Teoria e Prassi n.31

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Teoria e Prassi R IVISTATEORICA E POLITICA DIP IATTAFORMA C OMUNISTA31 ottobre 2019PER IL PARTITO COMUNISTA DEL PROLETARIATO D’ITALIA“E' possibile abbreviare…
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Teoria e Prassi R IVISTATEORICA E POLITICA DIP IATTAFORMA C OMUNISTA31 ottobre 2019PER IL PARTITO COMUNISTA DEL PROLETARIATO D’ITALIA“E' possibile abbreviare l'attuale epoca di crisi soltanto per mezzo della dittatura del proletariato, che non guarda al passato, che non tiene in considerazione né privilegi ereditari né diritti di proprietà, ma che prende come punto di partenza la necessità di salvare le masse affamate e mobilita a tal fine tutte le forze e le risorse, introduce l'obbligo universale del lavoro, stabilisce il regime della disciplina operaia, non soltanto al fine di risanare nel corso di qualche anno le ferite aperte dalla guerra ma anche al fine di sollevare l'umanità ad altezze nuove e inimmaginate.” (dal “Manifesto dell’Internazionale Comunista al proletariato di tutto il mondo”, 1919)Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019 rivista teorica e politica di Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia Aderente alla Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)Indice 3 4 7 13 15 20 23 25 26 34 40 53 57 60 64Presentazione della rivista La fondazione dell’Internazionale Comunista Viva la Terza Internazionale! L’Internazionale Comunista e l’Italia La tattica di fronte unico e la parola d’ordine del “governo operaio” Prefazione al “Programma dell’Internazionale Comunista” del 1928 Georgi Dimitrov, un gigante del proletariato internazionale Un documento del 1942 dell’Internazionale Comunista Sul centesimo anniversario dell’Internazionale Comunista Democrazia progressiva e Democrazia popolare La crisi organica dello Stato italiano fra centralismo e regionalismo Dichiarazione sulla situazione in Europa e i nostri compiti Dichiarazione della riunione dei Partiti m-l dell’America Latina e dei Caraibi La lotta rivoluzionaria contro la reazione e il fascismo è il nostro impegno In Cina si consolida il capitalismo, non il socialismoIl collettivo redazionale invita i lettori a esprimere la propria opinione sul contenuto e la veste grafica di questa rivista. Per contributi, critiche, domande, contatti, etc. scrivere a: teoriaeprassi@yahoo.it Visitate il sito web: www.piattaformacomunista.comSostenete la stampa comunista!Teoria e PrassiAbbonamento annuale 30 euro per ricevere e in versione cartacea- supplemento di Scintilla Registrazione ROC: n. 21964 del 1.3.2012 Editrice: Scintilla Onlus. Direttore responsabile: E. Massimino. Redazione: Via di Casal Bruciato 15, Roma. La presente edizione, chiusa il 30.9.2019, è stampata in proprio e pubblicata on-line. Si autorizza la copia e la diffusione totale o parziale, non per fini commerciali, con la citazione della fonte.Versamenti su c.c.p. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus Scrivete a teoriaeprassi@yahoo.it per causali, numeri arretrati, etc.Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019Presentazione della rivista l numero 31 di “Teoria e Prassi” contiene articoli che si possono raggruppare in tre differenti sezioni. La prima sezione (pagg. 4-32), è dedicata al 100° anniversario dell’Internazionale Comunista (1919-2019). In essa figurano una serie di contributi dei redattori e dei collaboratori della rivista (alcuni dei quali apparsi sul giornale “Scintilla”), volti a illustrare e valorizzare aspetti rilevanti dell’esperienza e delle posizioni fondamentali del Comintern. La seconda sezione (pagg.33-51 ), include due brevi saggi di carattere storico-politico, che rimandano a importanti questioni politiche e programmatiche. La terza sezione, (pagg.52-69), presenta una documentazione concernente l’analisi, il dibattito e il lavoro politico realizzato sul terreno internazionalista, sotto le bandiere del marxismo-leninismo. Con questo nuovo fascicolo, la rivista continua ad offrire ai migliori elementi