Un Mondo Possibile 58

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unmondopossibileAnno XXXI - n. 59 giugno 2019 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n°…
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unmondopossibileAnno XXXI - n. 59 giugno 2019 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 - DCB RomaRIVISTA TRIMESTRALE DEL VIS - VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO SPECIALE30 ANNI DI CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIADIRITTO DI ESSERE PROTETTO IN TEMPO DI GUERRAGIUGNO 2019 N. 59unmondopossibileEDITORIALEgiugno 2019 n. 59 Rivista trimestrale del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 281/2008 del 7.7.2008Direttore responsabile: Luca Cristaldi Gruppo di redazione: Gianluca Antonelli Riccardo Giannotta Nico Lotta Ilaria Nava Hanno collaborato a questo numero: Anna Carboni Valery Ivanka Dante Elisabetta Dodi Rita Erica Fioravanzo Chiara Iacono Renato Mele Stefano Pasta Maria Cristina Ranuzzi Nello Scavo Massimiliano Schilirò Agostino Sella Michela Vallarino Foto: Dario Fatello Pierluigi Giorgi Claudia Lombardi Vignette: Roberto Bottazzo Foto di copertina: Claudia Lombardi Correzione bozze: Sabina Beatrice Tulli Art direction: Nevio De Zolt UN MONDO POSSIBILE viene inviato a quanti ne fanno richiestaVIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Via Appia Antica, 126 - 00179 Roma Tel. 06.51.629.1 - Fax 06.51.629.299 vis@volint.it - redazione@volint.it www.volint.it CF 97517930018 C. C. Postale 88182001ATTENZIONE LE COORDINATE BANCARIE SONO CAMBIATE Banca Popolare EticaIBAN IT59Z0501803200000015588551Allianz BankIBAN: IT38A0358901600010570752375Mancini Edizioni s.r.l. - RomaVia Tasso, 96 - 00185 Roma Cell. 335.5762727 - 335.7166301 Finito di stampare: Giugno 2019La litania dei dirittiEra il 1981 quando Frangiamento sempre necessaco Battiato, cantando rio, più di qualche brivido la sua celebre Bandiera corre lungo la schiena. Basti bianca, dava questo consiglio: pensare alle minacce di stu“Rimettiamoci la maglia i tempi Nico Lotta, pro a una mamma rom con Presidente bambina in braccio scortata stanno per cambiare”. VIS È un consiglio che sembra dalla polizia per entrare in estremamente attuale in questi ul- casa, alle navi cariche di persone in timi mesi. La sensazione è quella di fuga bloccate per giorni davanti ai una improvvisa accelerazione dell’ag- nostri porti “chiusi”(?), ai sit-in di gressività sul piano politico, sociale, gruppi di estrema destra nelle pecomunicativo, sia a livello internazio- riferie che scatenano l’odio di ponale che nazionale. È come se qual- veri verso altri poveri, agli insulti cuno avesse aperto il vaso di Pandora al Papa perché difende “troppo” dei nostri peggiori istinti, liberando i migranti, all’odio che continua razzismo, intolleranza, violenza ver- a imperversare on-line contro i bale (e non solo verbale), xenofobia, “buonisti”, alle esperienze di intedisprezzo per gli altri, scontro socia- grazione cancellate per decreto in le. E il tutto viene ammantato con nome di una non meglio precisata una veste di normalità, di legittimità, “sicurezza”. Solo per fare qualche e addirittura di “cristianità”, bran- esempio di un elenco purtroppo dendo crocifissi e rosari per affermar- molto più lungo. si come i veri difensori delle nostre Tra tutti gli episodi ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente, radici e dei valori evangelici. A “scrutare i segni dei tempi”, atteg- perché non vede come protagonista un appartenente a un gruppo fascista o un politico che in campagna elettorale si sente autorizzato a dire qualunque cosa, non curante del proprio ruolo istituzionale. In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2019, il Presidente del tribunale amministrativo di Brescia, nel leggere la sua relazione, si è dichiarato: “Fuori da un coro sempre pronto ad affratellare le voci più disparate che vengono ad omogeneizzarsi nel mantra della penosa litania dei diritti fondamentali”, auspicando una stagione di tutele che “possa, finalmente, essere