinde da un basilare elemento cronologico: l avvento al potere di Mussolini nel La presa o la conquista del potere in quel momento furono tuttavia incompiute e parziali, rappresentando la prima tappa di un processo che terminò solo nel La fortunosa marcia su Roma fu dunque un evento storicamente prematuro? L ipotesi potrebbe essere discussa negli stessi termini e con le stesse riserve con cui gli storici hanno parlato di categorie come il capitalismo precoce, la rivoluzione borghese precoce nelle Fiandre del XVII secolo, la rivoluzione bolscevica del 1917 che Roy Medvedev considera non inevitabile e prematura. Tenendo presente l intero periodo , il partito di Hitler stette più tempo all opposizione che al potere in Germania e la lunga fase di preparazione facilitò la straordinaria rapidità delle trasformazioni totalitarie dopo il 1933; ad appena tre anni e mezzo dalla fondazione dei fasci di combattimento, e ad appena venti mesi dalla costituzione effettiva di un movimento di massa, Mussolini era capo del governo. Nato prematuro, acerbo, precario, il fascismo si avvantaggiò per quanto possibile della sua precocità ma si portò dietro per tutta la sua storia successiva il segno dell incompiutezza. L approccio opportunista di Mussolini e dei capi fascisti ebbe il suo peso, ma il dato oggettivo più importante riguarda la forza 14 Lucien Febvre, Le regime fasciste, in L Encyclopédie française, X. L Etat moderne, Paris, 1935, p A. Lyttelton, La conquista, cit., p. 3. 2 2 Marco Palla politica e sociale del fascismo che fin dall inizio fu significativa ma entro limiti precisi16 e anche in seguito fu considerevole ma all interno di rapporti di alleanza con altre forze che il fascismo non riuscì e non volle ridurre all impotenza. I fascisti nel 1919 e 1920 non costituivano affatto un movimento di massa, e a rigor di termini neppure un movimento, e fino al 1924 governarono con il sei per cento dei deputati alla Camera. Hitler non aveva un re e un papa con cui venire a patti, si faceva forte di milioni di voti prima dell avvento al potere e considerava dopo il 1933 come compromessi e ritardi proprio tutto ciò che dopo il 1922 era vitale per Mussolini, la cui priorità esplicita divenne una stabilità che tradiva un certo affanno di tirare avanti aggrappandosi al potere. Il motto fascista che la esprimeva era infatti: durare. Il tempo lavora per noi, il tempo è contro di noi, è il refrain consueto negli scritti, nei diari, nella corrispondenza dei capi fascisti. La questione del tempismo, per così dire, con cui si dovevano cogliere al volo le occasioni domina tutto il non lineare percorso del fascismo italiano. Precursore del nazismo, è poi costretto ad inseguire l allievo in una gara di emulazione che ottiene scarsi successi
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