della classe operaia il suo contributo, non solo per favorire l’acquisizione di nozioni teoriche e politiche indispensabili, ma anche per risvegliare e sviluppare la capacità di intervento e di iniziativa politica che più corrisponde agli interessi attuali e futuri del proletariato, combattendo l’offensiva borghese e piccolo borghese. Ciò è tanto più indispensabile nel momento in cui si vanno compiendo passi in avanti nell’unità comunista, che per essere tale dev’essere fondata sul granito dei principi comunisti, senza concessioni all’ideologia e alla politica delle classi proprietarie. Auspichiamo che dallo studio, dalla discussione e dall’approfondimento delle questioni trattate in questa edizione della rivista, i compagni sappiano progredire sul terreno della teoria del movimento di emancipazione del proletariato. Ciò ovviamente presuppone la volontà di farlo. Noi comunisti apprendiamo sia dall’attività pratica, sia dalla teoria. Negare, o anche solo sottovalutare, l’una o l’altra, significa brancolare nel buio, incapaci diavanzare verso la rivoluzione e la costruzione del mondo nuovo. Stalin scriveva che “il legame della teoria con la pratica, la loro unità deve diventare la stella polare che guida la rotta del partito del proletariato”. Questa affermazione riconosce la relazione dialettica fra teoria e prassi che deve realizzarsi in tutte le attività e i compiti dei comunisti, tanto più in coloro che sono impegnati nella complessa opera della ricostruzione del Partito. Slegare la teoria dalla pratica, dalla lotta viva delle masse, o al contrario cadere nel cieco pragmatismo, significa spalancare le porte all’opportunismo. Dedichiamo questa edizione della rivista alla memoria del compagno Riza Saygili, il nostro caro Osman, valoroso militante del partito fratello di Turchia recentemente scomparso. Dal suo brillante esempio di convinto e coerente internazionalista proletario, dal suo dinamimso, dalla sua fermezza, dalla sua fraternità, dal suo stile di lavoro, abbiamo appreso molto. La memoria di Osman continuerà a indicarci la via da seguire e a convocarci per realizzare i comuni compiti internazionalisti.lIl collettivo redazionale3Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019La fondazione dell’Internazionale Comunista i primi di marzo del 1919 si svolse a Mosca il congresso fondativo dell’Internazionale Comunista. Vi parteciparono 35 delegati con diritto di voce e di voto, che rappresentavano 19 partiti e organizzazioni, e 19 delegati con diritto di voce, rappresentanti di 16 organizzazioni. Come si giunse a questo storico evento? La fondazione dell'Internazionale Comunista fu determinata da fattori storici oggettivi e soggettivi, preparati dal corso generale dello sviluppo della lotta di classe del proletariato e maturati sotto l’impulso della vittoriosa Rivoluzione socialista d’Ottobre. Il fallimento della Seconda internazionale fu determinato dal collaborazionismo e dal rifiuto dei metodi di lotta rivoluzionari espresso dalla maggioranza dei capi dei partiti socialisti, dalla sostituzione del marxismo rivoluzionario con il riformismo e il nazionalismo borghese, dal predominio dell’opportunismo piccolo borghese all’interno di questi partiti- fenomeni rivelatisi in tutta la loro ampiezza e gravità con lo scoppio della prima guerra mondiale imperialista.ALa fondazione di una nuova organizzazione internazionale del proletariato si sarebbe potuta ottenere solo con il distacco netto, aperto e definitivo dalla maggioranza dei partiti socialdemocratici, che si erano schierati a fianco della borghesia e contro il proletariato, solo lottando accanitamente contro i dirigenti traditori del socialismo - i Kaustky e i Plekhanov, i Vandeervelde e i Legien, i Bissolati e gli Hyndman – si sarebbe potuta formare una nuova organizzazione in sostituzione della Seconda Internazionale distrutta dall’opportunismo. A questa lotta si dedicò con grande determinazione il Partito Socialdemocratico russo, diretto da Lenin. Nei suoi scritti "La guerra e la socialdemocrazia russa", "Il fallimento della