declinata anche in favore dei cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani”.unmondopossibile Tralasciando la categoria di “cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani” che pure meriterebbe una riflessione, mi ha decisamente disorientato l’espressione “penosa litania dei diritti fondamentali”, soprattutto perché pronunciata da un uomo di legge, un giudice, per di più in un’occasione ufficiale. Dopo lo smarrimento iniziale ho continuato a pensare alla parola litania, utilizzata da quel giudice nel senso dispregiativo di lamentela ripetitiva, insistente e noiosa (cfr. vocabolario Treccani), ma che nel suo significato originario si riferisce a una forma liturgica di preghiera, di invocazione. In questo senso credo che il Presidente del Tar di Brescia abbia, suo malgrado, inventato una formula densa di significato parlando di litania dei diritti, recitata da un coro sempre pronto ad affratellare le voci più disparate. Durante il Congresso “Sistema Preventivo e Diritti Umani” del 2009, don Pascual Chávez, Rettor Maggiore dell’epoca, disse nel suo intervento: “Quando il Salesiano spinto dall’amore di Dio si impegna nella promozione dei diritti umani sta celebrando la liturgia dei dirit-ti umani, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente”. E la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sarà il filo conduttore della nostra rivista per quest’anno, afferma all’art. 29: Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: […] sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite […]. In questa dimensione laicamente sacra, continuiamo il nostro viaggio tra i diritti sanciti dalla Convenzione, focalizzandoci sull’art. 22 (diritto a protezione speciale e assistenza per i minori rifugiati) e sull’art. 38 (protezione in caso di guerra). Approfondendo questi fondamentali diritti, accompagnati come sempre da esperti e testimoni, pur nel racconto di realtà di sofferenza e ingiustizia per i bambini e le bambine, troveremo importanti segni di speranza. Sia in Paesi come la Palestina, dove lavoriamo per il supporto psico-sociale a minori e alle loro famiglie in contesti di conflitto, sia in Italia dove gli operatori deiVOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO59-2019centri salesiani per l’accoglienza dei minori non accompagnati e dei giovani migranti non si arrendono e continuano con ancora più forza il loro impegno, provando a riorganizzarsi. In tanti pur esclamando: “Quante squallide figure che attraversano il paese, com’è misera la vita negli abusi di potere!”, nonostante tutto non sventolano Bandiera bianca, ma usano quelle bandiere per farne striscioni, scrivendo il loro dissenso e affermando con forza i loro valori. Tra di loro anche le cinque suore di clausura del monastero delle clarisse «Santa Speranza» di San Benedetto del Tronto, che hanno appeso all’inferriata del loro convento uno striscione con una frase del Vangelo di Matteo: «Lo avete fatto a me». Frase perfetta per la nostra litania dei diritti. ■3unmondopossibile n. 59 - 2019 Editoriale 2. La litania dei diritti Nico Lottain questo numeroSpeciale 30 anni di Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia 5. Percorsi di ascolto e affiancamento Elisabetta Dodi / Stefano Pasta 8. I miei incontri con i figli perduti della guerra e con i loro sorrisi negati Nello Scavo 10. Al fianco dei minori rifugiati a Gambella Renato Mele 12. Il supporto psicologico e psico-sociale in contesti di conflitto Rita Erica Fioravanzo 5Chiara Iacono14. Never Give Up! Agostino Sella 18. Accogliere, proteggere, promuovere, integrare Massimiliano Schilirò 20. Stop Tratta: tempo di bilanci Rossana Campa 18Oggi si parla di… 23. Oltre i muri… altro dai muri… Maria Cristina Ranuzzi Reportage 24. Albania: Made with Italy Anna CarboniVita Associativa 28. Bilancio sociale 2018Dal Direttore 30. Nun me sta bene che no Luca Cristaldi24Dal punto di vista pedagogico, occorre tenere presente che i minori stranieri non accompagnati non sono solo dei migranti più piccoli. Hanno bisogni molto diversi rispetto a un migrante adulto, a tutti i livelli: quello della salute, della protezione, dell’inserimento professionale. A fine gennaio a Genova “Casa Don Bosco” ha aperto le porte ai primi 8 minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una comunità di seconda accoglienza, destinata a giovani dai 14 ai 18 anni, arrivati in Italia senza la famiglia o figure di riferimento.Kelmend è la valle più a nord dell’Albania, definita da Edith Dhuram “The land of the living past”. Qui il VIS sta cercando di combattere la forte emigrazione giovanile con uno sviluppo graduale e sostenibile di turismo montano e familiare, valorizzando prodotti e tipicità del territorio.INFORMATIVA SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI AI SENSI DELL’ART.13 D.LGS. N.196/2003 E DELL’ART. 13 DEL REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL 27 APRILE 2016. Il VIS-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, si impegna a proteggere la privacy dei propri utenti (da qui in avanti “interessati”) nel rispetto del regolamento (UE) 2016/679 in qualità di Titolare del trattamento dei dati personali, nella persona del legale rappresentante Nico Lotta. I dati oggetto del trattamento sono custoditi presso la sede del Titolare del trattamento. I dati personali possono essere trattati sia manualmente che elettronicamente o telematicamente in modo da garantirne la sicurezza e riservatezza, anche da soggetti terzi che svolgono operazioni di trattamento per conto del VIS-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo dopo essere stati designati da quest’ultima in qualità di Titolare del trattamento che definisce anche contrattualmente i limiti di operatività dei responsabili designati, relativamente ai dati che possono trattare. Per l’informativa completa: http://volint.it/vis/cookie-e-privacy-policy Per esercitare i suoi diritti in materia, può indirizzare le Sue richieste al Responsabile del trattamento dati VIS, all’indirizzo email responsabilegdpr@volint.it.4VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPOSPECIALE 30 anni di Convenzione ONU sui diritti dell’infanziaPercorsi di ascolto e affiancamento Per difendere i diritti dei minori non accompagnatiDal punto di vista pedagogico occorre tenere presente che i minori stranieri non accompagnati non sono solo dei migranti più piccoli. Hanno bisogni molto diversi rispetto a un migrante adulto, a tutti i livelli: quello della salute, della protezione, dell’inserimentoprofessionale. Per loro, infatti, non basta l’accesso al diritto ma serve un solido accompagnamento educativo, relazionale. In particolare, notiamo un forte bisogno di ascolto, inteso come accoglienza della propria storia, delle proprie origini, del proprio percorso migratorio.VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPOInfatti, se un lato è vero che tutti i minori non accompagnati hanno gli stessi bisogni, che sono quelli tipici dei giovani adolescenti, dall’altra parte vi sono tra loro molte differenze culturali, sociali ed esperienziali. Basti pensare alla diversità di situazioni tra un ragazzo arriva5Elisabetta Dodi e Stefano Pasta, Centro di ricerca sulle relazioni interculturali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.➔SPECIALE 30 anni di Convenzione ONU sui diritti dell’infanziato dall’Albania, primo Paese per provenienza dei minori stranieri non accompagnati nel 2018 e nel 2019, e un adolescente che è passato dalla Libia, che significa nella maggior parte dei casi avere subito torture. Anche le motivazioni sono spesso diverse. Ad esempio, il fenomeno migratorio dei ragazzi provenienti dal Maghreb o dai Balcani è molto influenzato dalla consapevolezza dell’assenza di canali 6per regolarizzarsi da adulti: arrivare in Italia da minorenni rimane così l’unica possibilità per avere i documenti. “È come un treno che devi decidere se lasciar passare rimanendo a terra prima del diciottesimo compleanno”, raccontava uno di loro. È importante tenere sempre presenti questi due aspetti, da una parte la comunanza dei bisogni e dall’altra la loro