II Internazionale", "Il socialismo e la guerra", "La situazione e i compiti dell'Internazionale socialista", "L'imperialismo, fase suprema del capitalismo", e in molti altri, Lenin elaborò le basi ideologiche e organizzative sulle quali doveva nascere la nuova Internazionale, denunciando il contenuto politico dell’opportunismo e del socialsciovinismo e delineando il programma del proletariato rivoluzionario. Nonostante le difficoltà della guerra e il diffondersi dello sciovinismo, Lenin riuscì nella Conferenza di Zimmerwald e di Kienthal a ristabilire i legami del proletariato internazionale e compiere importanti passi avanti verso la rottura ideologica e pratica con l’opportunismo e il social sciovinismo. La temporanea convivenza con i centristi si stava esaurendo, la separazione organizzativa completa e definitiva col riformismo e l’opportunismo, diventava necessaria e urgente. Durante la guerra, l’agitazione sociale degli operai, dei soldati, delle donne, dei contadini affamati, si sviluppò con l’incremento di scioperi, dimostrazioni e proteste, represse col ferro e col fuoco. Se la prima guerra mondiale determinò i primi tentativi di costituzione di una nuova 4Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019Internazionale rivoluzionaria, contrapposta all’Internazionale social patriottica, lo sviluppo del movimento comunista internazionale compì un grande balzo con la marcia vittoriosa della rivoluzione in Russia. Lenin e il Partito bolscevico in questo periodo burrascoso, operarono costantemente per gettare le basi organizzative della nuova Internazionale comunista. La VII Conferenza del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico), realizzata nell’aprile del 1917, adottò una risoluzione con la quale si stabiliva che era compito del Partito prendere l’iniziativa per creare una terza Internazionale, rompere definitivamente con i traditori sciovinisti e combattere decisamente la politica oscillante e opportunista del “centro" kautskiano. A quale forza sarebbe spettato il compito di battere le correnti di destra e di centro nel movimento operaio e comunista internazionale e di fondare la nuova Internazionale? Lenin non aveva dubbi: “Spetta proprio a noi (il proletariato russo, ndr), e proprio in questo momento, di fondare senza indugi una nuova Internazionale rivoluzionaria, proletaria”. Questo obiettivo fu concretizzato dopo la presa del potere nel novembre 1917. L’enorme impatto ideologico, politico e morale della Rivoluzione Socialista d’Ottobre agì come un poderoso catalizzatore e acceleratore dell’unità dei sinceri comunisti. Il rafforzamento delle posizioni rivoluzionarie del proletariato si accompagnò a una profonda crisi della socialdemocrazia. In quest'opera di chiarificazione, grande importanza ebbero i discorsi e le opere di Lenin (come "La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky", "Lettera agli operai d'Europa e d'America") che smascherarono completamente l'opportunismo e il centrismo, aiutando i coerenti internazionalisti. Nel gennaio del 1918 furono intrapresi passi decisivi per fondare la Terza Internazionale. Una conferenza dei partiti e dei gruppi socialisti, indetta a Pietroburgo dal Comitato Centrale del Partito bolscevico, stabilì la convocazione di una conferenza internazionale. Contemporaneamente i bolscevichimoltiplicarono il lavoro di organizzazione delle sinistre nel movimento operaio internazionale e di preparazione di nuovi quadri. Un nuovo stimolo venne dalla fondazione nella seconda metà del 1918 dei partiti comunisti di Austria, Polonia, Ungheria, Finlandia, Lettonia, Argentina, e nel dicembre, del Partito Comunista di Germania (KPD). Due fattori convinsero i bolscevichi che la situazione era ormai matura per la creazione della Terza Internazionale. Il primo, fu l’indizione di un congresso da parte dei capi socialdemocratici, poi svoltosi a Berna nel febbraio 1919, allo scopo di ridare vita al cadavere della Seconda Internazionale. Il secondo, fu la fondazione del KPD, partito rivoluzionario di una certa consistenza collocato