diversità. Per quanto riguarda l’attuazione di quanto previsto dalla Convezione sui diritti dell’infanzia, relativamente ai minori stranieri non accompagnati l’Italia con la legge Zampa del 2017 si è dotata di un’ottima legge. Il problema è che ad oggi molti dei diritti lì previsti restano inattuati, sia-mo lontani dalla reale applicazione. Inoltre, c’è un trattamento differenziale a seconda della singola questura o comune, con un forte peggioramento a seguito del clima di questo ultimo anno. Purtroppo, dal 2013 il tema migratorio soffre di un approccio emergenziale, mentre la vera sfida è riuscire ad affrontarlo in modo strutturale. È importante, ad esempio, che quando un minore arriva in Italia vi sia un presidio certo, riconoscibile e accessibile, con professionisti competenti e percorsi stabili nei territori. Diversamente il rischio è che per un ragazzo sia più facile accedere al mondo della criminalità. Non possiamo non citare la legge voluta da Salvini, assurdamente definita “sicurezza”, che ha in-VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPOunmondopossibilevece introdotto una brusca interruzione dei percorsi legali al compimento del diciottesimo anno di età. Questo rap­ presenta una dispersione non solo formativa e sociale, in quanto il minore necessiterebbe di un accompagnamento ulteriore che sia il proseguimento verso la piena autonomia, ma anche uno spreco di risorse economiche perché i risultati ottenuti fino a quel momento rischiano di azzerarsi da un giorno all’altro perché con la maggiore età il ragazzo si trova completamente privo di tutele. Oggi assistiamo a un fatto allarmante, denunciato anche dal Garante nazionale per i diritti dell’infanzia: a diversi ex minori non accompagnati, divenuti maggiorenni, viene bocciata la domanda di asilo e non sono più in grado di regolarizzarsi con il lavoro. È una delle conseguenze della stretta sulla protezione internazionale e dell’abolizione del permesso umanitario introdotta dal Governo Conte. In questo c’è una responsabilità del legislatore ma anche degli operatori. In generale, comunque, ultimamente crediamo si stia violando la Convenzione laddove si respingono imbarcazioni con a bordo minori, per i quali tornare in Libia significa essere condannati ad abusi fisici e psicologici.L’incapacità degli Stati europei nel gestire il fenomeno ha portato moltissimi di loro a far perdere le proprie tracce. In alcuni casi sono migrati verso altri Stati, in altri sono diventati vittime di sfruttamento. Purtroppo anche alcune esperienze positive di relocation, come ad esempio quelle del comune di Milano, hanno dimostrato come nei fatti sia molto difficile realizzarla, per tempi lunghi e ostacoli burocratici, nonostante gli sforzi.VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO59-2019Infine, il clima d’odio xenofobo porta alla rottura di tabù di civiltà, alla normalizzazione di retoriche razziste e alla loro accettazione sociale. Lo mostra e ne spiega le evoluzioni il libro “Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell’odio online” di Stefano Pasta, appena pubblicato da Morcelliana-Scholé. Tutto ciò impatta anche sul futuro dei minori non accompagnati, rendendo più ostile il clima attorno e la sfida del vivere insieme. ■7SPECIALE 30 anni di Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia“I miei incontri con i figli perduti della guerra e con i loro sorrisi negati”Era primavera. Finalmente sbarcavo nei Balcani. Durazzo doveva essere solo una tappa di passaggio verso la guerra nella ex Jugoslavia. Ci andavo da giornalista indipenNello Scavo, giornalista dente, scapestrato e squattrinato. Appena fuodi Avvenire8ri dal porto una gran confusione: urla, clacson impazziti e spari di proiettili traccianti verso il cielo della notte. La guerra era anche lì, in Albania. Ma non era quella che pensavo di raccontare. Quel giorno un paio di dodicenni furono ridotti in poltiglia dalle raffiche dei kalashnikov. A sparare erano stati i sicari della mafia di Valona, storica avversaria dei clan di Durazzo. Un castigo per chi, probabilmente, aveva ficcato il naso fuori dal proprio territorio. Altre volte nella mia Sicilia avevo visto e raccontato di ragazzini vittime e ragazzini assassini. Insomma, è la cronaca che sceglie i giornalisti. Non il contrario. O almeno così è stato per me. Perciò i sentieri appartati dei profughi, le rotte del mare e quelle dei crinali che separano i Pae­si europei hanno finito per essermi familiari. Come i volti dei bambini in fuga. I loro sguardi ti restano addosso, come a sorvegliare su quello che scrivi. Gli ultimi, centinaia, li ho incontrati nei campi profughi di Lesbo. Rincuora vedere i bimbi che ridono. Un sollievo bugiardo, puntualmente spento dallo sguardo duro di chi, in età da scuola materna, di sorridere non ha voglia né ragione. Una risata negata, se viene da un bambino, non ha bisogno di interviste per essere spiegata. In Grecia nel girone dei bimbi migranti le autorità hanno deciso che andavano trattati come VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPOunmondopossibilecanaglie da tenere in cattività. Dicono che è per la loro sicurezza che devono stare reclusi. C’è una grata perfino tra loro e il cielo, casomai si arrampicassero fuggendo tra i tetti arroventati dei container che ai pochi giornalisti ammessi vengono raccontati come “residenze”. In realtà non sono altro che celle di lamiera. Dall’alto sembra d’osservare un allevamento di polli in batteria. Si può entrare, ma non uscire. Nessun essere umano dovrebbe stare lì. Il campo di Moria è una collina che dall’alto discende verso i gironi dei dannati d’ogni guerra: Yemen, Afghanistan, Iraq, Siria, Palestina. Mani affettuose hanno verniciato con colori vividi le scatolette di ferro dentro a cui alloggiano adulti e bambini. Mani ipocrite hanno invece ordinato e pagato milioni di euro a un Paese in crisi perché tenesse al confino i migranti che salpano dalle vicine coste turche e poi si arrampicano sulle scogliere dell’arcipelago. Molto più spesso quei figli perduti della guerra non bisogna andare a cercarli lontano dalle nostre città. A Milano come a Taranto. “Mi chiamo Efrem, vengo dall’Eritrea e l’Italia non è il posto dove voglio stare. Devo raggiungere i miei fratelli più grandi in nord Europa, come ve lo devo dire? Invece sono fermo qui, a Roma, in un centro per minori. Ma io devo partire, non mi posso fermare. Sono scappato dal servizio militare obbligatorio, ho attraversato l’Etiopia e la Libia, tutto per arrivare dalla mia famiglia. Come ve lo devo dire? Devo mentire? Se non riuscite a mandarmi via come minorenne, vi dico che sono maggiorenne. Oppure scappo da qui”. Efren è vivo. Ma quanti altri non ce l’hanno fatta. Di loro non saVOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO59-2019premo mai nulla. Ed è il silenzio il miglior alleato dei trafficanti di carne umana. Il silenzio e l’indifferenza. A Zuara, sulla costa libica che risale verso la Tunisia, avevo visto l’inferno a poche bracciate di mare dalla “Fortezza Europa”. Esseri umani in trappole senza scampo. È qui che Rhoda è morta dopo le prime notti in balia dei capricci degli scafisti. Non aveva neanche quindici anni. Dicono si sia ammazzata mentre tutti dormivano. Di certo è morta mentre molti, qui “a casa nostra”, avevamo altro a cui pensare. ■9SPECIALEArt. 38 Hai il diritto di essere protetto in tempo di guerra.Al fianco dei minori rifugiati a GambellaÈindubbio che in presenza di conflitti, siano essi guerre interstatali o conflitti per ragioni etniche, Renato religiose o sociali, la categoMele, VIS coordinatore ria maggiormente vulnerabile progetti è quella dei bambini e degli Etiopia adolescenti. Un esempio molto recente è quello del Sudan del Sud, dove la guerra civile scoppiata nel 2013 ha comportato un alto numero di vittime e un totale di 2.302.022 rifugiati in fuga dalle violenze1. Nello Stato regionale di Gambella, in Etiopia, la popolazione rifugiata sud sudanese è stimata a 401.594persone, di cui il 66% minori2. Tra questi, circa 35.000 sono bambini non acco
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