nel cuore dell’Europa capitalistica, considerata il baricentro del movimento rivoluzionario delle masse. La nascita di un vero centro del movimento operaio internazionale era ormai imminente. A fine gennaio del 1919 si tenne l'assemblea dei rappresentanti di otto partiti e organizzazioni comuniste. Su proposta di Lenin fu deciso di rivolgersi ai partiti proletari rivoluzionari con la richiesta di mettere all’ordine del giorno la questione della convocazione del congresso comunista internazionale. All'appello del 24 gennaio 1919 risposero molti Partiti comunisti e operai, i cui rappresentanti raggiunsero Mosca, non senza difficoltà. La riunione iniziata il 1° marzo 1919, deliberò con voto unanime la costituzione della Terza Internazionale, col nome di Internazionale Comunista. Il congresso approvò la Piattaforma dell’Internazionale Comunista, le Tesi e la risoluzione sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato, la risoluzione sull’atteggiamento verso le correnti socialiste e la conferenza di Berna, le tesi sulla situazione internazionale e un Manifesto ai proletari di tutto il mondo nel quale s’invitavano gli operai e le operaie di tutti i paesi a unirsi sotto la bandiera della Terza Internazionale. Per avviare subito l’attività furono creati gli organi dirigenti: un Comitato Esecutivo, del quale entrarono a far parte i rappresentanti dei 5Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019partiti comunisti dei paesi più importanti; e un Ufficio politico composto di cinque membri, designati dal Comitato Esecutivo. L’Internazionale Comunista guidò per un quarto di secolo il Movimento comunista e operaio internazionale, assicurò la coesione dei partiti comunisti, fornì loro la metodologia per definire la strategia e la tattica, utilizzò tutti i mezzi e le vie necessarie a difendere la causa del socialismo, diffuse in tutto il mondo l’ideologia proletaria, aiutò ed educò generazioni di comunisti. Grazie a questo centro dirigente internazionale il comunismo divenne la più grande forza politica dell’epoca. L’attività, l’esperienza compiuta e i documenti elaborati dalla Terza Internazionale sono una fonte preziosa di insegnamenti e di ispirazione per la politica rivoluzionaria del proletariato. Nell’attuale turbolenta situazione internazionale, la necessità di disporre di un centro di direzione politica unificata del movimento rivoluzionario mondiale è sempre più pressante. Ai comunisti spetta dare una risposta ideologica, politica e organizzativa all’altezza della sfida. Non partiamo certo da zero. Da un quarto di secolo esiste e agisce la CIPOML, erede della Terza internazionale. Il suo consolidamento e costante ampliamento, la lotta senza quartiere per il distacco delle forze coerentemente comuniste dal revisionismo moderno e dal centrismo, la loro riorganizzazione su scala nazionale e internazionale. sono la via maestra della Internazionale Comunista del XXI secolo. Per avanzare verso questa grande meta è indispensabile che ogni Partito e Organizzazione marxista-leninista lotti e operi quale reparto del movimento operaio e comunista internazionale, compiendo il suo dovere verso il proletariato e la sua rivoluzione mondiale, educando i suoi militanti nello spirito dell’internazionalismo proletario.Programma dell’Internazionale Comunista (1928)Nell’ambito delle iniziative programmate in occasione del 100° anniversario (19192019) della fondazione della Terza Internazionale, siamo lieti di presentare il “Programma della Internazionale Comunista” in versione integrale e corretta, senza quelle omissioni e quelle modifiche di carattere revisionista che caratterizzano le versioni che circolano su internet. La pubblicazione in opuscolo di questo documento di grande significato storico colma un vuoto editoriale pluridecennale, tutt’altro che casuale dato il contenuto ideologico e politico del Programma. Il “Programma dell’Internazionale Comunista” approvato dal VI Congresso mondiale (1928) rappresenta infatti uno dei punti più alti dell’elaborazione ideologica e politica del movimento comunista internazionale, frutto dello sforzo collettivo e creativo dei Partiti della Terza Internazionale. L’opuscolo di 56 pagine è in distribuzione al prezzo di 4 euro (spese di spedizione incluse). Versamenti su c.c.p. n. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus. 6Teoria e Prassi n. 31 - ottobre 2019Viva la Terza Internazionale! (breve panorama storico) in dal 1914, Lenin denunziò il crollo della II Internazionale ed auspicò la terza Internazionale. «In un momento – scriveva Lenin - che ha la più grande importanza storica mondiale, la maggioranza dei capi dell’attuale II Internazionale socialista (1889-1914) tentano di sostituire il nazionalismo al socialismo. Per il contegno di tali capi, i partiti operai di questi paesi non si sono opposti alla condotta criminale dei governi e hanno invitato la classe operaia a identificare la sua posizione con quella dei governi imperialisti. I capi dell’Internazionale hanno tradito il socialismo votando i crediti di guerra, ripetendo le parole d’ordine scioviniste («patriottiche») della borghesia dei «loro» paesi, giustificando e difendendo la guerra, entrando nei ministeri borghesi dei paesi belligeranti, ecc.» [1]. La Conferenza delle sezioni all’estero del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, tenutasi a Berna dal 7 febbraio al 4 marzo 1915, approvò una risoluzione proposta da Lenin in cui si legge tra l’altro: «Il fallimento della II Internazionale è il fallimento dell’opportunismo socialista, il quale si è sviluppato come prodotto del precedente periodo “pacifico” di sviluppo del movimento operaio. Tale periodo insegnò alla classe operaia quegli importanti mezzi di lotta che sono l’utilizzazione del parlamentarismo e di tutte le possibilità legali, la creazione di organizzazioni di massa politiche ed economiche, di una stampa operaia a larga diffusione, ecc. dall’altro lato questo periodo generò la tendenza alla negazione della lotta di classe, alla predicazione della pace sociale, alla negazione della rivoluzione socialista, alla negazione, per principio, dell’organizzazione illegale, al riconoscimento del patriottismo borghese, ecc. Certi strati della classe operaia (la burocrazia del movimento operaio e l’aristocrazia operaia, alle quali toccò una particella dei profitti derivantidallo sfruttamento delle colonie e dalla posizione privilegiata delle loro “patrie” sul mercato mondiale) e anche gli occasionali compagni di viaggio piccolo-borghesi, membri dei partiti socialisti, rappresentarono l’appoggio sociale principale di queste tendenze e furono i veicoli dell’influenza borghese nel proletariato. La disastrosa influenza dell’opportunismo si è manifestata con particolare evidenza nella politica della maggioranza dei partiti socialdemocratici ufficiali della II Internazionale durante la guerra. L’approvazione dei crediti militari, la partecipazione ai ministeri, la politica della “pace civile”, la rinuncia alle organizzazioni illegali nel momento in cui la legalità era abolita, rivelano il sabotaggio delle risoluzioni più importanti dell’Internazionale e l’aperto tradimento del socialismo. La crisi generata dalla guerra ha svelato l’effettiva natura dell’opportunismo, mostrandolo nella sua funzione di diretto sostenitore della borghesia contro il proletariato. Il P.O.S.D.R. deve appoggiare qualsiasi azione internazionale e rivoluzionaria di massa del proletariato e sforzarsi di riunire tutti gli elementi anti sciovinisti dell’Internazionale».[2] Nel 1915 a Zimmerwald (Svizzera) dal 5 all’8 settembre, ebbe luogo per iniziativa del Partito Socialista Italiano, una conferenza diretta ad organizzare, per la pace, un’azione internazionale fra i partiti e le minoranze di partiti o gruppi isolati, che, dinanzi alla guerra imperialista, non avevano fatto causa comune con le varie borghesie nazionali. Intervennero 30 delegati, rappresentanti di partiti ufficiali (italiano, russo, romeno, bulgaro, polacco, scandinavo) e di minoranze di partiti e gruppi. Il Partito
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